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Sentenza

Sentenza n. 5180/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'accertamento del silenzio serbato dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad rispetto al dovere di ricezione e formalizzazione della domanda di visto di ingresso del ricorrente in possesso di nulla osta per lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202512616

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad sull’obbligo di ricevere e formalizzare la domanda di visto d’ingresso per lavoro subordinato

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha agito per l’accertamento del silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia ad Islamabad rispetto al dovere di ricevere e formalizzare la sua domanda di visto d’ingresso per lavoro subordinato, dopo il conseguimento del relativo nulla osta. Nelle more dell’esame della domanda cautelare, il MAECI ha comunicato che la sede diplomatica competente aveva convocato il ricorrente per formalizzare l’istanza di visto. Il ricorso risultava quindi fondato quanto alla pregressa inerzia amministrativa, poiché l’appuntamento è stato ottenuto soltanto dopo la proposizione del ricorso.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l’amministrazione aveva posto in essere l’attività richiesta dal ricorrente, convocandolo per la formalizzazione della domanda di visto. Nonostante la sopravvenuta soddisfazione dell’interesse, il Tribunale ha condannato il MAECI al pagamento delle spese di lite secondo il principio della soccombenza virtuale, poiché l’adempimento è intervenuto solo dopo la proposizione del ricorso. Le spese sono state liquidate in € 500, oltre agli accessori di legge e al rimborso del contributo unificato, ove versato.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    eventuale definizione del giudizio in caso di sopravvenuta cessazione della materia del contendere

    La sopravvenuta convocazione del ricorrente per la formalizzazione della domanda di visto ha determinato la cessazione della materia del contendere.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    eventuale tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità

    La norma è richiamata quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    eventuale tutela dei diritti o della dignità della parte interessata

    Le disposizioni sono richiamate, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Quando, dopo la proposizione di un ricorso avverso il silenzio, l’amministrazione adotta il comportamento o compie l’attività richiesta dal ricorrente, il giudizio può essere definito con dichiarazione di cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
  • La sopravvenuta soddisfazione dell’interesse del ricorrente non esclude la condanna dell’amministrazione alle spese quando l’adempimento intervenga soltanto dopo la proposizione del ricorso; in tal caso le spese possono essere regolate secondo il principio della soccombenza virtuale.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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