Sentenza n. 141/2026 - Parma, Sezione 1
per l’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 424/2024 in data 16 maggio 2024 del Tribunale di Parma - Sezione Lavoro.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione da parte del Ministero del giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale ordinario che riconosceva il diritto alla carta docente
Esito
Favorevole al ricorrente (dipendente scolastico)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza ai sensi degli artt. 112 e seguenti c.p.a. per ottenere l’esecuzione della sentenza del Tribunale di Parma - Sezione Lavoro, passata in giudicato, con la quale era stato accertato il diritto alla carta docente per gli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, per l’importo di 500 euro annui, ed era stato condannato il Ministero a mettere a disposizione la carta docente o altro strumento equipollente. Il ricorrente ha dedotto l’inottemperanza dell’Amministrazione nonostante la notificazione della sentenza e il suo passaggio in giudicato, comprovato dalla certificazione della Cancelleria del Tribunale. Il Ministero e gli uffici scolastici intimati non si sono costituiti né hanno contestato l’omesso adempimento. Il TAR ha inoltre rilevato il decorso del termine di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996, decorrente dalla notificazione della sentenza all’Amministrazione in data 3 settembre 2024.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e ha dichiarato l’obbligo del Ministero dell’Istruzione e del Merito di dare esecuzione al giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale di Parma, provvedendo agli adempimenti ivi imposti entro 90 giorni dalla notificazione della sentenza di ottemperanza. Per l’eventuale ulteriore inottemperanza, il TAR ha nominato sin d’ora quale Commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, ovvero un dirigente o funzionario delegato, stabilendo che questi provveda entro i successivi 60 giorni dalla comunicazione del ricorrente. Non è stato previsto alcun compenso per il Commissario, in quanto dipendente della stessa Amministrazione debitrice. Il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 1.000 euro oltre accessori di legge.
Norme richiamate
artt. 112 e seguenti c.p.a.
Consentono di agire in ottemperanza per ottenere l’esecuzione del giudicato e dei provvedimenti giurisdizionali rimasti ineseguiti.
art. 114 c.p.a.
Disciplina il giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo, utilizzato per ordinare all’Amministrazione l’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del giudice ordinario.
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996, convertito in l. n. 30/1997
Prevede un termine di 120 giorni per l’esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali da parte delle Amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici; il TAR ne ha rilevato l’avvenuta scadenza.
Massime di principio
- Il giudizio di ottemperanza è esperibile per ottenere l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario quando l’Amministrazione, pur destinataria di un obbligo di facere, non vi abbia adempiuto.
- La notificazione del provvedimento giurisdizionale e il decorso del termine di 120 giorni previsto per l’adempimento da parte delle Amministrazioni dello Stato consentono di configurare l’inottemperanza e di attivare il rimedio ex artt. 112 e seguenti c.p.a.
- In presenza di un giudicato ineseguito, il giudice dell’ottemperanza può ordinare all’Amministrazione di compiere gli adempimenti dovuti entro un termine determinato e nominare sin d’ora un Commissario ad acta per l’ipotesi di ulteriore inerzia.
- Quando il Commissario ad acta è individuato in un dipendente pubblico già inserito nella struttura dell’Amministrazione obbligata, non deve essere liquidato alcun compenso per l’attività commissariale.
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