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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36721/2022 del 28/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che li aveva confermati colpevoli di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e di ricorso abusivo al credito (rispetto al fallimento di TECE/T.E.C.E. & CAPITAL EXPRESS S.r.l.), deducendo: 1) insufficiente e illogica motivazione nella qualificazione come amministratori di fatto (mancata prova di esercizio di poteri gestori o di singoli atti distrattivi); 2) omissione di valutazione della memoria difensiva ex art. 121 c.p.p.; 3) errata determinazione della pena, chiedendo riduzioni in relazione all'estinzione per prescrizione di uno dei capi (capo 3) e al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche; 4) per Mascetti, mancata dimostrazione del dolo specifico essendo una testa di legno; 5) per Longobardi, possibile lettura alternativa delle intercettazioni e qualificazione come mero consulente finanziario.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi, ritenendo infondate le censure. Ha confermato che sia il primo giudice sia la corte d'appello, in una configurazione di "doppia conforme", avevano adeguatamente motivato la qualificazione dei ricorrenti come amministratori di fatto o comunque come partecipanti al disegno criminoso, fondandosi su elementi probatori (email, conversazioni intercettate, pagamenti, documentazione del curatore). Ha inoltre ritenuto non viziata l'omessa valutazione specifica della memoria difensiva, perché le decisioni di merito costituiscono un unico corpo motivazionale che già respinge le ragioni difensive; ha dichiarato non sindacabile in sede di legittimità la dosimetria della pena e il diniego delle attenuanti generiche, valutati come questioni di merito fondate sulla gravità delle condotte e sui precedenti. Quanto agli effetti della prescrizione del capo 3), la corte territoriale ha rideterminato la pena in senso favorevole e Cassazione ha ritenuto corretta la ricostruzione giuridica adottata dai giudici di merito. Conseguenza pratica: conferma, nei termini disposti in appello, delle condanne e delle statuizioni civili accessorie.

Norme richiamate

  • art. 2639 c.c. (amministratore di fatto)

    La qualifica di amministratore di fatto si determina in base all'esercizio continuativo e significativo di poteri gestori; chi assume tale posizione è gravato dei doveri dell'amministratore di diritto e può rispondere penalmente per le condotte attribuibili a quella posizione

  • art. 40, co. 2 c.p.

    Applicato per ritenere che l'inerzia colpevole dell'amministratore di fatto rispetto alle condotte dell'amministratore di diritto può integrare responsabilità penale

  • artt. 218-225 L. fall. (norme sui reati fallimentari, bancarotta)

    Le norme che puniscono le diverse forme di bancarotta (patrimoniale, documentale) sono state applicate avendo regardo alle funzioni concrete esercitate e alla finalità antisociale di occultamento o distrazione

  • art. 219, co. 2, n. 1 L. fall. (continuazione fallimentare)

    La contestazione della continuazione fallimentare costituisce una particolare disciplina della continuazione per i reati fallimentari e richiede bilanciamento con eventuali attenuanti; la sua applicazione incide sulla determinazione della pena

  • art. 121 c.p.p. (memoria difensiva)

    L'omessa considerazione formale di una memoria non determina automaticamente nullità; è valutabile se le questioni sollevate siano comunque trattate nel corpo motivazionale complessivo delle decisioni di merito

  • art. 133 c.p. (criteri di determinazione della pena)

    I giudici di merito hanno applicato i criteri di gravità e precedenti per il diniego delle attenuanti generiche, scelta valutata come questione di merito non sindacabile in Cassazione salvo vizi di diritto

  • art. 62-bis c.p. (attenuanti generiche)

    Il diniego delle attenuanti generiche è giustificabile sulla base della gravità della condotta e dei precedenti, secondo consolidata giurisprudenza

  • art. 81 c.p. (continuazione ordinaria)

    La disciplina della continuazione nei reati fallimentari (art. 219 L. fall.) è derogatoria rispetto alla continuazione ordinaria dell'art. 81 c.p., con effetti sulla determinazione delle aggravanti e della pena

Massime di principio

  • La qualifica di "amministratore di fatto" si valuta sulla base di elementi sintomatici concreti (email, intercettazioni, pagamenti, ruoli nei rapporti esterni) e non sulla mera qualifica formale: esercizio continuativo e significativo di poteri gestori è decisivo.
  • In tema di bancarotta, la responsabilità per distrazione richiede prova della partecipazione alla gestione e della consapevolezza del disegno di spoliazione; per i reati documentali, anche il 'testa di legno' può rispondere per omissione nella tenuta delle scritture.
  • Il consulente o il professionista che consiglia o agevola, con consapevolezza, misure idonee a sottrarre beni ai creditori può integrare responsabilità penale come "extraneus".
  • L'omessa menzione specifica di una memoria difensiva non è automaticamente viziata: conta se le ragioni difensive sono comunque affrontate nel corpo motivazionale complessivo; in ogni caso, le censure di fatto sono in larga parte insindacabili in Cassazione.
  • Le questioni di dosimetria della pena e il riconoscimento delle attenuanti sono, di regola, valutazioni di merito non esaminate in Cassazione salvo vizi di diritto o illogicità manifesta della motivazione.
  • La prescrizione di un capo può incidere sulla misura della pena, ma non determina automaticamente ulteriori riduzioni se la corte di merito ha già operato la rideterminazione secondo i principi applicabili (es. disciplina della continuazione fallimentare).

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