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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37894/2022 del 06/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Catania contestando la violazione del divieto di reformatio in pejus. Lamenteva che, pur essendo stato escluso in appello l'aggravante prevista dall'art. 61 n. 5 c.p., la corte territoriale abbia tuttavia confermato la stessa misura della pena irrogata in primo grado, nonostante il gravame fosse stato proposto solo dall'imputato e senza appello del Pubblico Ministero.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha richiamato il consolidato orientamento secondo cui non viola il divieto di reformatio in pejus il giudice d'appello che, appellato dal solo imputato, escluda un'aggravante ma proceda a un nuovo giudizio di comparazione tra le restanti circostanze aggravanti e le attenuanti; in tale sede il giudice di secondo grado può confermare la precedente valutazione del bilanciamento se adeguatamente motivata. Nel caso concreto la corte territoriale ha escluso l'aggravante dell'art. 61 n. 5 c.p., ma ha rinnovato il confronto tra le circostanze e ha ritenuto congrua la conferma della pena in ragione della pregnanza delle residue aggravanti (in particolare la violenza sulle cose e il rilevante danno derivante dal danneggiamento). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Decisione del 14 settembre 2022.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 5 c.p.

    L'aggravante contestata è stata ritenuta non sussistente dalla corte territoriale; tuttavia la sua esclusione non ha automaticamente imposto una riduzione della pena perché il giudice d'appello ha rinnovato il bilanciamento tra le residui aggravanti e le attenuanti e ha motivato la conferma della misura sanzionatoria.

  • divieto di reformatio in pejus (principio giurisprudenziale)

    Secondo la Cassazione, il principio non è violato quando il giudice d'appello, a seguito dell'appello del solo imputato, riconsideri il confronto tra circostanze aggravanti e attenuanti e, con adeguata motivazione, confermi la misura della pena precedentemente inflitta.

Massime di principio

  • L'esclusione in appello di una specifica aggravante non determina automaticamente la riduzione della pena se il giudice di secondo grado effettua un nuovo bilanciamento tra le circostanze e motiva la conferma della misura sanzionatoria.
  • Il divieto di reformatio in pejus non impedisce al giudice d'appello di modificare la valutazione complessiva delle circostanze (anche in senso non favorevole) purché tale riesame si sostanzi in un effettivo e motivato processo di comparazione tra aggravanti e attenuanti.
  • Per contestare con successo la violazione del divieto di reformatio in pejus, il ricorrente deve dimostrare l'assenza di un reale rinnovato giudizio di comparazione o l'insufficienza della motivazione del giudice di appello.
  • Chi impugna dovrebbe, quando possibile, indicare in modo specifico come la rinnovata comparazione sia stata svolta in modo errato o come la motivazione sia manifestamente inadeguata; in assenza di tale dimostrazione la conferma della pena è difficilmente annullabile.
  • La corte può confermare la pena nonostante l'assenza di appello da parte del Pubblico Ministero se le residue aggravanti, adeguatamente valutate, giustificano la medesima misura sanzionatoria.

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