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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28653/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per Cassazione avverso la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per peculato (art. 314 c.p.) per appropriazione delle somme incassate in qualità di gestore di fatto di una ricevitoria del lotto. Il difensore ha censurato: 1) la qualificazione come "incaricato di pubblico servizio" e la mancanza degli elementi oggettivo e soggettivo del peculato (deducendo, in subordine, una derubricazione in appropriazione indebita o tentativo); 2) il diniego dell'applicazione dell'attenuante di cui all'art. 323-bis c.p. e criticità relative alla confisca (presunto bis in idem rispetto al recupero in sede contabile e possibile indebito arricchimento dell'Amministrazione); 3) il rigetto della richiesta di sostituzione della pena detentiva con lavoro di pubblica utilità; 4) l'omessa pronuncia sulla richiesta di messa alla prova.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi, confermando la qualificazione del gestore della ricevitoria come "incaricato di pubblico servizio" per la natura concessoria e pubblicistica della disciplina del lotto e ritenendo provata l'interversione del titolo del possesso (esercizio di fatto della gestione, versamenti omessi nonostante inviti, sospensione e revoca della concessione). È stata altresì ritenuta inammissibile l'attenuante speciale per la rilevante entità della somma (circa 80.000 euro). La confisca del profitto del reato è stata ritenuta dovuta e calibrata sulla quantificazione fatta dalla Corte dei conti (euro 81.370,14), mentre la richiesta di messa alla prova è stata respinta come inammissibile per il limite massimo di pena. Tuttavia la Corte di Cassazione ha accolto il motivo relativo al rigetto dell'istanza di sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità: ha ritenuto che l'istanza fosse tempestivamente presentata (entro il termine previsto alla luce delle modifiche normative e della disposizione transitoria) e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla mancata valutazione di tale richiesta, rinviando per un nuovo giudizio solo su quel punto.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di peculato, applicata alla condotta di appropriazione delle somme incassate da chi gestisce una ricevitoria del lotto.

  • art. 357 cod. pen.

    Definizione di pubblico ufficiale richiamata per distinguere la nozione da quella di incaricato di pubblico servizio.

  • art. 358 cod. pen.

    agli effetti della legge penale" è pubblico servizio "un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest'ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine

    La Corte ha applicato la nozione oggettivo-funzionale: l'attività regolata da norme di diritto pubblico integra l'incarico di pubblico servizio anche quando manca il potere tipico della pubblica funzione.

  • legge 2 agosto 1982 n. 528

    Norma che riserva il gioco del lotto allo Stato e prevede l'affidamento alla competente amministrazione, base della natura pubblicistica della disciplina delle ricevitorie.

  • d.P.R. 7 agosto 1990 n. 303

    "il servizio del lotto è amministrato dal Ministero delle finanze per mezzo dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ovvero è affidato in concessione..."

    Regolamento che dettaglia la disciplina delle concessioni e dei punti di raccolta; dimostra che la gestione della ricevitoria è soggetta a regime pubblicistico.

  • d.lgs. 30 luglio 1999 n. 300

    Attribuisce funzioni all'Agenzia delle dogane e dei monopoli, confermando l'assetto pubblicistico della materia.

  • d.M. 12 dicembre 2003

    Regola in modo organico il rilascio delle concessioni alle ricevitorie del lotto e il rapporto con i concessionari, ulteriore elemento di pubblicisticità.

  • art. 323-bis cod. pen.

    Prevede l'attenuante della particolare tenuità del fatto; la Corte ha ritenuto inapplicabile l'attenuante per l'entità significativa del profitto (circa 80.000 euro).

  • art. 322-ter cod. pen.

    Richiamato dalla Corte in relazione all'obbligatorietà della confisca del profitto del reato; la confisca è stata disposta nei limiti quantificati dalla Corte dei conti.

  • art. 323-ter cod. pen.

    Citato nel testo in relazione alla disciplina della confisca del profitto; la Corte ha ritenuto applicabile la misura come strumento recuperatorio del profitto illecito.

  • sentenza Sezioni Unite n. 13783 del 26/09/2024 (Massini)

    Principio richiamato sul valore della confisca per equivalente: la confisca può avere funzione recuperatoria quando mira a recuperare il profitto del reato.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150, art. 95

    Disposizione transitoria che estende le nuove pene sostitutive (lavoro di pubblica utilità) ai processi in corso; base per ritenere applicabile la nuova disciplina al caso concreto.

  • art. 598-bis cod. proc. pen.

    Disposizione che, come modificata dal d.lgs. 19 marzo 2024 n. 31, disciplina i termini per presentare in appello l'istanza di sostituzione della pena con lavoro di pubblica utilità: se l'udienza è partecipata l'istanza può essere proposta fino alla data dell'udienza, altrimenti entro 15 giorni prima.

  • d.lgs. 19 marzo 2024 n. 31

    Modifica procedure processuali (tra cui art. 598-bis) e determina i termini applicabili al caso, usata dalla Corte per ritenere tempestiva l'istanza di lavoro di pubblica utilità.

  • art. 168-bis cod. pen.

    Limite massimo di pena per l'accesso alla messa alla prova; la Corte ha ritenuto la messa alla prova inapplicabile perché il delitto di peculato è punito con pena massima superiore a quella prevista dall'art. 168-bis.

Massime di principio

  • La qualifica di "incaricato di pubblico servizio" si determina in base alla regolamentazione pubblicistica dell'attività: chi gestisce una concessione soggetta a disciplina pubblicistica può essere considerato incaricato di pubblico servizio, anche se non è titolare formale della concessione.
  • Nel reato di peculato il possesso qualificato può derivare dall'esercizio di fatto delle funzioni (possesso materiale e disponibilità delle somme), non è necessario che il possessore abbia la titolarità formale quando l'agente abbia la effettiva disponibilità del denaro.
  • Il mancato versamento di somme dovute dopo ripetuti inviti e provvedimenti amministrativi (sospensione/revoca) è elemento probatorio forte dell'interversione del titolo e dell'elemento soggettivo del peculato.
  • L'attenuante della particolare tenuità del fatto (art. 323-bis) richiede una valutazione complessiva della vicenda, ma l'entità del danno è un criterio rilevante che, se consistente, può da sola escluderla.
  • La confisca del profitto del reato può essere disposta anche quando esistano procedimenti amministrativi/contabili di recupero, salvo prova che la somma sia stata effettivamente soddisfatta: la mera pendenza di azioni di recupero non impedisce la confisca penale.
  • Le istanze di sostituzione della pena detentiva con lavoro di pubblica utilità in appello devono osservare i termini previsti dall'art. 598-bis: se l'udienza è partecipata l'istanza è proponibile fino alla data dell'udienza, altrimenti entro 15 giorni prima. Le disposizioni transitorie possono rendere applicabile la nuova disciplina ai processi in corso.
  • La messa alla prova è inammissibile se la pena prevista per il reato supera il tetto massimo previsto dall'art. 168-bis.

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