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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15875/2025 del 24/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di assoluzione per particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis cod. pen., relativa alla percezione indebita del reddito di cittadinanza per 19 mensilità (complessivi 9.418,58 euro). Il Procuratore generale deduceva: 1) motivazione manifestamente illogica rispetto alla rilevanza della somma percepita; 2) mancata valutazione dello sbarramento previsto dal comma 4 dell'art. 131-bis (non abitualità della condotta), alla luce dei precedenti penali dell'imputato, alcuni della stessa indole

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato la motivazione della Corte di appello perché apodittica nel ritenere la somma non rilevante e per non aver valutato la non abitualità del comportamento alla luce dei precedenti penali. Ha richiamato i criteri per l'applicazione dell'art. 131-bis (duplice requisito: particolare tenuità dell'offesa e non abitualità del comportamento, con riferimenti ai criteri dell'art. 133 cod. pen. e alla nozione di 'reati della stessa indole' ex art. 101 cod. pen. e giurisprudenza delle Sezioni Unite). Ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Catanzaro per un nuovo giudizio

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. n. 4 del 2019

    Norma cui si riferisce il reato oggetto del giudizio (illecito relativo al reddito di cittadinanza); citata per identificare la fattispecie contestata all'imputato

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa speciale di non punibilità per particolare tenuità dell'offesa: applicabile solo se congiuntamente ricorrono la particolare tenuità (valutata con i criteri dell'art. 133) e la non abitualità del comportamento; il comma 4 esclude l'applicabilità in presenza di delinquenza abituale/professionale/per tendenza o di più reati della stessa indole

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per valutare la gravità del fatto e la personalità del reo; utilizzato come parametro per accertare l'esiguità del danno o del pericolo e la modalità della condotta ai fini della particolare tenuità

  • art. 101 cod. pen.

    Definizione di 'reati della stessa indole': comprende sia la corrispondenza formale (stessa disposizione violata) sia la corrispondenza sostanziale (natura dei fatti o motivi determinanti). Utilizzato per stabilire se i precedenti costituiscono pluralità di reati della stessa indole che impediscono l'applicazione dell'art. 131-bis

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme di legge procedurale richiamate nella doglianza del ricorrente (vizi di motivazione in fatto e in diritto della sentenza impugnata); la Cassazione le ha ritenute fondate nelle censure sul difetto di logica e sull'omessa valutazione dei precedenti

  • sent. Sezioni Unite n. 13681 del 25/02/2016 (Tushaj)

    Interpretazione giurisprudenziale richiamata sulla nozione di 'più reati della stessa indole': la pluralità di illeciti della stessa indole (almeno due, diversi da quello oggetto del procedimento) integra l'abitualità che impedisce l'applicazione dell'art. 131-bis; la nozione si riferisce sia a corrispondenze formali sia sostanziali (natura dei fatti o motivazioni)

Massime di principio

  • L'art. 131-bis cod. pen. richiede due condizioni congiunte: particolare tenuità dell'offesa (valutata con i criteri dell'art. 133 cod. pen.) e non abitualità del comportamento; l'assenza anche di uno solo dei requisiti esclude la causa di non punibilità
  • Nella valutazione della particolare tenuità il giudice deve motivare specificamente sulla modalità della condotta e sull'esiguità del danno o del pericolo: somme ingenti o percezioni plurime e ripetute (es. 19 mensilità per 9.418,58 euro) possono escludere l'esiguità
  • La non abitualità si verifica anche mediante l'accertamento di pluralità di reati della stessa indole secondo art. 101 cod. pen.: vanno considerati sia i parametri formali (stessa fattispecie) sia quelli sostanziali (natura dei fatti o motivazioni patrimoniali/strumentali comuni)
  • Precedenti penali definitivi per reati patrimoniali o con motivazione analoga al reato in esame possono impedire l'applicazione dell'art. 131-bis; il giudice di merito deve esaminare e motivare espressamente tale profilo
  • La Corte di appello è tenuta a una motivazione non apodittica quando concede la non punibilità: deve esplicitare perché la condotta e il danno siano da ritenersi esigui e perché il comportamento non sia abituale
  • In caso di diniego di riferimenti ai precedenti o di argomentazioni manifestamente illogiche sulla rilevanza del danno, il Procuratore generale può ricorrere per cassazione e ottenere l'annullamento con rinvio
  • Per difendersi efficacemente o per proporre istanze di non punibilità è importante allegare e discutere il contenuto del casellario giudiziale e fornire elementi che escludano la sussistenza dell'abitualità (ad es. assenza di reati della stessa indole, contesto e finalità diverse, occasionalità della condotta)

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