Sentenza n. 3780/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del T.R.G.A. n. 00206/2023, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TRGA Trento che aveva respinto il ricorso contro gli atti di adozione e approvazione della variante generale al PRG, nella parte relativa alla conferma della zonizzazione B1 di zona edificata satura sui terreni di proprietà della società fallita
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La Curatela fallimentare ha impugnato la sentenza di primo grado, chiedendone la riforma e ribadendo l'illegittimità degli atti di pianificazione che avevano confermato la classificazione B1 di zona edificata satura per due particelle complessivamente estese circa 4.515 mq, completamente inedificate. In primo grado erano stati dedotti eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, illogicità manifesta, carenza e perplessità della motivazione, nonché contraddittorietà rispetto agli obiettivi della variante generale. La Curatela sosteneva che una disciplina urbanistica ammettente esclusivamente il recupero del patrimonio edilizio esistente fosse logicamente incompatibile con terreni privi di costruzioni e che il Comune, pur riconoscendo nelle controdeduzioni che la richiesta di attribuire una minima capacità edificatoria poteva essere coerente con gli obiettivi del piano, avesse irragionevolmente rinviato ogni valutazione a un eventuale accordo urbanistico, motivando il rigetto con problematiche di accessibilità, viabilità e assenza di marciapiede. In appello ha censurato il travisamento degli obiettivi della variante, individuati dal TAR nello stop al consumo di suolo, l'erronea applicazione dei limiti al sindacato sulle scelte pianificatorie, il travisamento del contenuto dell'osservazione e la contraddittorietà tra la riconosciuta coerenza della richiesta con gli obiettivi del piano e il suo mancato accoglimento.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza di primo grado. Ha rilevato che la variante generale riguardava il territorio comunale nel suo complesso e perseguiva obiettivi generali quali la salvaguardia del suolo, lo stop al consumo di territorio, lo stralcio o ridimensionamento delle previsioni inattuate, il recupero del patrimonio edilizio esistente e la rigenerazione urbana. Per una variante generale non è necessaria una motivazione puntuale riferita a ogni singola area, salvo che siano coinvolte specifiche posizioni consolidate o legittime aspettative; nel caso concreto tali posizioni non sussistevano, poiché la destinazione B1 era invariata dal 1989 ed era stata confermata dalla nuova pianificazione. La scelta pianificatoria è stata quindi ritenuta sorretta da motivazione coerente con gli obiettivi generali della variante e sindacabile soltanto per manifesta illogicità, travisamento dei fatti o contraddittorietà. Tali vizi non sono stati ravvisati. Il Comune aveva svolto un'istruttoria sulle condizioni di accessibilità, sulla viabilità e sul carico urbanistico della zona, ritenendo non sufficientemente istruita e condivisa la proposta di attribuzione di capacità edificatoria. Il rigetto dell'osservazione non è stato considerato contraddittorio rispetto alla formula secondo cui la richiesta poteva essere coerente con gli obiettivi del piano, poiché tale valutazione non equivaleva all'accoglimento della proposta né escludeva la necessità di ulteriori approfondimenti. Il Collegio ha inoltre affermato che la zonizzazione riguarda la zona urbanistica nel suo complesso e non le singole particelle atomisticamente considerate: pertanto, anche particelle inedificate possono essere comprese in una zona qualificata come edificata satura, se la scelta è giustificata dalle caratteristiche urbanistiche complessive, dalla viabilità e dal carico insediativo. La Curatela è stata condannata alle spese del giudizio di appello, liquidate in euro 3.000 oltre accessori e spese generali.
Norme richiamate
artt. 37-39 l.p. n. 15/2015
presentazione delle osservazioni nell'ambito del procedimento di adozione della variante urbanistica
Le disposizioni sono richiamate per individuare il procedimento di formazione della variante e il termine per la presentazione delle osservazioni.
art. 37 n.t.a. del PRG di Trento
interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente
La disciplina della zona edificata satura è utilizzata per descrivere il regime urbanistico delle particelle, ma la sua applicazione a particelle inedificate non è ritenuta di per sé illogica, poiché la zonizzazione riguarda la zona nel suo complesso.
art. 77 l.p. n. 15/2015
interventi sul patrimonio edilizio esistente
È richiamato nella descrizione della disciplina degli interventi ammessi nelle zone edificate sature, compresi gli interventi di demolizione e ricostruzione.
art. 25, comma 1, l.p. n. 15/2015
È richiamato in relazione alla possibilità, prospettata dall'amministrazione, di subordinare una eventuale ridefinizione della destinazione dell'area alla presentazione di una proposta di accordo urbanistico.
Massime di principio
- Nelle varianti generali agli strumenti urbanistici, l'obbligo di motivazione si assolve normalmente mediante il riferimento ai criteri generali, agli obiettivi e alle strategie del piano, senza necessità di una motivazione analitica per ogni singola area; una motivazione più puntuale è richiesta quando la variante incide su specifiche aree o su posizioni consolidate e legittime aspettative dei privati.
- Le scelte di pianificazione urbanistica sono espressione di ampia discrezionalità amministrativa e sono sindacabili dal giudice amministrativo soltanto in presenza di manifesta illogicità, travisamento dei fatti o contraddittorietà tali da rendere la scelta incoerente con gli obiettivi e le strategie del piano.
- La zonizzazione urbanistica riguarda la zona funzionale considerata nel suo complesso e non necessariamente le singole particelle che la compongono; di conseguenza, particelle inedificate possono essere comprese in una zona qualificata come edificata satura quando la scelta sia coerente con la situazione urbanistica complessiva, con il grado di urbanizzazione, con la viabilità e con il carico urbanistico sostenibile.
- La valutazione dell'opportunità di attribuire capacità edificatoria a particelle inedificate inserite in un contesto già urbanizzato rientra nella discrezionalità pianificatoria dell'amministrazione, che può considerare l'idoneità delle opere pubbliche esistenti, la viabilità, le esigenze di parcheggio e il maggiore carico urbanistico derivante dall'edificazione.
- La circostanza che un'amministrazione ritenga una proposta urbanistica potenzialmente coerente con gli obiettivi del piano non comporta l'obbligo di accoglierla, quando l'istruttoria evidenzi la necessità di ulteriori verifiche sulla sua concreta sostenibilità urbanistica e viabilistica.
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