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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29352/2024 del 19/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che ha confermato la condanna per reati relativi alla gestione/traffico illecito di rifiuti (art. 256, comma 1, lett. a e art. 259 d.lgs. 152/2006). I motivi di cassazione sono: (1) violazione delle norme sulla competenza per territorio, sostenendo che il reato si sarebbe consumato fuori dal circondario genovese; (2) vizio e insufficienza di motivazione rispetto alla prova della colpevolezza e dedotta applicabilità dell'esenzione prevista per il commercio ambulante (art. 266, comma 5 TUA); (3) mancanza di motivazione sulla negazione di misure alternative alla detenzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi prevalentemente ripetizione non specifica di argomentazioni già respinte in appello e, ove esaminati nel merito, manifestamente infondati: la competenza territoriale è stata correttamente desunta in relazione a parti dell'azione commesse nel circondario genovese; la deduzione dell'esenzione per commercio ambulante è generica e priva di prova del possesso del titolo abilitativo e della non pericolosità dei rifiuti; la decisione di negare pene sostitutive è congruamente motivata con riferimento alla gravità del fatto e ai criteri dell'art. 133 c.p. Conseguentemente il ricorso è respinto, il ricorrente è condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • articolo 256, comma 1, lettera a) e articolo 259 d.lgs. 152/2006

    articolo 256, comma 1, lettera a), e 259, d. Igs. 152/2006

    Norme penali richiamate per la condanna riguardante gestione/traffico illecito di rifiuti; la Corte ha confermato che la fattispecie è integrata dai fatti accertati.

  • artt. 8 e 9 cod. proc. pen.

    artt. 8 e 9, comma primo, cod. proc. pen.

    Usati per valutare la competenza per territorio: se non è individuabile il luogo del reato connesso più grave, si applicano i criteri graduati di competenza (ultimo luogo in cui è avvenuta parte dell'azione, ecc.).

  • art. 9, comma 1 c.p.p.

    Richiamato dalla Corte d'appello per radicare la competenza nel giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione.

  • artt. 581 e 591 c.p.p.

    Richiamati in relazione ai requisiti di specificità e alla funzione della critica argomentata nelle impugnazioni; motivi generici o mera ripetizione d'appello sono inammissibili.

  • art. 266, comma 5 d.lgs. 152/2006 (Testo unico ambientale)

    articolo 266, comma 5, del testo unico ambientale

    Prevede un'esenzione per la raccolta/trasporto in forma ambulante; la Corte precisa che l'esenzione opera solo se sussiste titolo abilitativo per commercio ambulante, i rifiuti sono oggetto del commercio e non pericolosi.

  • d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114

    D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114

    Riferimento per il requisito del titolo abilitativo all'esercizio dell'attività commerciale in forma ambulante necessario per l'esenzione di cui all'art. 266, comma 5.

  • d.lgs. 150/2022

    Richiamato come innovazione normativa che ha cambiato la disciplina delle sanzioni sostitutive, ampliando la possibilità di sostituzione ma lasciando il giudice con il potere discrezionale guidato dai criteri dell'art. 133 c.p.

  • art. 58 legge 24 novembre 1981, n. 689

    art. 58 della legge n. 689 del 1981

    Disciplina il potere discrezionale del giudice nell'applicazione delle pene sostitutive; richiede motivazione congrua rispetto ai criteri di cui all'art. 133 c.p.

  • art. 133 c.p.

    Criteri per la determinazione della pena che il giudice deve considerare anche quando valuta l'adeguatezza di pene sostitutive.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere delle spese a carico del ricorrente in caso di inammissibilità; applicata per condannare il ricorrente alle spese e ad un versamento alla Cassa delle ammende.

  • sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    sentenza 13 giugno 2000, n. 186, Corte costituzionale

    Richiamata sul rilievo volto ad escludere la colpa nella proposizione del ricorso: qui la Corte ha ritenuto che non sussistano elementi per ritenere colpevole la parte nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • Motivi di cassazione devono essere specifici e fornire una critica argomentata e puntuale alla motivazione del giudice di merito: la mera ripetizione di censure già respinte rende il ricorso inammissibile.
  • La competenza territoriale per reati connessi si determina con i criteri graduati degli artt. 8-9 c.p.p.; la presenza di azioni parziali nel circondario può radicare la competenza anche se la condotta era iniziata altrove.
  • L'esenzione per raccolta/trasporto ambulante prevista dall'art. 266, comma 5 TUA richiede prova del titolo abilitativo per il commercio ambulante, della natura non pericolosa dei rifiuti e che i rifiuti siano oggetto del commercio: affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • La valutazione sulla concessione di pene sostitutive è discrezionale ma deve essere motivata con riferimento ai criteri dell'art. 133 c.p.; motivazione congrua e non contraddittoria non è sindacabile in cassazione.
  • I giudizi di fatto e le valutazioni probatorie della corte d'appello, purché adeguatamente motivate, sono difficilmente rivedibili in sede di legittimità.
  • In caso di ricorso inammissibile è possibile l'addebito delle spese e il pagamento di somme alla Cassa delle ammende salvo prova di colpa esimente nella proposizione del ricorso.

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