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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05748/2026 del 12/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di conferma della Corte d'Appello di Catania che lo aveva riconosciuto colpevole di concorso nel reato di danneggiamento seguito da incendio, aggravato dalla finalità mafiosa, e condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione (con recidiva). I motivi di ricorso denunciavano: (i) illogicità della motivazione e mancato rispetto del thema devoluto dalla sentenza rescindente, in particolare relativamente alla presunta necessità di un preventivo assenso dei dirigenti di entrambe le consorterie (Cappello e Giuliano) per compiere operazioni extra-districtum; (ii) erronea valutazione della intercettazione n.678 del 7/10/2015, che non proverebbe un esplicito avallo del Salvo all'attentato, e l'assenza di altri elementi probatori che dimostrassero il suo potere di iniziativa o di assenso per fatti commessi fuori da Catania.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi: il giudice del rinvio ha rispettato il thema devoluto e, adeguatamente motivando, ha potuto utilizzare argomentazioni diverse da quelle censurate purché rispondessero ai punti indicati nella sentenza rescindente; ha inoltre svolto compiuta analisi delle intercettazioni e delle relazioni tra i due clan, ricavando indici concordanti secondo i criteri della prova indiziaria (valutazione separata e poi unitaria degli indizi). In particolare la Corte ha confermato l'inferenza che il riferimento a "Massimo" corrisponde al ricorrente e che vi fu un avallo decisivo alla condotta del Bosco, pur in assenza di un riscontro documentale formale; è stata confermata la condanna di primo grado e d'appello (pena: 1 anno e 6 mesi di reclusione, con valutazione della recidiva) e il rigetto del ricorso con condanna alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen., comma 2

    Ogni indizio deve corrispondere a un fatto certo (non meramente verosimile). Il giudice deve valutare singolarmente la valenza qualitativa e la precisione di ciascun indizio prima della valutazione unitaria.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. Un. n. 33748/2005 e altri precedenti citati)

    Sez. Un. n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino); Sez.1 n. 30448 del 09/06/2010; Sez.2 n. 42482 del 19/09/2013; Sez.1 n. 44324 del 18/04/2013; Sez.2 n. 37407 del 06/11/2020; Sez.5 n. 38139 del 13/09/2024

    Principio metodologico consolidato sulla prova indiziaria: valutazione separata dei singoli elementi (verifica della loro certezza e qualità) e successiva valutazione unitaria e logico-induttiva (sillogismo giudiziario). Inoltre il giudice di rinvio può utilizzare argomentazioni non identiche a quelle censurate purché dia adeguata risposta ai punti devoluti dalla sentenza rescindente.

Massime di principio

  • In un giudizio di rinvio il giudice può fondare la decisione su argomentazioni diverse da quelle censurate dalla Cassazione, purché risponda dettagliatamente ai punti indicati nella sentenza rescindente e si attenga al thema devoluto.
  • La prova indiziaria richiede una valutazione doppia: ogni indizio va prima esaminato singolarmente per verificarne certezza, precisione e gravità; solo poi gli indizi possono essere coordinati in una valutazione unitaria per giungere a una conclusione probatoria (sillogismo giudiziario).
  • Intercettazioni convergenti e ammissioni post factum di un esecutore (es. il Bosco che rivendica l'azione per compiacere "Massimo") possono, se puntuali e raccordate con altri elementi, supplire all'assenza di un riscontro documentale esplicito per individuare il mandante o l'avallo.
  • La rilevanza delle dinamiche di potere tra consorterie (gerarchia e relazioni di influenza) è valutabile come elemento indiziario che può giustificare l'attribuzione di responsabilità anche per fatti commessi fuori dal territorio di operatività principale, se emergono rapporti di direzione o assenso del vertice.
  • Per la difesa, le linee utili in casi analoghi sono: contestare l'identificazione del referente menzionato nelle intercettazioni (p. es. che "Massimo" non sia il ricorrente), dimostrare alternative logiche coerenti con le intercettazioni, chiedere integrazioni probatorie e puntare sulla mancanza di un atto formale di avallo quando gli indizi sono fragili.
  • La mera assenza di una prova documentale formale dell'avallo non esclude la condanna se sussiste un quadro indiziario complessivo, ma l'affermazione della responsabilità richiede che gli indizi siano certi, precisi e tali da superare il ragionevole dubbio una volta aggregati.

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