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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6585/2023 del 16/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che, in sede di rinvio a seguito di annullamento della Corte di Cassazione, aveva nuovamente confermato la custodia cautelare in carcere applicata al ricorrente per reato associativo (capo A) e per più reati 'scopo' di traffico/importazione e cessione di cocaina (capi A6, A7, C1, C2) riferiti a fatti commessi tra il 2017 e il 2019. Il ricorrente articolava cinque motivo di ricorso denunciando violazione di legge e vizio di motivazione perché il Tribunale del Riesame avrebbe omesso di pronunciarsi sulle censure difensive depositate in udienza e non avrebbe dato adeguata risposta circa l'assenza di gravi indizi di colpevolezza: contestava specificamente l'interpretazione dei viaggi in Germania (sostenendo attività lecita di commercio auto), la presunta duplicazione di contestazioni (ne bis in idem cautelare tra A7 e C1), l'insufficiente apporto causale rispetto all'importazione contestata al capo C2 (arresto del fratello), e la sussistenza del quadro indiziario a sostegno dell'associazione di tipo mafioso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame, in sede di rinvio, abbia adeguatamente approfondito e motivato il quadro indiziario richiamando un complesso di elementi probatori (intercettazioni telefoniche, videoriprese, servizi di osservazione, analisi delle celle telefoniche, riscontri sui viaggi e sugli spostamenti coordinati, arresto del fratello con 22 kg di cocaina, contatti logistici con soggetti in Germania, presenza di doppifondi e flussi di denaro) che giustificano la misura cautelare. La Corte ha precisato che il sindacato in Cassazione sulla insufficienza dei gravi indizi è limitato e richiede la dimostrazione di violazione di norme o di manifesta illogicità/contraddittorietà della motivazione; le doglianze del ricorrente sono state giudicate generiche e prive della specificità richiesta, nonché in parte infondate perché il Tribunale aveva spiegato il collegamento tra trasferte tedesche e traffico di droga, il sistema di "staffette" e la distinzione ontologica e cronologica tra importazione (reato istantaneo al passaggio di frontiera) e successive cessioni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende; gli atti sono stati trasmessi alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Disciplina il procedimento in sede di rinvio relativo alle misure cautelari; applicato per l'ordinanza di conferma della custodia cautelare.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Definisce i criteri per la valutazione della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza; in Cassazione l'insussistenza è sindacabile solo per violazione di norme o per manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 61-bis cod. pen.

    Richiamato come riferimento alle circostanze rilevanti nella determinazione della responsabilità; utilizzato nella contestazione degli addebiti.

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309

    Norma sul trattamento delle sanzioni per delitti relativi a sostanze stupefacenti; richiamata per i reati di traffico/importazione contestati.

  • artt. 73 e 80 d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309

    Art.73 individua le fattispecie di traffico/importazione di stupefacenti; l'art.80 riguarda aumenti di pena in particolari ipotesi. Utilizzati per qualificare importazione e cessione contestate.

  • art. 110 cod. pen.

    Regola il concorso di persone nel reato; ritenuto rilevante per la contestazione alla pluralità di soggetti coinvolti nell'associazione/traffico.

  • art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede adempimenti della cancelleria dopo la pronuncia; richiamata per la trasmissione degli atti a seguito della sentenza.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 3, n. 3323 del 17/11/2021, Molino)

    Richiamato il principio secondo cui importazione e successiva cessione possono talvolta costituire un unico evento solo se identiche nella sostanza e senza soluzione di continuità; qui la Corte ha ritenuto invece che le condotte fossero distinte cronologicamente e ontologicamente.

Massime di principio

  • Il sindacato della Corte di Cassazione sulla valutazione dei gravi indizi è molto limitato: può censurare la valutazione del merito solo per violazione di norme o per manifesta illogicità o carenza motivazionale, non per una diversa rivalutazione dei fatti.
  • In ricorso per cassazione contro misure cautelari è essenziale la specificità: le censure generiche o la mancata allegazione integrale di memorie/atti richiamati rendono il motivo inammissibile.
  • Importazione (reato istantaneo al passaggio di frontiera) e successiva cessione possono essere contestate separatamente se risultano distinte nel tempo e nella natura; se invece le condotte coincidono nella stessa partita di stupefacente e sono senza soluzione di continuità, possono essere considerate un unico evento.
  • Elementi indiziari tecnici (intercettazioni, analisi delle celle, videoriprese, osservazioni e concatenazione degli spostamenti) e riscontri oggettivi (sequestri, doppifondi, flussi di denaro, ruoli organizzativi) possono costituire quadro grave di indizi che giustifica la custodia cautelare.
  • Una prova di attività lecita a giustificazione di trasferte o contatti (es. commercio di autoveicoli) deve essere documentata in modo chiaro e riferita precisamente al periodo contestato; mere dichiarazioni o documenti riferiti a periodi successivi non sono sufficienti a escludere il sospetto.
  • Dopo un rinvio della Cassazione per vizio motivazionale, il giudice del riesame deve affrontare e motivare specificamente le censure indicate dalla Cassazione; la mancanza di rigore motivazionale può essere sindacata solo se emergono manifeste contraddizioni o omissioni di diritto.

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