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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44372/2022 del 22/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame proposta da Baldassarre nella qualità di amministratore/legale rappresentante della Trinacria Metalli s.r.l. per difetto di procura speciale e aveva rigettato l'istanza di dissequestro delle quote societarie e del compendio aziendale. Il ricorrente contestava: (i) l'errata qualificazione come "socio non amministratore" nonostante risultasse amministratore con rappresentanza; (ii) l'invalidità della valutazione sulla procura speciale e la richiesta di integrazione/sanatoria; (iii) la mancata considerazione delle argomentazioni relative alla liceità dei conferimenti di rifiuti (assenza di fumus per il delitto ambientale) e l'assenza di elementi probatori della consapevolezza sulla provenienza illecita dei materiali (ricettazione). Chiedeva annullamento dell'ordinanza con riferimento ai beni e al patrimonio aziendale e alle quote societarie.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto non fondati i motivi: a) l'istanza di riesame presentata dal difensore per conto della società è inammissibile perché mancava prova che la procura speciale fosse conferita dal legale rappresentante in sua veste di rappresentante dell'ente; b) anche assumendo la presenza di una procura, sussiste una causa di incompatibilità e divieto di rappresentanza previsto dall'art. 39 d.lgs. 231/2001 quando il rappresentante legale è indagato per il reato presupposto da cui può derivare la responsabilità dell'ente: in tali ipotesi il rappresentante non può nominare il difensore dell'ente (orientamento consolidato della Cassazione). Pertanto la nomina del difensore risulta inammissibile e le impugnazioni proposte dai difensori nominati dal rappresentante indagato devono essere dichiarate inammissibili. Inoltre la Corte ha ritenuto che il ricorrente non avesse un interesse concreto ed attuale a chiedere il dissequestro delle cose aziendali quale effetto tipico della domanda (diverso il profilo personale di socio). Infine, le censure sulla valutazione del fumus del reato e sulla qualificazione dei conferenti come "ambulanti" vs soggetti abilitati attengono a questioni di fatto e motivazionali non sindacabili in questa sede.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    art. 321, comma 1 e comma 2

    Norma che disciplina il sequestro preventivo; nella specie il provvedimento cautelare è stato emesso ai sensi dell'art. 321 per il sequestro del patrimonio aziendale e delle quote societarie come misura cautelare per impedire l'uso o la dispersione dei beni oggetto di indagine

  • art. 452-quaterdecies cod. pen.

    Norma che prevede il delitto di illecita gestione di rifiuti e la confisca per equivalente; è stata richiamata sia quale reato contestato all'indagato sia quale titolo per il sequestro funzionale e per la confisca per equivalente fino al profitto illecito

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sulla ricettazione; richiamata quale capo di imputazione contestato all'indagato (art. 648 c.p.) e considerata nella valutazione degli indizi

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la legittimazione a proporre istanza di riesame: la Corte richiama che l'indagato o il suo difensore possono proporre riesame quando vi sia un interesse concreto e attuale alla restituzione, ma la legittimazione è limitata quando riguarda beni della società

  • d.lgs. 231/2001 art. 5, comma 1, lett. a) e art. 25‑undecies

    Norme sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati ambientali: la Corte individua che la commissione del reato può comportare interesse o vantaggio per l'ente e quindi postulare la responsabilità dell'ente conseguente al reato commesso dagli amministratori

  • d.lgs. 231/2001 art. 39

    Dispositivo che vieta all'organo rappresentativo indagato per il reato presupposto di nominare o rappresentare l'ente, creando una causa di incompatibilità che rende inammissibili le impugnazioni proposte dal difensore nominato dallo stesso rappresentante indagato

  • d.lgs. 152/2006

    Normativa in materia ambientale e gestione dei rifiuti richiamata nella contestazione penale; la difesa ha eccepito l'interpretazione delle regole sui conferimenti e gli obblighi di registrazione, ma la Corte ha ritenuto tali questioni rimandate alla fase di merito/istruttoria

  • art. 240-bis cod. pen.

    Richiamato quale ulteriore criterio per il sequestro (nella pronuncia erano citati anche due immobili sequestrati ex art. 240-bis), collegato a misure patrimoniali connesse a reati societari/ambientali

Massime di principio

  • Il difensore nominato dal legale rappresentante di una società non è automaticamente legittimato a proporre istanza di riesame per i beni dell'ente: è necessaria una procura speciale conferita dall'ente nella forma adeguata quando l'atto riguarda interessi dell'ente.
  • Se il legale rappresentante è indagato per il reato presupposto che può determinare la responsabilità dell'ente, opera il divieto di rappresentanza ex art. 39 d.lgs. 231/2001: in tale situazione la nomina del difensore da parte di quel rappresentante è incompatibile e le impugnazioni così proposte sono inammissibili.
  • Il singolo socio non amministratore non ha, di regola, un interesse concreto e attuale a impugnare il sequestro di beni societari o delle quote, salvo che dimostri un interesse diretto ed effettivo alla restituzione del bene o della somma equivalente.
  • Questioni riguardanti la valutazione del fumus del reato, la qualificazione dei soggetti conferenti e la valutazione probatoria degli elementi indiziari sono questioni di fatto e di merito non rivedibili in sede di cassazione quando consistono in censure di motivazione o ricostruzioni probatorie.
  • Il sequestro funzionale alla confisca per equivalente può essere disposto fino alla concorrenza del profitto illecito contestato; le contestazioni tecniche sulle modalità di conferimento e sui limiti quantitativi richiedono istruttoria e non sono risolvibili con questioni di diritto in cassazione.

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