Cassazione Penale, Sentenza n. 13069/2023 del 29/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere dal 09/07/2018 al 17/06/2020 (709 giorni) eseguita sull'ordinanza del GIP del Tribunale di Caltanissetta per gravi indizi di partecipazione ad associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e due estorsioni aggravate. In sede di riesame e di merito alcune imputazioni furono annullate o sfociate in assoluzioni; il Tribunale/ Corte d'appello di Bari rigettò la richiesta di indennizzo ritenendo sussistente la "colpa grave" del richiedente ai sensi dell'art. 314 c.p.p., in particolare sulla base di frequentazioni ambigue e di conversazioni e comportamenti che avrebbero mostrato contiguità con il clan e contributo a creare la falsa apparenza di pericolosità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo del ricorrente e confermato che, nel giudizio di riparazione, il giudice di merito può valutare autonomamente elementi extraprocedimentali e processuali e che, esclusi gli elementi non rilevanti (es. intercettazioni nelle quali il ricorrente non è conversante), gli altri comportamenti valorizzati (conversazioni del 29/09/2016 con richieste di assunzione, l'atteggiamento nel consigliare di non sporgere denuncia dopo il danneggiamento dell'auto, il riferimento a ottenere la patente "pagando" e le frequentazioni con soggetti mafiosi) sono idonei, pur se insufficienti per la condanna penale, a fondare la sussistenza della colpa grave ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha interpretato che la "colpa grave" (dolo o colpa grave) del richiedente, anche con condotte extraprocedimentali o processuali non costitutive di reato, può escludere il diritto all'indennizzo se tali condotte, valutate ex ante, hanno concorso a generare la falsa apparenza della configurabilità del reato.
art. 416-bis cod. pen.
Norma sostanziale che incrimina l'associazione di tipo mafioso; è il centro dell'imputazione che ha giustificato la misura cautelare cui fa riferimento la domanda di riparazione.
art. 530, comma 2, cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione alle assoluzioni per non aver commesso il fatto; la Corte sottolinea che l'assoluzione penale non impedisce al giudice della riparazione di valutare autonomamente la colpa grave ai fini dell'indennizzo.
Massime di principio
- Nel giudizio per riparazione il giudice valuta autonomamente, ex ante, tutti gli elementi disponibili e può escludere l'indennizzo se trova dolo o colpa grave anche in condotte non necessariamente costitutive di reato.
- Frequentazioni ambigue con soggetti connotati criminalmente e comportamenti percepibili come indicativi di contiguità con il sodalizio possono integrare la colpa grave anche se insufficienti a fondare una condanna penale.
- Intercettazioni in cui il richiedente non è parte conversante hanno minore rilievo: il giudice della riparazione deve escluderle e valutare la 'prova di resistenza' sulla restante prova.
- Dichiarazioni dell'indagato/imputato e comportamenti tenuti nel corso del procedimento o anteriormente (es. scoraggiare denunce, promettere assunzioni, suggerire soluzioni non legali) possono concorrere a escludere il diritto all'indennizzo.
- L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto alla riparazione: è possibile che, pur assolto, il richiedente sia ritenuto responsabile di condotte che hanno contribuito a creare la falsa apparenza giustificativa della custodia cautelare.
- Per difendersi in casi simili occorre puntare a dimostrare la mancanza di nesso causale tra i comportamenti contestati e l'adozione della misura cautelare, contestare la rilevanza di frequentazioni e conversazioni (esibendo contesto, necessità, o assenza di consapevolezza), e chiedere motivazione specifica circa l'idoneità degli elementi a integrare la colpa grave.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 29 mar 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 13029/2023 del 29/03/2023
- Sentenza penale · 29 mar 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 13033/2023 del 29/03/2023
- Sentenza penale · 29 mar 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 13034/2023 del 29/03/2023
- Sentenza penale · 29 mar 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 13035/2023 del 29/03/2023
- Sentenza penale · 29 mar 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 13036/2023 del 29/03/2023
- Sentenza penale · 29 mar 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 13037/2023 del 29/03/2023
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →