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Sentenza

Sentenza del 09/01/2023 n. 3 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Trento

Violazioni di norme tributarie - Sanzioni - Responsabilità del consulente fiscale.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso del consulente è stato respinto: il giudice ha qualificato la condotta come concorso nella falsa dichiarazione tributaria con dolo diretto, ritenendo il consulente corresponsabile della violazione e giustificata l'applicazione delle sanzioni previste. L'omessa comunicazione all'Amministrazione dopo la sentenza comunitaria è stata considerata un ulteriore elemento probatorio della consapevolezza e volontarietà della condotta.

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il consulente, durante l'attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia sulla conformità di un'imposta al diritto comunitario, consigliò inizialmente al cliente di pagare l'imposta o alternativamente di non pagarla assumendosi il rischio delle sanzioni; successivamente suggerì concretamente di dichiarare l'imponibile senza versare l'imposta oppure di azzerare l'imponibile. Tali indicazioni non costituivano mera intermediazione ma una consulenza attiva che configurò un suggerimento diretto all'escamotage contabile (azzeramento dell'imposta). Per tale motivo il consulente è stato ritenuto corresponsabile della falsa dichiarazione fiscale commessa con dolo diretto. Ulteriore elemento aggravante è stata l'omissione, anche dopo la sentenza della Corte di Giustizia, di informare l'Ufficio dell'illecito, ostacolando l'accertamento.

Norme richiamate

  • art. 2 d.lgs. n. 472/1997

    Richiamata in quanto disposizione quadro sulle fattispecie sanzionatorie tributarie; la sentenza la utilizza per inquadrare la falsità dichiarativa come violazione sanzionabile.

  • art. 9 d.lgs. n. 472/1997

    Richiamata in relazione alla responsabilità per le violazioni dichiarative e alla possibilità di estendere responsabilità a soggetti che hanno concorso o agevolato la commissione dell'infrazione; la Corte l'ha interpretata nel senso che la partecipazione attiva del consulente integra corresponsabilità.

Massime di principio

  • Un consulente fiscale che propone o suggerisce tecniche contabili finalizzate all'elusione o all'azzeramento dell'imponibile può essere considerato corresponsabile delle violazioni tributarie, non mero intermediario.
  • La differenza tra mera consulenza informativa e consulenza attiva sta nel grado di incitamento o nella proposta concreta di operazioni fittizie: suggerire un 'escamotage' contabile integra responsabilità penale/amministrativa.
  • Il dolo diretto si configura quando il consulente agisce con piena consapevolezza e volontarietà sia della condotta che dell'evento (falsa dichiarazione); la mancata segnalazione all'Amministrazione dopo l'accertamento di illegittimità è indizio aggravante.
  • Per ridurre il rischio di responsabilità, il consulente dovrebbe fornire pareri scritti che esplicitino rischi, alternative lecite (es. pagare e chiedere rimborso), sconsigliare operazioni simulate e raccomandare, se del caso, l'uso di rimedi legali o la disclosure volontaria.
  • In controversie relative a norme comunitarie sospese a giudizio della Corte di Giustizia, l'adozione di comportamenti conservativi (pagare e poi chiedere rimborso) è generalmente meno rischiosa per il consulente rispetto all'induzione a non versare imposte o a falsificare la base imponibile.

Testo integrale

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