Cassazione Penale, Sentenza n. 23843/2026 del 26/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
La persona imputata era stata condannata dal Tribunale di Reggio Emilia per il delitto di minacce, commesso il 20 luglio 2017, alla pena di un mese di reclusione, pena poi confermata dalla Corte di appello di Bologna. In cassazione, tramite difensore, ha dedotto un solo motivo: una volta esclusa l'aggravante originariamente contestata e non ritenuta dal giudice di merito, la pena non avrebbe potuto essere detentiva, dovendo applicarsi la sola pena pecuniaria prevista per la fattispecie semplice di cui all'art. 612, comma 1, c.p. La parte civile, costituendosi nel giudizio di legittimità, ha chiesto l'inammissibilità del ricorso o, in subordine, la conferma delle statuizioni civili e la liquidazione delle spese. Il Procuratore generale ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso limitatamente al trattamento sanzionatorio, rilevando che, esclusa l'aggravante di cui al comma 2 dell'art. 612 c.p., la pena applicata nei gradi di merito era illegale perché detentiva, mentre la fattispecie semplice prevede solo la multa fino a euro 1.032,00. Tuttavia, poiché il reato risultava estinto per prescrizione maturata il 20 gennaio 2025, dopo la sentenza di primo grado e senza periodi di sospensione, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata agli effetti penali per estinzione del reato. Ha inoltre rigettato il ricorso agli effetti civili, confermando le statuizioni civili e ponendo nulla a carico della parte civile in punto spese.
Norme richiamate
art. 612 c.p.
Il comma 2 prevede l'ipotesi aggravata con pena detentiva; il comma 1 disciplina la fattispecie semplice, sanzionata con la multa fino a euro 1.032,00. Se l'aggravante non è ritenuta, non può applicarsi una pena detentiva fuori dal sistema edittale.
art. 173 disp. att. c.p.p.
È richiamato solo per delimitare l'enunciazione del motivo di ricorso nei limiti strettamente necessari alla motivazione.
Sez. U, n. 5352 del 28/09/2023, dep. 2024, Rv. 285851 – 01
È richiamata a sostegno del principio secondo cui la pena illegale, per specie o quantità, collocandosi fuori dal sistema sanzionatorio codicistico, deve essere rilevata e non può essere mantenuta.
Massime di principio
- Quando il giudice esclude l'aggravante che giustifica una cornice edittale più grave, la pena deve essere rideterminata entro i limiti previsti dalla fattispecie residua; non è legittima l'applicazione di una pena di specie diversa da quella stabilita dalla norma incriminatrice.
- La pena è illegale se, per specie o per quantità, non corrisponde alla sanzione astrattamente prevista per il reato contestato, con conseguente necessità di caducazione della statuizione sanzionatoria.
- Se il reato si estingue per prescrizione maturata nelle more del giudizio di legittimità, la Corte può annullare senza rinvio agli effetti penali; le statuizioni civili possono essere mantenute quando la responsabilità dell'imputato sia incontroversa.
- In presenza di ricorso fondato solo sul trattamento sanzionatorio ma di reato nel frattempo prescritto, l'annullamento senza rinvio opera agli effetti penali, mentre il giudizio sugli effetti civili resta autonomo e può essere rigettato.
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