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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31785/2024 del 02/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che confermava gli arresti domiciliari disposti per gravi indizi di corruzione (artt. 110, 319, 321, 319-bis c.p. e artt. 110, 318, 321 c.p.) e turbata libertà degli incanti (art. 110, 353 c.p.). Il ricorrente deduce carenza e mancata individualizzazione dei gravi indizi a suo carico: contesta l'attribuzione al Veneziano di ruoli quali "amministratore di fatto" o "dominus" senza adeguati riscontri documentali; lamenta l'estensione a lui di indizi riferibili ad altri coindagati; contesta la valutazione della fittizietà dei contratti di consulenza tra Inver e varie società; nega l'esistenza di un patto corruttivo collegabile alle promesse di utilità fatte ai pubblici ufficiali nella direzione che riguarderebbe il Veneziano; contesta la qualificazione della condotta come turbativa d'asta; contesta le esigenze cautelari (pericolosità e rischio di inquinamento probatorio), sostenendo la non attualità del pericolo e l'esistenza di elementi favorevoli come l'assenza di precedenti e il fatto che altri indagati siano stati rilasciati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato (in parte lambendo l'inammissibilità) e ha confermato la decisione del Tribunale che aveva ratificato gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto che il sindacato di legittimità sulla motivazione cautelare sia limitato alla verifica dell'adeguatezza logica e giuridica delle ragioni addotte dal giudice di merito e non consenta una rivalutazione di merito. Ha ritenuto adeguatamente motivate le deduzioni del Tribunale circa la sussistenza di gravi indizi: intercettazioni ("captazioni"), pagamenti e documentazione dimostrano la natura di intermediazione illecita dei contratti di consulenza e il coinvolgimento del Veneziano nelle dinamiche corruttive e di turbativa delle gare. Sulla questione della turbata libertà degli incanti la Corte ha confermato che la condotta consistente nel fornire informazioni riservate, consigli tecnici e documenti è idonea a turbare il regolare svolgimento della gara e rientra nella fattispecie penalmente rilevante. Sulle esigenze cautelari la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale: l'attualità del pericolo di reiterazione è fondata anche sulle dazioni finanziarie protrattesi fino ad aprile 2023 e sulle modalità del meccanismo corruttivo che coinvolgeva il gruppo degli indagati.

Norme richiamate

  • Codice penale

    art. 110, art. 318, art. 319, art. 319-bis, art. 321, art. 353

    Art. 110 (concorso di persone nel reato) utilizzato per collegare condotte di più soggetti; artt. 318, 319, 319-bis, 321 in materia di corruzione e concussione (valutate in relazione agli scambi di utilità e alle condotte dei funzionari Anas); art. 353 per la turbata libertà degli incanti, interpretato in senso estensivo includendo anche il "turbamento" dell'andamento della gara tramite informazioni riservate e consigli tecnici.

  • Codice di procedura penale

    art. 273, art. 274, lett. c)

    Art. 273 (gravi indizi di colpevolezza): la Corte ribadisce il limite del controllo di legittimità sulla motivazione del giudice del riesame (verifica di adeguatezza logico-giuridica, non nuova valutazione di merito). Art. 274 lett. c) (esigenze cautelari): può essere motivata anche con valutazione cumulativa delle modalità del reato e del coinvolgimento degli indagati, senza ripetere formalisticamente le stesse argomentazioni per ciascun soggetto quando il meccanismo criminoso è collettivo.

  • Decreto legislativo n. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici)

    L'art. 48 disciplina l'immodificabilità soggettiva del raggruppamento temporaneo di imprese in sede di gara e le deroghe in fase esecutiva. La Corte osserva che i consigli del funzionario volti ad aggirare tale divieto (es. cessione di ramo d'azienda) possono costituire comportamento idoneo a favorire indebite modificazioni nella compagine contrattuale e sono rilevanti nel quadro indiziario.

  • Giurisprudenza di legittimità citata

    Sez. U, n. 11 del 22/03/2000 (Audino); Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019; Sez. 6 n. 6605 del 17/11/2020 Rv. 280837; Sez. 6, n. 4113 del 16/05/2019 Rv. 278111; Sez. 2, n. 20281 del 18/02/2016 Rv. 266889; Sez. 2, n. 14316 del 18/02/2022 Rv. 282978

    Principi richiamati: limiti del sindacato di legittimità sulle motivazioni cautelari; configurabilità della turbata libertà degli incanti anche nel caso di "turbamento" mediante informazioni e consigli; possibilità di motivare esigenze cautelari in termini cumulativi per schemi corruttivi che coinvolgono più soggetti.

  • Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato

    Richiamata in tema di interpretazione delle deroghe all'immodificabilità del raggruppamento temporaneo, per spiegare la rilevanza di soluzioni (es. cessione di ramo d'azienda) che possono consentire il subentro in appalto.

Massime di principio

  • Il sindacato della Cassazione sulle misure cautelari è limitato: il giudice di legittimità verifica la coerenza logico-giuridica della motivazione, non può sostituirsi al giudice di merito nelle valutazioni probatorie.
  • In presenza di un meccanismo corruttivo collettivo, il giudice può motivare le esigenze cautelari anche in modo cumulativo, collegando le posizioni dei vari indagati quando risultano coinvolti "in pari grado" nell'illecito.
  • Le intercettazioni (captazioni), i pagamenti riconducibili alle consulenze e le comunicazioni tra mediatori, pubblici ufficiali e imprenditori costituiscono elementi indiziari forti per dimostrare la fittizietà di incarichi di consulenza e la funzione di 'copertura' per attività di intermediazione illecita.
  • La turbata libertà degli incanti può realizzarsi non solo attraverso l'impedimento o l'allontanamento di offerenti, ma anche tramite il "turbamento" del regolare svolgimento della gara mediante l'uso di informazioni riservate, consigli tecnici e documenti privilegiati.
  • Per respingere misure cautelari il difensore deve proporre elementi concreti e circostanziati che incidano direttamente sul quadro indiziario o sulle esigenze cautelari (es. documentazione che dimostri l'assenza di rapporti economici o la cessazione effettiva e duratura dei rapporti illeciti); mere argomentazioni generiche o ricostruzioni alternative non sono sufficienti in Cassazione.
  • L'attualità del pericolo di reiterazione può essere desunta anche da elementi economici e temporali (pagamenti recenti, prosecuzione di erogazioni) oltre che dalla natura e dalla modalità dell'organizzazione del fatto illecito.

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