Cassazione Penale, Sentenza n. 35254/2024 del 19/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso denunciava violazione dell'art. 192 c.p.p. e apparenza della motivazione: la Corte d'Appello avrebbe errato nel ritenere "convergenti" le dichiarazioni dei collaboratori (Dario DE SIMONE, Pasquale VARGAS e Domenico BIDOGNETTI) non valutando correttamente divergenze essenziali, in particolare la discordanza sul momento di arrivo in luogo: VARGAS dichiara di essere giunto durante la sparatoria (testimone oculare), BIDOGNETTI di essere giunto dopo l'agguato (testimone di relato). Inoltre la Corte non avrebbe risposto alle deduzioni difensive relative alle dichiarazioni di Carmine SCHIAVONE che originariamente non indicava lo ZAGARIA tra gli autori, e non avrebbe adeguatamente considerato le incongruenze nell'atto di accusa e gli errori nella versione del collaboratore DE SIMONE.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la sentenza impugnata fosse viziata da travisamento delle prove e motivazione manifestamente illogica. Ha rilevato che la differenza sul momento di giunta dei collaboratori non può essere considerata "marginale" in quanto determina un diverso valore processuale (testimone oculare vs. testimone di relato) e, pertanto, le dichiarazioni non potevano essere qualificate come convergenti. Ha inoltre censurato il silenzio della Corte d'Appello sulle dichiarazioni di Carmine SCHIAVONE. Per questi vizi ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Assise d'Appello di Napoli per nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 192 cod. proc. pen.
Principio della necessità di motivazione adeguata e specifica: la sentenza deve rispondere ai rilievi significativi posti dalle parti e non può liquidare come "marginali" divergenze che incidono sul valore probatorio; la motivazione manifestamente illogica comporta annullamento.
giurisprudenza di legittimità su riscontro reciproco delle dichiarazioni interprobatorie
Sez. 1, n. 17370 del 12/09/2023; Sez. 1, n. 10561 del 28/10/2020
Le dichiarazioni accusatorie rese da imputati o collaboratori possono reciprocamente riscontrarsi e formare prova solo se dotate di attendibilità intrinseca (soggettiva e oggettiva), concordanti nel nucleo essenziale e in assenza di specifici elementi che facciano sospettare accordi fraudolenti o suggestioni reciproche; divergenze su fatti essenziali ne inficiano l'efficacia probatoria.
Massime di principio
- Non trattare come "marginali" le discrepanze che incidono sulla qualità della testimonianza: la differenza tra essere presente durante il fatto (testimone oculare) o arrivare dopo (testimone di relato) è sostanziale e va valutata come tale.
- Le dichiarazioni reciproche di collaboratori/imputati possono corroborarsi solo se presentano attendibilità intrinseca e concordanza sul nucleo essenziale; divergenze materiali inficiano la possibilità di ritenere il loro racconto convergente.
- Il giudice d'appello deve rispondere espressamente ai rilievi difensivi significativi (es. versioni alternative fornite da altri collaboratori); il silenzio su tali argomenti può determinare vizio motivazionale.
- In presenza di contraddizioni rilevanti tra fonti dichiarative, occorre ricerca di elementi di riscontro oggettivo o di altri riscontri testimoniali: l'assenza di tali riscontri rende fragile la base probatoria.
- Se la motivazione è manifestamente illogica o consiste in travisamento delle prove, la cassazione può annullare e rinviare per nuovo giudizio affinché la Corte di merito valuti correttamente il compendio probatorio.
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