Cassazione Penale, Sentenza n. 7764/2025 del 26/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorsi per cassazione volti a censurare: a) la confisca per equivalente e la quantificazione del profitto confiscabile (ricorso di PARISI) contestando la metodologia di calcolo e l'omessa applicazione del principio indicato nella sentenza di annullamento; b) la declaratoria di danno e le statuizioni civili chieste dall'Agenzia delle Entrate e dall'Agenzia delle Dogane, con questioni centrali sulla riconducibilità dell'IVA e delle accise al danno risarcibile in sede penale, sull'uso delle presunzioni amministrative (art. 7 TUA) e sull'onere probatorio dell'erario (ricorsi delle Agenzie). Il giudice di rinvio (Corte di Appello) aveva parzialmente rideterminato la confisca nei confronti di PARISI e revocato o ridotto alcune statuizioni civili; le parti impugnano tali decisioni alla Suprema Corte.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di PARISI e lo ha condannato alle spese e a pagare euro 3.000 alla Cassa delle Ammende. Ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate (riconoscendo che l'Amministrazione non può ottenere in sede penale richieste risarcitorie fondate sull'IVA laddove non siano contestati reati tributari e sussistano ordini di recupero coattivo), mentre ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Dogane: la Cassazione ha annullato la parte della sentenza di rinvio che aveva revocato le statuizioni civili nei confronti degli imputati (eccetto alcuni casi specifici), rimettendo alla Corte d'Appello di Torino, altra Sezione, la rivalutazione del punto relativo al danno/risarcimento per le accise (tenendo conto della confisca già disposta) e la regolazione delle spese del giudizio. Confermata la possibilità, nel giudizio di rinvio per vizio di motivazione, di un ampio potere di riesame del materiale probatorio, ma nel rispetto delle premesse e dei limiti del giudicato progressivo.
Norme richiamate
art. 627 cod. proc. pen.
Disciplina i poteri del giudice di rinvio: la Corte ricorda che il giudice del rinvio ha i medesimi poteri del giudice la cui sentenza è stata annullata, con ampia possibilità di riesame del materiale probatorio in caso di annullamento per vizio di motivazione, salvo i limiti del giudicato progressivo.
art. 7 D.Lgs. 26/10/1995 n. 504 (TUA)
La norma contiene presunzioni amministrative sulla localizzazione dell'infrazione e i soggetti tenuti al pagamento delle accise; la Corte ricorda che si tratta di presunzioni iuris tantum che non sostituiscono la prova penale e possono essere superate dalla prova contraria sulla destinazione estera della merce.
art. 10-ter D.Lgs. n. 74/2000
Richiamato come norma incriminatrice in materia di reati tributari non contestati nel processo; la Corte sottolinea che l'IVA non era contestata come reato ai sensi di questa norma, rilevando limiti all'azione civile dell'Agenzia delle Entrate in sede penale.
artt. 1173, 1218, 1227 cod. civ.
Riferimenti al regime della responsabilità civile e all'onere della prova dell'erario: la Cassazione richiama che l'Amministrazione che chiede risarcimento per fatto altrui deve provare esistenza del credito, la perdita del credito e il nesso causale; sull'extraneus grava l'onere di dimostrare negligenza dell'amministrazione.
Ordinanza/giurisprudenza Sezioni Unite civili n. 29862/2022
Principio richiamato sulla distinzione tra tributo evaso e 'danno' risarcibile: il tributo costituisce obbligazione tributaria e non automaticamente danno risarcibile, salvo che l'erario dimostri la perdita del credito o la ragionevole probabilità di inesigibilità.
Sentenza Corte di Cassazione Sez. 3 n. 541/2023
Pronuncia di annullamento parziale che aveva già indicato lacune motivazionali in ordine alla confisca e alle statuizioni civili; la Cassazione richiama e segue i punti di quella decisione quando fissa i limiti del giudizio di rinvio.
Massime di principio
- Nel giudizio di rinvio dopo annullamento per vizio di motivazione il giudice ha ampia facoltà di riesame del materiale probatorio e può motivare diversamente, ma non può ignorare le premesse logico-giuridiche già poste dalla Corte di cassazione né travolgere il giudicato progressivo sui singoli capi.
- La confisca per equivalente richiede una chiara quantificazione del profitto del reato e motivazione puntuale; omissioni o argomentazioni generiche sulla quantificazione possono giustificare l'annullamento e il rinvio.
- Le presunzioni amministrative (es. art. 7 TUA) sono iuris tantum: utili come elementi di valutazione ma non sostituiscono la prova penale della fittizietà delle esportazioni; la prova contraria può superarle.
- L'Agenzia delle Entrate non è automaticamente 'parte danneggiata' in sede penale per IVA se il reato tributario non è stato contestato penalmente; per ottenere risarcimento in sede penale l'erario deve dimostrare la perdita del credito o la probabile inesigibilità.
- Quando il contribuente soggetto passivo del tributo è una società distinta dagli imputati (terzi), l'erario che chiede il risarcimento nei confronti dei terzi deve provare: esistenza del credito, perdita del credito e nesso causale; grava sul terzo l'onere di provare la negligenza dell'amministrazione nel recupero.
- In contenziosi che coinvolgono sia misure penali (confisca) sia pretese civili erariali, il giudice deve evitare duplicazioni e coordinare la quantificazione del profitto confiscato con le eventuali pretese civili, tenendo conto delle procedure coattive già esperite.
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