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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 04428/2026 del 03/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la conferma in appello della condanna per appropriazione indebita (fotocopiatrice noleggiata). Il ricorrente articolava cinque motivi: (1) la vicenda sarebbe un mero inadempimento contrattuale civilistico e non integra il reato di appropriazione indebita; censura della valutazione dell'interversione del possesso e dell'attendibilità delle dichiarazioni della parte offesa; (2) tardività della querela, ai sensi dell'art. 124 c.p.; (3) mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto) e valutazione erronea del comportamento complessivo dell'imputato; (4) vizio nella determinazione della pena e mancato riconoscimento delle circostanze generiche (artt. 133 e 62-bis c.p.); (5) doglianza in relazione all'art. 20-bis (indicazione in ricorso) e richiesta di pena sostitutiva non accolta.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di legittimità ha ritenuto i motivi aspecifici, reiterativi e privi di adeguata critica della motivazione di merito. Sul punto sostanziale ha condiviso la valutazione dei giudici di merito: sussiste l'interversione del possesso per la mancata e ingiustificata restituzione della fotocopiatrice alla scadenza del noleggio, corroborata da solleciti, messaggi e raccomandata del 24/01/2017; le dichiarazioni della parte offesa, valutate nella loro attendibilità e supportate da riscontri, possono legittimamente fondare la condanna. La querela è stata ritenuta tempestiva perché correlata al momento della chiara conoscenza dell'ingiustificato rifiuto alla restituzione. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la mancata applicazione dell'esimente per particolare tenuità in considerazione dell'assenza di atti riparatori, e congrua la determinazione della pena (6 mesi sospesi e 500 euro multa). Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende; rigettata la richiesta di rimborso spese alla parte civile.

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    Norma del reato di appropriazione indebita; la Corte ha interpretato che lo status di interversione del possesso può emergere dal mancato e ingiustificato ristoro di cosa noleggiata alla scadenza del termine, anche in assenza di formale richiesta immediata

  • art. 124 cod. pen.

    Regola sul termine per la querela: il termine decorre dal momento in cui la persona offesa ha avuto chiara conoscenza della definitiva volontà dell'imputato di non restituire la cosa; non necessariamente dalla sola scadenza contrattuale

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la sua applicabilità richiede valutazione del danno e del comportamento successivo dell'imputato, incluse eventuali condotte riparatorie, la cui assenza può escludere l'esimente

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto la graduazione della pena congrua e dentro la discrezionalità del giudice di merito

  • art. 62-bis cod. pen.

    Circostanze attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto infondata la richiesta di riconoscimento di 'altre decisive circostanze', con riferimento ai fatti e alla condotta complessiva dell'imputato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Conseguenze della dichiarazione di inammissibilità: condanna alle spese processuali e al pagamento alla Cassa delle ammende; applicata nel caso in esame

  • art. 20-bis (citato nel ricorso)

    Norma citata dal ricorrente (come art. 20 bis cod.ir nel testo); la doglianza è stata ritenuta aspecifica e non sviluppata correttamente in ricorso, per cui non ha inciso sulla decisione

Massime di principio

  • Nel noleggio di breve durata, il mancato e ingiustificato mancato restituto della cosa alla scadenza può integrare l'interversione del possesso e quindi il reato di appropriazione indebita, anche senza formale richiesta immediata di riconsegna
  • Le dichiarazioni della parte offesa possono, se credibili e supportate da riscontri, costituire prova idonea per la condanna; la valutazione della credibilità è questione di fatto riservata al giudice di merito e difficilmente sindacabile in Cassazione salvo manifeste contraddizioni
  • Il termine per proporre querela decorre dalla conoscenza effettiva da parte della vittima della definitiva volontà dell'imputato di non restituire la cosa; pertanto la tempestività va valutata rispetto al momento del rifiuto manifesto e non meccanicamente rispetto alla scadenza contrattuale
  • Per ottenere l'applicazione dell'esimente per particolare tenuità è rilevante non solo la limitata entità dell'offesa ma anche le condotte successive dell'imputato; assenza di riparazione o risarcimento può precludere l'esimente
  • In sede di impugnazione, le doglianze generiche, aspecifiche o reiterative delle stesse questioni già decise in merito sono dichiarate inammissibili: le richieste di pene sostitutive o di specifiche valutazioni devono essere formulate in maniera chiara e specifica nell'atto di gravame
  • La determinazione della pena e il riconoscimento delle circostanze attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e richiedono in Cassazione la dimostrazione di illogicità o arbitrarietà per essere efficacemente censurate

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