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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15274/2025 del 17/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso mirava a censurare l'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva annullato la misura cautelare (obbligo di dimora) ancora in atto nei confronti di Accardi, adottata in precedenza dal GIP di Marsala (inizialmente con divieto di esercitare la funzione di consigliere comunale e obbligo di dimora). La Procura sosteneva che il Tribunale di Palermo avesse errato nella motivazione, omettendo o svalutando le emergenze indiziarie emerse nel provvedimento annullato (tra cui l'esistenza del patto illecito e il coinvolgimento di altri soggetti, compresa la figlia), e che l'annullamento fosse giustificato unicamente per ragioni relative alla gravità indiziaria mentre le esigenze cautelari originarie restavano inalterate.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura per carenza di interesse. Ha ritenuto che, quando un provvedimento cautelare venga annullato in sede di appello per difetto di gravità indiziaria, il pubblico ministero che impugna tale annullamento deve indicare e documentare le ragioni della perdurante attualità e concretezza delle esigenze cautelari (rischio di recidiva, inquinamento probatorio, ecc.), soprattutto se non opera la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. Nel caso esaminato la Procura non ha assolto a tale onere di puntualizzazione e quindi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il procedimento di impugnazione delle ordinanze cautelari in sede di legittimità; il ricorso deve evidenziare interesse concreto e attualità delle esigenze cautelari quando si impugna l'annullamento per difetto di gravità indiziaria

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede una presunzione che agevola la sussistenza delle esigenze cautelari per taluni reati; la Corte rileva che, in mancanza di tale presunzione (come nel caso di specie), il pubblico ministero ha l'onere di dimostrare l'attualità e concretezza delle esigenze cautelari

  • Giurisprudenza citata (Sez. 6, Sent. n. 43948/2023; Sez. 2, Sent. n. 60127/2024; Sez. 6, Sent. n. 42287/2024, ecc.)

    La Corte richiama precedenti decisioni che affermano il principio secondo cui il pubblico ministero che impugna l'annullamento di una misura cautelare per difetto di gravità indiziaria deve indicare le ragioni della persistenza delle esigenze cautelari, pena l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse

Massime di principio

  • Se un giudice d'appello annulla una misura cautelare per difetto di gravità indiziaria, il pubblico ministero che impugna tale annullamento deve specificare e documentare le ragioni per cui le esigenze cautelari (rischio di recidiva, inquinamento probatorio, fughe, ecc.) permangono; altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse.
  • L'onere probatorio del pubblico ministero in Cassazione non è limitato a contestare la valutazione della gravità indiziaria: bisogna altresì dimostrare l'attualità e la concretezza delle esigenze cautelari rispetto alla situazione presente, specie quando non opera la presunzione dell'art. 275(3) c.p.p.
  • Se la misura originaria è già stata modificata o revocata in parte, chi impugna deve spiegare perché le esigenze cautelari non sono venute meno nonostante i mutamenti del quadro cautelare.
  • In fase di impugnazione delle misure cautelari è utile allegare elementi nuovi o indicazioni precise (atti, atti di indagine, eventi sopravvenuti) che giustifichino la persistenza del rischio che si intende contrastare.
  • Quando il reato non rientra nelle fattispecie che godono di presunzione ai sensi dell'art. 275(3) c.p.p., la valutazione cautelare richiede una motivazione più puntuale e il PM deve adottare una strategia probatoria adeguata per evitare l'inammissibilità dell'impugnazione.

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