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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33966/2025 del 16/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva riconosciuto a ALVARO Carmelo un indennizzo per 1021 giorni di detenzione ingiusta e aveva escluso che egli avesse tenuto comportamenti dolosi o gravemente colposi che abbiano concorso a causare la detenzione. Il Ministero deduceva vizi di motivazione: a) la Corte territoriale non avrebbe adeguatamente valutato le "frequentazioni ambigue" e la partecipazione dell'istante a una riunione (07/10/2013) cui presero parte soggetti con precedenti, né il contenuto di conversazioni intercettate tra terzi dalle quali emergeva che i sodali ritenevano ALVARO affidabile per incarichi illeciti; b) la Corte non avrebbe spiegato la mancata riduzione del quantum liquidato alla luce dei precedenti e delle frequentazioni, che avrebbero potuto configurare almeno una colpa lieve.

La decisione

La Cassazione ha accolto il ricorso nei limiti esposti: ha ritenuto fondato il primo motivo perché la Corte d'appello aveva sovrapposto il piano della decisione penale a quello del giudizio di riparazione, omettendo una valutazione autonoma e motivata circa se le frequentazioni e le conversazioni intercettate costituissero comportamento eziologicamente collegato alla detenzione e idoneo a configurare colpa grave (escludendo l'indennizzo) o, in subordine, colpa lieve (idonea a ridurne l'ammontare). Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Reggio Calabria per un nuovo giudizio conforme ai principi indicati, incaricando la stessa anche della regolamentazione delle spese tra le parti.

Norme richiamate

  • Sez. U. n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia), Rv. 257606 - 01

    Sez. U. n. 51779 del 28/11/2013

    Stabilisce che l'indennizzo per detenzione ingiusta perde la sua funzione riparatoria se il detenuto ha causato la privazione di libertà con dolo o colpa grave; l'accertamento sul punto richiede valutazione autonoma nel giudizio di riparazione.

  • Art. 314 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per la riparazione dei danni da detenzione ingiusta; la quantificazione dell'indennizzo deve ispirarsi all'interpretazione della disciplina processuale penale e non per analogia alle regole della responsabilità civile.

  • Artt. 1227 e 2056 cod. civ.

    Citati per contrasto: la Corte afferma che le regole della responsabilità civile non sono sovrapponibili all'istituto dell'indennizzo processuale, per cui non è ammessa applicazione analogica di tali disposizioni per la liquidazione dell'indennizzo.

  • Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese), Rv. 259082 - 01

    Sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013

    Ribadisce che il giudice della riparazione deve valutare ex ante, con percorso motivazionale autonomo rispetto al processo di merito, se il comportamento del ricorrente abbia contribuito a creare la falsa apparenza di responsabilità penale.

  • Sez. 4 n. 8914 del 18/12/2014 (Dieni), Rv. 262436 - 01

    Sez. 4 n. 8914 del 18/12/2014

    Conferma che conversazioni intercettate tra terze persone possono costituire prova di comportamenti extraprocessuali rilevanti per il giudizio di riparazione, purché il loro significato sfavorevole al ricorrente sia stato univocamente accertato.

  • Sez. 4 n. 574 del 05/12/2024 (Maniscalco), Rv. 287302 - 01

    Sez. 4 n. 574 del 05/12/2024

    Esempio recente che ammette il rigetto della richiesta di riparazione quando sussista stretta vicinanza del richiedente a soggetti apicali del contesto criminale, a conferma della rilevanza delle frequentazioni nel giudizio di riparazione.

  • Sez. 4 n. 2198 del 12/01/2022 (Tringali), Rv. 282569 - 01

    Sez. 4 n. 2198 del 12/01/2022

    Sottolinea la necessità di evitare l'applicazione analogica di principi di responsabilità civile nella determinazione dell'indennizzo e di conformarsi invece alla disciplina di carattere processuale.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione deve valutare in modo autonomo e motivato, ex ante, se il comportamento del detenuto abbia etiologicamente contribuito alla detenzione, distinto dal giudizio penale sulla responsabilità.
  • Le 'frequentazioni ambigue' e i rapporti con soggetti con precedenti specifici possono costituire prova rilevante della condotta del richiedente e, se percepibili come indici di contiguità al sodalizio criminale, possono ostare al riconoscimento dell'indennizzo.
  • Conversazioni intercettate tra terze persone possono essere utilizzate nel giudizio di riparazione purché la loro portata sfavorevole al ricorrente sia stata univocamente accertata dalla sentenza di assoluzione o siano altrimenti attendibili nel contesto valutativo.
  • In caso di comportamento eziologicamente collegato alla detenzione, il giudice può escludere l'indennizzo se sussiste dolo o colpa grave; in caso di colpa lieve è invece possibile una riduzione dell'indennizzo, con gradazione motivata.
  • La quantificazione dell'indennizzo deve essere effettuata conformemente all'art. 314 c.p.p. e alla giurisprudenza sul rimedio riparatorio, evitando l'applicazione analogica delle norme civilistiche sulla responsabilità patrimoniale.
  • Il giudizio di riparazione non può ritenere provati fatti che il giudice della cognizione abbia escluso come provati, ma può trarre dal medesimo materiale probatorio valutazioni autonome e differenti, purché adeguatamente motivate.

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