Cassazione Penale, Sentenza n. 4871/2022 del 10/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per furto di 300 kg di limoni aggravato dalla violenza sulle cose. Denuncia in primo luogo che la Corte territoriale ha erroneamente ritenuto il furto consumato anziché tentato, sostenendo che l'imputato era sotto il controllo del personale di vigilanza il quale avrebbe scelto di non intervenire e solo di allertare le forze dell'ordine; in secondo luogo contesta il rigetto delle circostanze attenuanti generiche, rilevando il suo comportamento collaborativo dopo il fatto e nel corso del procedimento
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le censure generiche e sostanzialmente una ripetizione di quanto già dedotto in appello, senza un confronto puntuale con la ricostruzione dei fatti svolta dalla Corte territoriale. La Cassazione ha condiviso la qualificazione del furto come consumato, poiché l'imputato avrebbe conseguito l'autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva anche se per breve tempo; ha inoltre ritenuto legittima la negazione delle attenuanti generiche, avendo la Corte d'appello valorizzato negativamente i numerosi precedenti per reati della stessa specie. Per effetto dell'inammissibilità è stata condannata la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.)
Norme richiamate
art. 616 c.p.p.
Applicata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso
Giurisprudenza: Sez. 5, n. 48880 del 17/09/2018 (Rv. 274016)
Principio secondo cui il furto è consumato quando l'agente ha conseguito l'effettiva e autonoma disponibilità della cosa, anche se per breve tempo; la Corte di Cassazione ha richiamato questo orientamento per confermare la consumazione del furto
Giurisprudenza: Sez. U, Sentenza n. 52117 del 17/07/2014 (Rv. 261186)
Principio invece richiamato come riferimento in tema di tentativo di furto; la Corte ha ritenuto che la fattispecie concreta non rientrasse nell'ipotesi delineata da quella pronuncia
Massime di principio
- Il furto si considera consumato quando l'agente ottiene l'effettiva e autonoma disponibilità della cosa, anche se per brevissimo tempo; la presenza di sorveglianza che non impedisca il conseguimento non trasforma automaticamente il fatto in tentato
- In Cassazione le censure devono essere specifiche e confrontarsi puntualmente con la motivazione impugnata: argomentazioni generiche o mera ripetizione di quanto già sostenuto in sede di merito sono inammissibili
- La valutazione delle circostanze attenuanti è rimessa al giudice di merito; l'ammissione di responsabilità o il comportamento collaborativo possono essere valutati positivamente, ma possono risultare insufficienti se sussistono precedenti o elementi negativi rilevanti
- In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente è esposto alle spese processuali e ad eventuali somme da versare alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; dunque va valutato il rischio processuale prima di proporre ricorso
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