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Sentenza

Sentenza n. 110/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa, Sez. giur., n. 613/2024, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202500338

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del CGARS n. 613/2024, che aveva ordinato al Comune di provvedere alla ripianificazione urbanistica del fondo

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza ex art. 112 c.p.a., deducendo che il Comune di Palermo, nonostante la notificazione della sentenza n. 613/2024 e il decorso del termine di 180 giorni assegnato dal giudice, non aveva adottato gli atti necessari a dare al fondo una nuova disciplina urbanistica. L’Amministrazione si era limitata a comunicare l’avvio del procedimento di ripianificazione. Sono state dedotte la violazione e l’elusione del giudicato, il contrasto con gli artt. 3 e 9 Cost. e l’ingiustizia manifesta. Il ricorrente ha chiesto l’ordine di esecuzione, l’assegnazione di un nuovo termine, la nomina di un commissario ad acta, la fissazione di un’astreinte ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., nonché la condanna alle spese.

La decisione

Il CGARS ha accolto il ricorso di ottemperanza, rilevando, sulla base della documentazione depositata, che la sentenza azionata non era stata eseguita. Ha ordinato al Comune di Palermo di dare piena e integrale esecuzione al giudicato, adottando entro 180 giorni dalla notificazione o comunicazione della decisione tutti gli atti idonei a dettare la disciplina urbanistica del fondo. Per l’eventuale ulteriore inadempimento ha nominato un commissario ad acta, incaricato di provvedere in sostituzione del Comune entro 180 giorni dalla richiesta motivata dell’interessato, da presentarsi dopo l’inutile decorso del termine assegnato all’Amministrazione. Il Collegio ha previsto un’anticipazione di € 5.000,00 per il commissario, a carico delle parti in solido nei rapporti esterni e definitivamente del Comune nei rapporti interni, oltre agli adempimenti relativi alla relazione sull’attività e alla richiesta di liquidazione del saldo. Ha invece respinto la richiesta di astreinte, ritenendo non sussistenti i relativi presupposti in ragione dell’avvio, almeno parziale, del procedimento amministrativo e delle caratteristiche del procedimento di ripianificazione urbanistica. Il Comune è stato condannato alla rifusione delle spese del giudizio, liquidate in € 4.000,00 oltre oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.a.

    Consente di promuovere il giudizio di ottemperanza per ottenere l’esecuzione del giudicato amministrativo; il rimedio è stato ritenuto fondato perché la sentenza precedente non risultava eseguita.

  • art. 114 c.p.a.

    Il giudice […] salvo che ciò sia manifestamente iniquo […] fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato

    La fissazione della penalità di mora è rimessa a un ampio potere discrezionale del giudice dell’ottemperanza e può essere esclusa quando l’Amministrazione abbia almeno avviato l’attività esecutiva e le caratteristiche del procedimento rendano non necessaria la misura.

  • art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.

    Il giudice […] salvo che ciò sia manifestamente iniquo […] fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato

    L’astreinte non costituisce una conseguenza automatica dell’inottemperanza, ma uno strumento la cui applicazione richiede una valutazione discrezionale del giudice.

  • art. 71, comma 2, d.P.R. n. 115/2002

    È richiamato per assegnare al commissario ad acta un termine decadenziale di 100 giorni per presentare la richiesta di liquidazione dell’eventuale saldo delle spettanze e delle spese sostenute.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato dal ricorrente quale parametro asseritamente violato dalla mancata esecuzione del giudicato; la decisione accoglie il rimedio di ottemperanza senza sviluppare una specifica autonoma valutazione della norma.

  • art. 9 Cost.

    Richiamato dal ricorrente quale parametro asseritamente violato; la decisione non svolge una specifica autonoma analisi della disposizione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, quando dagli atti risulti che l’amministrazione non ha dato esecuzione al comando contenuto in una sentenza passata in giudicato, il giudice deve ordinare l’adozione degli atti necessari a realizzarlo, assegnando un termine perentorio coerente con l’attività amministrativa dovuta.
  • L’avvio del procedimento amministrativo non equivale, di per sé, alla piena esecuzione del giudicato quando la sentenza impone l’adozione degli atti conclusivi necessari a disciplinare la situazione sostanziale; esso può tuttavia essere valutato dal giudice ai fini della scelta delle misure di coercizione indiretta.
  • Il giudice dell’ottemperanza può nominare preventivamente un commissario ad acta, subordinandone l’intervento all’inutile decorso del termine assegnato all’amministrazione e a una richiesta motivata dell’interessato.
  • La penalità di mora prevista dall’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. è rimessa alla discrezionalità del giudice dell’ottemperanza e non è automatica; può essere negata quando l’amministrazione abbia avviato l’attività esecutiva e le caratteristiche del procedimento rendano non necessaria o non proporzionata l’astreinte.

Come è indicizzato

MaterieVincoli urbanisticiGiudizio di ottemperanza
RamiUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del poterePrincipio di legalità e tipicità

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