Cassazione Penale, Sentenza n. 24254/2024 del 19/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Brescia del 9/6/2023 che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha revocato la sospensione condizionale della pena e confermato la condanna a due anni di reclusione per il reato previsto dall'art. 10‑quater d.lgs. n. 74/2000. Il ricorrente deduce: (i) violazione degli artt. 192 e 234 c.p.p. perché la condanna sarebbe stata pronunciata in assenza dei modelli F24, mai prodotti in giudizio; (ii) insufficienza del dolo, sostenendo la propria buona fede e la regolarità della cessione del credito (perizia asseverata, delibera assembleare e operazioni deliberate prima del suo incarico), nonché di essere stato mero esecutore di decisioni altrui e di avere rassegnato dimissioni appena sospettata l'irregolarità.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato infondato. La Corte ha ritenuto provata la materialità del fatto e l'effettivo utilizzo in compensazione di crediti non spettanti per complessivi euro 1.999.003,58 durante il periodo di amministrazione del Bonicelli. Quanto al primo motivo, la Corte ha affermato che, sebbene l'uso del modello F24 sia l'atto tipico di estinzione dell'obbligazione tributaria, la produzione in giudizio degli F24 non è necessaria quando la prova può essere fornita con altri mezzi (ad es. elenco analitico dell'Agenzia delle Entrate acquisito nel processo). Quanto al secondo motivo, la Corte ha ritenuto che la consistenza degli importi, la reiterazione delle compensazioni e le palesi anomalie (credito ceduto molto elevato rispetto al volume d'affari del cedente, mancanza di notifica all'Agenzia) avrebbero dovuto indurre l'amministratore a verifiche più approfondite: l'inerzia e l'accettazione del rischio integrano almeno il dolo eventuale. Sono state ribadite le condizioni formali perché la cessione sia efficace nei confronti dell'Amministrazione finanziaria e l'onere del cessionario di accertarne il rispetto prima dell'utilizzo in compensazione.
Norme richiamate
art. 10‑quater, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Riserva la fattispecie penale alla condotta che, mediante indebita compensazione, determina un omesso versamento d'imposta; richiede la prova dell'inesistenza o non spettanza del credito e che tale credito sia stato effettivamente portato in compensazione
art. 17, d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241
Regola la compensazione tramite modello F24; costituisce il quadro normativo che descrive lo strumento tipico (F24) utilizzato per l'estinzione delle obbligazioni tributarie
artt. 192 e 234, cod. proc. pen.
Richiamati in relazione alla produzione e valutazione della prova; la Corte ha chiarito che il principio del libero convincimento e della libertà della prova consente di provare l'uso dell'F24 anche con strumenti diversi dalla produzione del modello cartaceo
art. 43, cod. pen.
Riferito alla qualificazione dell'elemento soggettivo; la contestazione verte sul dolo (anche in forma eventuale) relativo alla consapevolezza della non spettanza del credito
art. 69, R.D. 18 novembre 1923, n. 2440
Stabilisce le condizioni formali richieste per la cessione di crediti tributari (atto pubblico o scrittura privata autenticata) necessari per l'opponibilità all'Amministrazione finanziaria
art. 43‑bis, d.P.R. n. 602 del 1973
Richiamato sul tema dell'opponibilità e dell'efficacia della cessione nei confronti dell'Amministrazione finanziaria e dei relativi adempimenti formali
art. 1, d.m. Min. Fin. 30 settembre 1997, n. 384
Indica prescrizioni operative relative alla documentazione e alle modalità per la cessione/trasferimento dei crediti d'imposta e la loro efficacia nei confronti dell'Amministrazione
Giurisprudenza di Cassazione (es. Sez. 3, n. 15236 del 16/01/2015, Chiarolla)
Precedenti che chiariscono che l'assenza di compilazione dell'F24 può far escludere il reato in casi specifici, ma non impediscono che la prova dell'utilizzo in compensazione sia fornita con altri mezzi; la Corte distingue tra fattispecie materiale e mezzi di prova
Massime di principio
- L'utilizzo in compensazione di crediti d'imposta non spettanti integra il reato di indebita compensazione quando sia provato che il credito inesistente/non spettante è stato effettivamente impiegato per ridurre imposte dovute; la prova dell'uso non richiede necessariamente la produzione del modello F24 se il fatto può essere dimostrato con altro convincente materiale probatorio (es. elenco analitico dell'Agenzia delle Entrate).
- Prima di utilizzare in compensazione un credito acquisito da terzi, il cessionario/operatore deve verificare le condizioni formali e sostanziali che ne consentono l'opponibilità all'Amministrazione finanziaria (atto pubblico o scrittura privata autenticata e notificazione secondo le norme); l'omessa verifica, specialmente per importi anomali, può integrare il dolo eventuale.
- La mera delega o l'aver eseguito decisioni prese da altri non esonera l'amministratore che utilizza compensazioni rilevanti dall'onere di controllo: in presenza di elementi oggettivi di anomalia, l'inerzia può essere valutata come accettazione del rischio (dolo eventuale).
- La produzione di documentazione preventiva (perizie, verbali assembleari, comunicazioni all'Agenzia, copie degli F24) è essenziale a fini difensivi: l'assenza di una versione documentata e di deposizione personale in giudizio indebolisce la posizione dell'imputato.
- La correttezza formale della cessione (atto autenticato e notificato) è condizione per l'efficacia nei confronti del fisco; la cessione irregolare può rimanere valida tra le parti ma risultare inefficace verso l'Amministrazione, con conseguente rischio penale per chi ne fa uso.
- Il giudice penale valuta liberamente la prova: l'assenza di un mezzo probatorio tipico non impedisce la condanna se il quadro probatorio complessivo dimostra l'uso e la non spettanza del credito.
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