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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16358/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro la sentenza della Corte di Appello di Venezia che aveva confermato la responsabilità per una truffa contrattuale consistente nell'induzione di un soggetto a versare una caparra di 68.000 euro per l'acquisto di una vettura non disponibile. L'impugnazione denunciava: 1) vizi nella valutazione delle prove e nella qualificazione del fatto come truffa; 2) errori nel trattamento sanzionatorio, chiedendo l'esclusione della recidiva qualificata ritenuta dal giudice di merito.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi sollevati chiedessero una rivalutazione dei fatti e delle prove non consentita in sede di legittimità e non abbiano confutato le argomentazioni logiche e puntuali espresse nella sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato la legittimità dell'aumento di pena (metà) dovuto alla recidiva infraquinquennale e all'intervenuto vissuto criminale dell'imputato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende; la motivazione è stata redatta in forma semplificata poiché fondata su principi consolidati.

Norme richiamate

  • art. 106 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa per sostenere l'impossibilità di ritenere la recidiva reiterata e specifica; la Corte ha ritenuto la deduzione infondata, avendo valutato che i precedenti e il comportamento successivo giustificano la recidiva infraquinquennale.

  • art. 445 cod. proc. pen.

    Citando l'estinzione di precedenti reati ai sensi dell'art. 445, la difesa ha proposto l'esclusione della recidiva; la Corte ha valutato comunque la rilevanza temporale e la natura delle condanne per ritenere applicabile la recidiva.

  • art. 99 cod. pen.

    comma terzo in riferimento al comma secondo, n. 2 e 3

    La Corte ha ritenuto legittimo l'aumento di pena fino alla metà previsto per le condizioni ricorrenti (recidiva infraquinquennale e aggravanti legate al vissuto criminale), giustificando l'incremento sanzionatorio applicato.

Massime di principio

  • Un ricorso che si limiti a chiedere una diversa valutazione delle prove senza confrontarsi specificamente con la motivazione del giudice di merito è spesso dichiarato inammissibile per inidoneità del mezzo di impugnazione in sede di legittimità.
  • Per censurare la motivazione di merito è necessario indicare in modo puntuale le illogicità, le contraddizioni o l'insufficienza probatoria, non limitandosi ad affermazioni generiche.
  • La qualificazione di truffa contrattuale viene consolidata quando è dimostrato il dolo iniziale e l'utilizzo di artifizi o raggiri volti a indurre la vittima a versare somme (es. caparra per bene non disponibile).
  • La recidiva qualificata può essere valorizzata anche se alcuni precedenti risultano estinti, ove il complesso della condotta e la temporalità dei reati dimostrino un persistente comportamento criminoso; l'onere di provare l'irrilevanza dei precedenti grava su chi la invoca.
  • Le doglianze relative al trattamento sanzionatorio devono essere motivate specificamente (es. illustrare perché non ricorrono i presupposti di legge per la recidiva o per l'aumento di pena), altrimenti sono considerate eccessivamente generiche e inammissibili.
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare la condanna alle spese processuali e l'obbligo di versamento di somme alla Cassa delle ammende se non emergono elementi che escludano colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

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