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Sentenza

Sentenza n. 495/2026 - Catania, Sezione 5

per l'annullamento, previa sospensione - del parere di diniego del 5 novembre 2025 prot. n. 0017680 della Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina avente ad oggetto “Sanatoria ai sensi dell’art. 36 del DPR n. 380/01 – Accertamento di conformità e compatibilità paesaggistica in area di interesse paesaggistico vincolata, per le opere edilizie realizzate abusivamente, relativa alle difformità riscontrate nel compendio immobiliare sito in C-OMISSIS- -OMISSIS-. Fg.-OMISSIS-”, nonché di ogni altro atto antecedente e/o successivo comunque presupposto e/o consequenziale;

Giustizia amministrativa202600100

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: parere paesaggistico negativo reso dalla Soprintendenza sull’istanza di permesso di costruire in sanatoria ex art. 36-bis d.P.R. 380/2001, relativa a opere edilizie realizzate in area vincolata

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato il secondo parere negativo adottato dalla Soprintendenza in esecuzione di una precedente sentenza che aveva annullato il primo diniego, ritenendo che l’istanza dovesse essere valutata ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 e non dell’art. 36. Sono stati dedotti: violazione dell’art. 3 l. 241/1990 e dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001; difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, illogicità e difetto di motivazione, per avere la Soprintendenza utilizzato la formula generica delle opere quali “detrattori paesaggistici”, senza descrivere le caratteristiche concrete degli interventi, il loro impatto sul contesto e il contrasto con gli specifici obiettivi di tutela; omessa considerazione della proposta di ripristino della tettoia allo stato legittimo, con eliminazione delle pareti interne in cartongesso; violazione o elusione dell’effetto conformativo della precedente sentenza, per avere il provvedimento nuovamente posto in dubbio l’applicabilità dell’art. 36-bis; nullità o inefficacia del provvedimento per tale elusione. La ricorrente ha inoltre contestato le deduzioni formulate dall’Amministrazione soltanto in giudizio, riguardanti l’inapplicabilità dell’art. 36-bis, la natura non minore delle opere e il mancato rispetto dell’iter procedurale.

La decisione

Il ricorso è stato accolto integralmente. Il Collegio ha ritenuto che l’istanza dovesse essere valutata ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001, poiché tale riferimento risultava espressamente dal testo della domanda, anche se gli elaborati progettuali richiamavano l’art. 36. La Soprintendenza, insistendo sul diverso riferimento normativo, ha reso il parere ambiguo e si è posta in parziale elusione dell’accertamento contenuto nella precedente sentenza non impugnata. Anche ipotizzando che il parere fosse stato adottato ai sensi dell’art. 36-bis, esso è risultato viziato da difetto di istruttoria e motivazione: non ha considerato la proposta di ripristino della tettoia allo stato legittimo e ha utilizzato formule stereotipate, senza riferimenti alle specifiche opere, alla loro collocazione, al contesto paesaggistico, agli edifici circostanti e alle misure di mitigazione. Il giudice ha affermato che l’art. 36-bis consente la cosiddetta sanatoria condizionata e che anche il privato può proporre il parziale ripristino delle opere non sanabili, imponendo all’Amministrazione di valutarlo. È stata inoltre censurata la motivazione postuma fornita nelle memorie difensive, sia perché non può integrare la motivazione del provvedimento, sia perché fondata su questioni urbanistico-edilizie estranee alla competenza paesaggistica della Soprintendenza. Quest’ultima deve valutare esclusivamente la concreta incidenza dell’intervento sul paesaggio, senza verificare la regolarità urbanistico-edilizia, che spetta all’autorità competente per il titolo edilizio. Il parere è stato quindi annullato, con obbligo della Soprintendenza di rideterminarsi motivatamente sull’istanza e condanna della parte resistente alle spese, liquidate in euro 1.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 3 l. 241/1990

    Impone una motivazione effettiva e concreta del provvedimento, idonea a rendere comprensibili le ragioni della decisione e a consentire l’esercizio del diritto di difesa.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    È stato erroneamente assunto dalla Soprintendenza quale paradigma normativo esclusivo dell’istanza; il giudice ha rilevato che l’istanza era stata espressamente proposta ai sensi dell’art. 36-bis.

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    “lo sportello unico può condizionare il rilascio del provvedimento alla realizzazione, da parte del richiedente, degli interventi edilizi, anche strutturali, necessari per assicurare l'osservanza della normativa tecnica di settore relativa ai requisiti di sicurezza ((...)) e alla rimozione delle opere che non possono essere sanate ai sensi del presente articolo”

    La disposizione consente la sanatoria condizionata e deve essere interpretata nel senso che anche il privato può proporre il parziale ripristino o la rimozione delle opere non sanabili; l’Amministrazione deve valutare le misure di mitigazione proposte.

  • art. 167 d.lgs. 42/2004

    È richiamato quale disciplina paesaggistica applicata nel precedente parere; la decisione sottolinea che la valutazione paesaggistica deve concentrarsi sull’incidenza concreta dell’intervento sul paesaggio.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    È stato invocato dalla ricorrente per sostenere la nullità del provvedimento per elusione del giudicato; il giudice ha accertato l’illegittimità per contraddittorietà con il precedente giudicato e per difetto di istruttoria e motivazione, senza fondare autonomamente il dispositivo sulla nullità.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, dopo aver sentito le parti.

Massime di principio

  • Quando un’istanza di sanatoria è espressamente formulata ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001, l’Amministrazione deve valutarla secondo tale disciplina, anche se gli elaborati allegati contengono un riferimento erroneo o incompleto all’art. 36; non può limitarsi a valorizzare il riferimento formale contenuto nella documentazione progettuale.
  • L’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 consente la cosiddetta sanatoria condizionata: anche il privato può proporre il parziale ripristino o la rimozione delle opere non sanabili e l’Amministrazione è tenuta a esaminare le misure di mitigazione e conformazione prospettate.
  • Un parere paesaggistico negativo deve motivare in modo specifico l’incompatibilità dell’intervento, descrivendo le caratteristiche delle opere, la loro collocazione, il contesto paesaggistico, gli edifici circostanti e il concreto contrasto con gli obiettivi di tutela; formule stereotipate come “detrattori paesaggistici dei luoghi” non sono sufficienti.
  • Nell’esercizio della funzione paesaggistica la Soprintendenza deve esprimere, ove possibile, un dissenso costruttivo, indicando le modifiche, prescrizioni o accorgimenti tecnici idonei a rendere l’intervento compatibile con i valori tutelati e valutando le opere di mitigazione proposte.
  • La Soprintendenza deve limitare la propria valutazione alla concreta incidenza dell’intervento sul paesaggio e non può fondare il diniego su questioni di regolarità urbanistico-edilizia o sulla qualificazione del titolo edilizio applicabile, che appartengono alla competenza dell’autorità preposta al rilascio del titolo edilizio.
  • La motivazione del provvedimento non può essere integrata per la prima volta nel processo mediante argomentazioni contenute nelle memorie difensive dell’Amministrazione.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggisticaMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaEffetto conformativo e riedizione del poterePrincipio di legalità e tipicità

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