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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17718/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato, ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello apparente perché non sorretta da elementi attuali e perché ha svalutato l'effetto risocializzante della detenzione, facendo leva su comportamenti anteriori all'ultimo periodo detentivo. Ha annullato il provvedimento impugnato e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Messina in diversa composizione.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso il decreto che aveva confermato la sorveglianza speciale per due anni, sostenendo che la Corte d'appello non aveva valutato correttamente l'attuale pericolosità del ricorrente alla luce del buon comportamento tenuto durante un periodo detentivo di quattro anni e dell'assenza di episodi pericolosi nei mesi successivi alla scarcerazione (3/7/2020 - 4/11/2020). Si deduceva che la Corte non aveva considerato l'effetto risocializzante della detenzione e aveva basato la prognosi su fatti anteriori all'ultimo periodo detentivo.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 14, comma 2-ter

    Stabilisce che la verifica della pericolosità, dopo la cessazione di una detenzione per pena protrattasi almeno due anni, debba essere effettuata dal tribunale anche d'ufficio; impone quindi una nuova valutazione dell'attualità della pericolosità al termine di periodi detentivi rilevanti.

  • Legge 17 ottobre 2017, n. 161, art. 4, comma 1

    Ha introdotto la modifica al Codice antimafia che ha inserito il comma 2-ter nell'art. 14 del d.lgs. 159/2011, rendendo obbligatoria la rivalutazione della pericolosità dopo detenzioni di lunga durata.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 291 del 2013

    Il decorso di un rilevante lasso di tempo incrementa la possibilità che intervengano modifiche nell'atteggiamento del soggetto nei confronti dei valori della convivenza civile

    Riafferma la funzione rieducativa della pena e indica che non si può presumere a priori la persistenza della pericolosità dopo un trattamento carcerario significativo; implica la necessità di valutare l'effetto rieducativo sul soggetto.

  • Sezioni Unite, Sentenza n. 51407 del 21/06/2018

    Precisa che, al termine di una pena di durata rilevante, la pericolosità deve essere nuovamente valutata dal tribunale e che, in caso di detenzione lunga, la presunzione deve essere favorevole alla risocializzazione del condannato.

  • Sez. 5, Sentenza n. 9677 del 14/07/2014 (Vassallo)

    Definisce la 'motivazione apparente' come quella avulsa dalle risultanze processuali o basata su argomentazioni apodittiche prive di efficacia dimostrativa; utilizzata per censurare la decisione di merito che non ha fondato la prognosi su elementi attuali.

Massime di principio

  • Dopo una detenzione protrattasi per almeno due anni il tribunale è tenuto a riesaminare l'attualità della pericolosità e non può limitarsi a presunzioni basate su condotte antecedenti alla detenzione.
  • La funzione rieducativa della pena comporta una presunzione, almeno iuris tantum, di avvenuta risocializzazione che il giudice deve valutare concretamente mediante elementi attuali.
  • Il buon comportamento in carcere e l'assenza di episodi post-scarcerazione sono elementi rilevanti e non possono essere considerati automaticamente neutri: richiedono una valutazione prognostica in positivo a favore della cessazione della pericolosità.
  • Non è sufficiente richiamare fatti passati non aggiornati per confermare una misura di prevenzione: la prognosi deve fondarsi su dati recenti e pertinente al periodo successivo alla detenzione.
  • Se la motivazione della decisione di merito è priva di argomentazioni dimostrative e si limita ad affermazioni apodittiche o a richiamo di elementi inconferenti, la decisione può essere annullata per motivazione apparente e rinviata per nuovo esame.

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