Cassazione Penale, Sentenza n. 47372/2023 del 24/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva respinto le richieste di affidamento in prova, detenzione domiciliare e semilibertà relative a un cumulo di pene. Il Tribunale aveva ritenuto impossibile formulare una prognosi favorevole di non recidiva in quanto la condannata aveva commesso una nuova violazione della legge sugli stupefacenti il 5 luglio 2021, pochi giorni dopo la prima udienza sulle istanze, e in precedenza aveva precedenti per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. In cassazione la ricorrente contestava violazione di legge e motivazione rilevando che il reato del 5 luglio era un'ipotesi meno grave (comma 5 dell'art.73 d.P.R. 309/90), che l'aggravante di cui all'art.80 comma 1 lett. a) era stata esclusa dal riesame, e che la sua buona condotta durante gli arresti domiciliari non era stata adeguatamente valutata.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che il Tribunale di sorveglianza ha motivato adeguatamente la decisione: la commissione di due violazioni della legge sugli stupefacenti (la seconda commessa durante la misura cautelare), unitamente al precedente per associazione, costituiscono elementi indiziari di una persistenza della propensione a delinquere e della mancata revisione critica della condotta, giustificando un giudizio prognostico negativo circa l'esito delle misure alternative. Anche in assenza dell'aggravante formale, il fatto rivestiva indubbia gravità. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. 309/1990
Richiamato in relazione alla qualificazione del reato di detenzione/cessione di stupefacenti; la Corte osserva che, anche se l'ipotesi fosse quella del quinto comma (di minore gravità), il fatto commesso durante la misura cautelare mantiene rilevanza ai fini della valutazione prognostica sulla recidiva.
art. 80, comma 1, lett. a) d.P.R. 309/1990
Aggravante per cessione a minore; la Corte segnala che, benché il Tribunale del riesame l'avesse esclusa, la sua esclusione non annulla la valutazione complessiva della gravità del comportamento rilevante per l'esito delle misure alternative.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.
Fondamenti di impugnazione in cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione). La Corte ha ritenuto che le censure non dimostravano un vizio della motivazione idoneo a giustificare la cassazione.
art. 173 disposizioni attuative c.p.p.
Richiamato in ordine ai limiti di riproduzione del motivo nel ricorso; non incide sul merito della valutazione del giudice di merito.
Massime di principio
- La concessione di misure alternative alla detenzione richiede elementi positivi concreti che consentano una prognosi favorevole di non recidiva; la mera assenza di fattori negativi non basta.
- La commissione di un nuovo reato durante una misura cautelare o mentre si è sottoposti a restrizioni è un forte indice contrario all'affidamento in prova o ad altre misure alternative.
- La valutazione della gravità del fatto può rimanere rilevante anche se specifiche aggravanti formali sono state escluse da altri giudici; il giudice valuta la gravità complessiva ai fini prognostici.
- I precedenti penali e la persistenza di condotte correlate allo stesso tipo di reato (es. più violazioni della legge sugli stupefacenti) peggiorano la prognosi e rendono legittimo il rifiuto delle misure alternative.
- In sede di legittimità non è consentito rivedere liberamente la valutazione di merito: la cassazione controlla la sussistenza, adeguatezza, completezza e logicità della motivazione, non il diverso apprezzamento delle stesse circostanze.
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