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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37491/2022 del 04/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Brescia per tre censure: 1) violazione di legge e carenza di motivazione sulla sussistenza della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale; 2) aumento illegittimo della pena pecuniaria per il capo D) oltre il limite dei due terzi previsto dall'art. 99, comma 4, cod. pen.; 3) carenza di motivazione circa la sussistenza dell'attuale pericolosità sociale ai fini dell'espulsione a pena espiata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al secondo motivo (aumento della multa oltre il massimo previsto) e lo ha dichiarato fondato, annullando senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla pena pecuniaria. La Cassazione ha rideterminato la pena pecuniaria per il capo D) a euro 1.666,00 (invece di euro 2.500,00) e ha fissato la pena pecuniaria complessiva in euro 3.166,00. Gli altri motivi (sussistenza della recidiva e motivazione sull'espulsione) sono stati ritenuti infondati o inammissibili e quindi confermati dalla Suprema Corte.

Norme richiamate

  • art. 99 cod. pen.

    l'aumento della pena debba essere nella misura di due terzi

    In caso di recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale l'incremento della pena è limitato al massimo a due terzi della pena-base; la Corte ha applicato tale limite correggendo l'aumento della multa eccedente.

  • art. 235 cod. pen.

    Fondamento normativo per l'adozione della misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata in presenza di pericolosità sociale; la Corte d'appello lo ha richiamato per giustificare l'espulsione.

  • art. 86 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma del Testo Unico sugli stupefacenti richiamata insieme all'art. 235 c.p. per motivare l'espulsione in relazione a condotte di spaccio di stupefacenti.

  • art. 620, comma 1, lett. I), cod. proc. pen.

    Consente alla Cassazione, ove annulli senza rinvio, di rideterminare la pena pecuniaria; applicata per fissare l'importo corretto delle multe senza rinvio al giudice di merito.

  • Sez. U., n. 35738 del 27/05/2010 (Calibè)

    è compito del giudice verificare in concreto se la reiterazione dell'illecito sia sintomo effettivo di riprovevolezza e di pericolosità

    Principio giurisprudenziale richiamato: la qualificazione della recidiva richiede valutazione concreta di natura dei reati, omogeneità, distanza temporale e altri parametri personalizzanti, non un mero riscontro formale di precedenti.

Massime di principio

  • La recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale va accertata con valutazione concreta della riprovevolezza e della pericolosità dell'autore (natura dei reati, omogeneità, distanza temporale, occasionalità, ecc.), non con un mero elenco di precedenti.
  • L'aumento della pena per recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale è legalmente limitato al massimo a due terzi della pena-base: eccedenze saranno corrette dalla Cassazione.
  • La Corte di Cassazione può annullare senza rinvio e rideterminare le pene pecuniarie quando la correzione sia possibile in sede di legittimità (art. 620 c.p.p.).
  • L'adozione della misura di sicurezza dell'espulsione richiede motivazione concreta sulla pericolosità attuale dell'imputato (es. condotte reiterate, assenza di radicamento, attività di spaccio), e la decisione di merito si considera correttamente motivata se fornisce tali elementi.
  • Nel ricorso contro la qualificazione della recidiva è utile evidenziare specifici elementi fattuali che dimostrino la mancata omogeneità, la distanza temporale o l'eventuale occasionalità dei fatti per contrastare la valutazione di pericolosità.
  • Se la sanzione pecuniaria complessiva risultasse non correttamente calcolata per effetto di un incremento illegittimo, la Cassazione provvede a rideterminare l'importo complessivo quando possibile senza rinvio.

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