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Sentenza

Sentenza del 30/06/2021 n. 3289 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Accertamento - Convenzione Italia/Giappone - Divieto di doppia imposizione - Onere di provare la debenza.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La decisione ha ritenuto che grava sull'Amministrazione finanziaria l'onere di provare che il contribuente sia effettivamente tenuto al versamento delle imposte in Italia, nonostante la previsione convenzionale di doppia imponibilità. In mancanza di tale prova l'accertamento non può essere confermato e prevale la posizione del contribuente.

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Accertamento fiscale basato sulla Convenzione tra Italia e Giappone per evitare le doppie imposizioni: i redditi risultavano imponibili sia in Italia sia in Giappone. Questione principale se e in quale misura l'Amministrazione potesse chiedere il versamento delle imposte in Italia e quale fosse l'onere probatorio riguardo alla debenza dell'imposta in presenza della convenzione bilaterale.

Norme richiamate

  • Legge 23 dicembre 1972, n. 855 (ratifica accordi internazionali)

    Richiamata come base normativa per la Convenzione bilaterale; interpretata nel senso che la convenzione deve essere considerata nell'accertamento e che l'onere probatorio circa la debenza grava sull'Amministrazione quando la convenzione attribuisce competenze impositive a entrambi gli Stati

  • d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 165

    Articolo richiamato per la disciplina fiscale dei redditi internazionali e per l'applicazione delle convenzioni; interpretato come norma che non solleva l'Amministrazione dall'onere di dimostrare la sussistenza degli elementi che giustificano l'imposizione nonostante la convenzione

  • d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 1

    Norma richiamata in relazione ai poteri accertativi dell'Amministrazione; letta unitamente alla convenzione e alle altre norme, è stata interpretata nel senso che i poteri di accertamento devono comunque fondarsi su adeguata prova dell'obbligo tributario

Massime di principio

  • In presenza di una convenzione contro le doppie imposizioni l'Amministrazione deve provare di essere legittimata a tassare: non è sufficiente l'asserita imponibilità simultanea da parte dei due Stati senza elementi probatori.
  • Il contribuente può invocare la convenzione e pretendere che l'Amministrazione dimostri l'inesistenza o l'inefficacia delle situazioni che determinano esenzioni, crediti d'imposta o esclusioni dalla tassazione italiana.
  • Documentazione rilevante che l'Amministrazione deve considerare e, se opportuno, produrre: certificato di residenza fiscale estera del contribuente, prova di imposte effettivamente pagate all'estero, elementi che dimostrino luogo di produzione del reddito e l'eventuale assenza di stabile organizzazione in Italia.
  • Quando la convenzione prevede la possibile tassazione in entrambi gli Stati (o regole complesse su fonte e residenza), l'onere probatorio riguarda in particolare la sussistenza dei requisiti che legittimano l'esercizio del potere impositivo (residenza, stabile organizzazione, fonte del reddito, natura dei redditi).
  • Nei procedimenti di accertamento tributario il principio generale è che chi afferma un fatto costitutivo del proprio diritto (qui: l'imposizione) deve provarlo; quindi l'Amministrazione che pretende l'imposizione deve fornire elementi idonei a dimostrare la debenza dell'imposta nonostante la convenzione.

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