Sentenza n. 552/2026 - Salerno, Sezione 2
per l'annullamento dell’ordinanza Reg. Abus. n. 2434 bis del 2.10.2024 di demolizione di lavori edili, notificata in data 4.10.2024.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza di demolizione di opere edilizie realizzate in asserita difformità dalla SCIA alternativa al permesso di costruire
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza comunale di demolizione relativa a un’avanserra e a un impianto serricolo realizzati su fondi rustici destinati ad attività vivaistica. Hanno dedotto, in primo luogo, che la presentazione di un’istanza di permesso di costruire in sanatoria ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 avrebbe reso inefficace l’ordine demolitorio. In secondo luogo, hanno sostenuto che, decorso il termine di trenta giorni dalla presentazione della SCIA alternativa al permesso di costruire, il Comune avrebbe perso il potere di ordinare la demolizione, potendo intervenire soltanto mediante annullamento d’ufficio ex art. 21-nonies l. 241/1990. In terzo luogo, hanno lamentato la violazione della disciplina regionale campana sugli impianti serricoli, affermando che le opere fossero qualificabili come avanserra e quindi sottratte sia al permesso di costruire sia alla sanzione demolitoria prevista dall’art. 31 d.P.R. 380/2001.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse, senza esaminare nel merito le censure edilizie. Prima della proposizione del giudizio, la conduttrice aveva presentato un’istanza di accertamento di conformità in sanatoria. Secondo il Collegio, la presentazione dell’istanza fa venir meno, in linea di principio, l’interesse attuale e concreto a ottenere la decisione sull’impugnazione dell’ordine di demolizione, il quale resta sospeso ex lege; l’interessato potrà eventualmente impugnare il diniego, espresso o tacito, della sanatoria, mentre un eventuale accoglimento dell’istanza potrebbe determinare la cessazione della materia del contendere. Il TAR ha inoltre rilevato che la richiesta volontaria di sanatoria è incompatibile con la contestuale pretesa giudiziale di piena legittimità delle opere, poiché implica l’autodenuncia della loro abusività e contrasta con il principio nemo potest venire contra factum proprium. Le spese sono state compensate in ragione della definizione in rito.
Norme richiamate
art. 36-bis d.P.R. 380/2001
La presentazione dell’istanza di sanatoria determina, secondo la decisione, il venir meno dell’interesse attuale alla decisione sull’impugnazione dell’ordine di demolizione, che resta sospeso ex lege; l’eventuale diniego della sanatoria potrà essere autonomamente impugnato.
art. 21-nonies l. 241/1990
È stata invocata dai ricorrenti per sostenere che, decorso il termine di trenta giorni dalla SCIA alternativa, il Comune potesse intervenire soltanto mediante autotutela; la sentenza non esamina nel merito tale censura.
art. 31 d.P.R. 380/2001
È stato invocato dai ricorrenti in relazione alla sanzione demolitoria; la relativa questione non è stata esaminata per l’inammissibilità del ricorso.
legge regionale Campania n. 8/2013
È stata richiamata dai ricorrenti per sostenere la qualificazione delle opere come avanserra e la loro sottrazione al permesso di costruire e alla demolizione; la sentenza non decide la questione sostanziale.
Massime di principio
- La presentazione, prima o durante il giudizio, di un’istanza di sanatoria o di accertamento di conformità fa venir meno, in linea di principio, l’interesse attuale e concreto alla decisione dell’impugnazione dell’ordine di demolizione, poiché l’ordine resta sospeso ex lege e l’interessato può contestare l’eventuale diniego della sanatoria.
- La definizione positiva dell’istanza di sanatoria può determinare la cessazione della materia del contendere sull’impugnazione dell’ordine demolitorio.
- La richiesta volontaria di sanatoria, implicando l’autodenuncia dell’abusività o comunque dell’irregolarità delle opere, è incompatibile con la contestuale pretesa giudiziale di affermarne la piena legittimità; una simile condotta può comportare l’inammissibilità delle censure per violazione del principio nemo potest venire contra factum proprium.
- Quando l’istanza di sanatoria è incompatibile con la pretesa di legittimità delle opere, il giudice può definire il ricorso in rito senza esaminare le questioni relative alla qualificazione edilizia delle opere, ai termini della SCIA e ai presupposti della demolizione.
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