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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28/2022 del 04/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta congiunta di concessione dei benefici penitenziari (affidamento in prova al servizio sociale e detenzione domiciliare) in relazione a una pena residua di 1 anno, 10 mesi e 25 giorni. Il Tribunale di sorveglianza di Bologna aveva respinto le istanze motivando con il vissuto criminale del condannato, l'assenza di prospettive lavorative adeguate e la frazione detentiva ancora da scontare. Il ricorrente impugnava per cassazione denunciando violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo la sua evoluzione personale e il processo rieducativo (residenza in Germania e titolarità di un'impresa edile). Successivamente, il ricorrente ha rinunciato al ricorso (15/11/2021) giustificando la rinuncia con la carenza di interesse all'impugnazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse a seguito della rinuncia del ricorrente. Il Collegio ha richiamato la nozione di interesse ad impugnare (art. 568, comma 4 c.p.p.) come requisito utilitaristico, con finalità negative e positive, che deve sussistere sia al momento della proposizione del gravame sia al momento della decisione. Poiché il ricorrente ha formalmente rinunciato al ricorso prima della decisione, sono venute meno le esigenze di attualità e concrete utilità dell'impugnazione, determinando l'inammissibilità. Decisione resa il 16/11/2021.

Norme richiamate

  • art. 568, comma 4 cod. proc. pen.

    art. 568, comma 4 cod. proc. pen.

    L'art. 568, comma 4 c.p.p. richiede che l'interesse a impugnare sia concreto e attuale; l'interesse va inteso utilitaristicamente (finalità negativa di rimuovere uno svantaggio e finalità positiva di ottenere una decisione più favorevole) e deve sussistere sia al momento della proposizione dell'impugnazione sia al momento della sua decisione

  • Sez. U., n. 6624 del 27/10/2011 (Marinaj)

    Giurisprudenza della Corte che definisce la nozione di interesse a impugnare in termini utilitaristici (finalità negativa e positiva) e sottolinea la necessità di concretezza e attualità dell'interesse

  • Sez. 1, n. 8763 del 25/11/2016 (Attanasio)

    Precedente giurisprudenziale che chiarisce come il requisito dell'interesse debba persistere fino al momento della decisione dell'impugnazione per incidere effettivamente sulla posizione giuridica del ricorrente

Massime di principio

  • La rinuncia formale al ricorso determina la sopravvenuta carenza di interesse e l'inammissibilità dell'impugnazione se effettuata prima della decisione.
  • L'interesse a impugnare è un requisito sostanziale: deve essere concreto e attuale sia all'atto della proposizione sia al momento della decisione, e va valutato in termini utilitaristici (rimuovere uno svantaggio o ottenere un vantaggio).
  • Quando si impugna il diniego di benefici penitenziari, è importante provare e documentare tempestivamente ogni elemento di modifica della situazione personale (es. lavoro, percorso rieducativo) e mantenere l'interesse fino alla definizione del giudizio di impugnazione.
  • Il Tribunale di sorveglianza può legittimamente negare misure alternative sulla base del vissuto criminale, del disvalore delle condotte e dell'assenza di adeguate prospettive lavorative; tali valutazioni devono essere motivate, ma la loro eventuale impugnazione perde efficacia se il ricorrente rinuncia.
  • Se le circostanze migliorano dopo la proposizione del ricorso (es. nuova occupazione), il ricorrente deve dimostrare la persistenza dell'interesse e la probabilità che la decisione di merito possa cambiare; altrimenti la mancanza di utilità dell'impugnazione può portare a inammissibilità.
  • Prima di rinunciare a un ricorso, valutare le conseguenze processuali: la rinuncia può precludere la possibilità di ottenere una rivalutazione giudiziale successiva con gli stessi mezzi impugnatori.

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