Cassazione Penale, Sentenza n. 5672/2024 del 09/02/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza del 25/02/2022 con cui il Tribunale di Trieste, a seguito di giudizio abbreviato, ha condannato l'imputato per il reato previsto dall'art. 5, lett. b), legge 30/04/1962 n. 283 (detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione). Il ricorso denunciava: errata applicazione della norma e carenza motivazionale per non aver effettuato analisi di laboratorio sul deperimento degli alimenti; illegittimo richiamo al d.lgs. n. 110/1992; omissione nel valutare che non si erano verificati malori fra i clienti (sostegno che il reato sarebbe di danno e non di pericolo); applicabilità dell'art. 9 legge n. 689/1981 (specialità amministrativa) essendo già stata inflitta sanzione amministrativa; mancata valutazione degli artt. 62-bis e 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto e attenuanti), mancata valutazione dell'esiguità delle quantità e del comportamento collaborativo; omissione di motivazione sulla richiesta di non menzione della condanna.
La decisione
Il ricorso è dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto che: il reato di cui all'art. 5, lett. b), L. 283/1962 punisca la modalita' di detenzione e il cattivo stato di conservazione e non richieda l'accertamento del deperimento tramite analisi di laboratorio; i verbali ispettivi e le dichiarazioni degli accertatori possono legittimamente provare il cattivo stato di conservazione; l'eventuale riferimento al d.lgs. 110/1992 non esclude la perseguibilita' penale quando il congelamento/surgelamento non sia stato effettuato secondo le cautele previste; l'illecito amministrativo previsto dal d.lgs. 193/2007 non esclude l'azione penale ove ricorra la riserva 'salvo che il fatto costituisca reato' e gli elementi giuridici delle due fattispecie sono diversi; le censure sui benefici (attenuanti, tenuità, non menzione) sono infondate o inammissibili perché i benefici non erano stati chiesti in sede di merito e la sentenza ha motivato adeguatamente l'assenza di circostanze favorevoli. Conseguentemente, il ricorrente è condannato alle spese del procedimento e al versamento alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 5, lettera b), legge 30 aprile 1962 n. 283
La norma punisce la detenzione per la vendita, la somministrazione o la distribuzione di sostanze alimentari "in cattivo stato di conservazione"; l'elemento rilevante è la modalità di detenzione e conservazione, non il comprovato deperimento o il concreto danno alla salute.
d.lgs. 27 gennaio 1992 n. 110, art. 3
Disposizioni sull'alimenti surgelati: la violazione delle modalità di surgelazione/conservazione può integrare il reato quando la preparazione o surgelamento non sono stati effettuati senza indugio o secondo le modalità previste.
d.lgs. 19 agosto 2005 n. 193, art. 6, comma 5
Sanzione amministrativa per il mancato rispetto dei requisiti igienici comunitari; contiene la clausola di riserva 'salvo che il fatto costituisca reato', per cui l'accertamento amministrativo non esclude automaticamente il procedimento penale.
Regolamenti CE n. 852/2004 e n. 853/2004
Regolamentano i requisiti igienico-sanitari applicabili in ambito amministrativo; la loro violazione rileva ai fini amministrativi ma non coincide necessariamente con il concetto penale di cattivo stato di conservazione.
artt. 62-bis e 131-bis cod. pen.
Previsioni relative alla particolare tenuità del fatto e alla recidiva/situazioni attenuanti; nel caso di specie la Corte ha ritenuto che gli elementi fattuali (elevato grado di pericolo e assenza di comportamenti riparatori) impedivano l'applicazione favorevole di tali istituti.
art. 9 legge 24 novembre 1981 n. 689
Regola la specialità degli illeciti amministrativi rispetto a quelli penali; la Corte ha ritenuto che non operi in senso da escludere la responsabilità penale quando la fattispecie amministrativa prevede la riserva per il caso che il fatto costituisca reato e quando gli elementi oggettivi delle fattispecie sono diversi.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che disciplina le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso per cassazione, fra cui l'onere delle spese e il versamento alla Cassa delle ammende, applicata per l'equa fissazione della somma dovuta.
Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000 n. 186
Giurisprudenza citata dalla Corte di Cassazione per valutare l'assenza di colpa nella proposizione del ricorso e la conseguente applicazione delle sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità.
Massime di principio
- Il "cattivo stato di conservazione" previsto dall'art. 5, lett. b), L. 283/1962 si valuta sulla base delle modalità di detenzione e conservazione: non è necessario provare il deperimento chimico/biologico tramite analisi di laboratorio se i verbali ispettivi forniscono elementi oggettivi.
- L'assenza di malori o danni accertati ai consumatori non esclude automaticamente la configurabilità del reato: non è richiesto il concreto danno alla salute, ma la pericolosità o inadeguatezza della conservazione.
- La sanzione amministrativa per violazioni igienico-sanitarie non impedisce l'azione penale quando la normativa amministrativa stessa prevede la riserva 'salvo che il fatto costituisca reato' o quando gli elementi giuridici delle fattispecie differiscono.
- Per ottenere attenuanti, generale tenuità del fatto o benefici come la non menzione, è fondamentale che tali istanze e le relative prove siano concretamente sollevate e documentate nel giudizio di merito; non possono essere dedotte in cassazione se non richieste prima.
- I giudici possono fondare la valutazione sul contenuto dei verbali ispettivi e sulle dichiarazioni degli accertatori; contestazioni meramente generiche in sede di cassazione, non supportate da specifici elementi probatori, rischiano l'inammissibilità.
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