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Sentenza

Sentenza n. 5939/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Veneto (Sezione II) n. 1907 del 18 luglio 2024

Giustizia amministrativa202501333

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Veneto che aveva accertato la non debenza del contributo di costruzione relativo a un intervento edilizio assentito mediante SCIA e condannato il Comune alla restituzione delle somme versate

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (impresa)

Prevale il privato

La controversia

La società aveva chiesto al TAR l'accertamento della non debenza, o la corretta quantificazione, del contributo di costruzione relativo a opere eseguite in un capannone destinato a magazzino e logistica, nonché la restituzione di quanto versato, comprese sanzioni e ulteriori oneri. Il TAR aveva accolto il ricorso, ritenendo che gli interventi consistessero essenzialmente nella diversa distribuzione interna dell'edificio e nella realizzazione, su una parte limitata del fabbricato, di uffici e spazi accessori per dipendenti e autisti, senza mutamento della destinazione dell'immobile né incremento dimostrato del carico urbanistico. Il Comune ha appellato la sentenza deducendo: violazione degli artt. 113 e 116 c.p.c.; violazione dell'art. 112 c.p.c. e difetto di motivazione; violazione degli artt. 6, 10 e 22 del d.P.R. n. 380/2001, nella formulazione vigente alla data della SCIA; falsa applicazione della disciplina successiva e violazione del principio tempus regit actum; ulteriore violazione degli artt. 6, 10 e 22 del d.P.R. n. 380/2001. Secondo il Comune, le opere erano più consistenti della manutenzione straordinaria, avevano trasformato un deposito-magazzino all'ingrosso in un organismo edilizio a uso direzionale-produttivo, avevano suddiviso stabilmente lo spazio in più unità autonomamente accessibili e avevano determinato un aumento del carico urbanistico per la presenza stabile di persone e il più intenso utilizzo delle opere di urbanizzazione.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l'appello e confermato la decisione del TAR. Ha ricordato che gli oneri di urbanizzazione compensano la collettività per il carico urbanistico aggiuntivo prodotto dall'attività edilizia, mentre il costo di costruzione costituisce una compartecipazione all'incremento di valore dell'immobile; il contributo deve essere correlato al volume e alla superficie interessati dall'intervento e non può essere nuovamente richiesto, determinando una duplicazione, quando manchino mutamenti di destinazione d'uso, incrementi di volumetria o aumenti di superficie utile. Applicando l'art. 10 del d.P.R. n. 380/2001 nella versione vigente al momento della SCIA, il Collegio ha ritenuto che le opere — rimozione e realizzazione di tramezzi, partizioni interne, nuova scala, nuovi servizi igienici e adeguamenti impiantistici — non avessero creato un nuovo edificio, nuove unità immobiliari, volumi o superfici aggiuntive, né avessero modificato sostanzialmente l'organismo edilizio, rimasto destinato all'attività di magazzino e logistica. Quanto al carico urbanistico, il giudice ha ritenuto necessario valutare l'immobile nel suo complesso e secondo un apprezzamento globale, considerando la destinazione prevalente dell'attività e il carattere ancillare di uffici e spazi per i dipendenti, senza segmentare atomisticamente i singoli locali. La realizzazione di tali spazi non dimostra di per sé un aumento del carico urbanistico; la sottrazione di aree allo stoccaggio e alla movimentazione delle merci può persino comportare una minore movimentazione di mezzi pesanti. Le censure di contraddittorietà, difetto di motivazione e falsa applicazione di legge sono state quindi ritenute infondate. Il Comune è stato condannato alla rifusione delle spese del grado di appello, liquidate in euro 4.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 10 d.P.R. 380/2001

    1. Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire: a) gli interventi di nuova costruzione; b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica; c) gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, ((...)) dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d'uso.

    La disciplina applicabile è quella vigente al momento della presentazione della SCIA. Le opere interne prive di creazione di nuove unità immobiliari, volumi o superfici aggiuntive e non idonee a trasformare sostanzialmente l'organismo edilizio non rientrano tra gli interventi onerosi considerati dalla norma.

  • art. 6 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal Comune tra le disposizioni edilizie applicabili, ma non oggetto di autonoma interpretazione decisiva nella motivazione.

  • art. 22 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal Comune in relazione al regime della SCIA, senza autonoma interpretazione decisiva nella motivazione.

  • art. 113 c.p.c.

    Invocato dal Comune per contestare la decisione del TAR; la censura è stata respinta unitamente agli altri motivi.

  • art. 116 c.p.c.

    Invocato dal Comune in relazione alla valutazione delle risultanze processuali; la censura è stata respinta.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato per dedurre difetto di motivazione e ultrapetizione; le relative censure sono state ritenute infondate.

Massime di principio

  • Il contributo di costruzione è dovuto in presenza di un effettivo aggravamento del carico urbanistico o di una trasformazione edilizia onerosa, e non può essere nuovamente richiesto quando l'intervento non comporti mutamento di destinazione d'uso, incremento di volumetria, aumento di superficie utile o sostanziale trasformazione dell'organismo edilizio.
  • Per stabilire se opere interne abbiano determinato un mutamento rilevante dell'organismo edilizio, occorre verificare se esse abbiano creato un edificio o unità immobiliari nuovi, modificato volumi o superfici, oppure inciso sostanzialmente sulla conformazione e sulla funzione dell'immobile; la mera diversa distribuzione interna con adeguamenti impiantistici non è di per sé sufficiente.
  • La destinazione d'uso di un immobile deve essere valutata in relazione alla funzione prevalente dell'intero organismo edilizio; uffici, spogliatoi, mense e altri spazi destinati al personale possono mantenere carattere ancillare rispetto all'attività principale e non costituiscono autonomo mutamento di destinazione d'uso.
  • L'incremento del carico urbanistico non può essere desunto automaticamente dalla presenza stabile di persone o dalla realizzazione di locali accessori, ma deve essere dimostrato mediante una valutazione concreta e globale dell'intervento e del suo impatto sulle opere di urbanizzazione.
  • La verifica dell'incremento del carico urbanistico deve essere compiuta considerando l'immobile nel suo complesso e non atomisticamente rispetto alle singole partizioni interne; la sottrazione di spazi destinati a stoccaggio e movimentazione può, in concreto, ridurre anziché aumentare l'impatto sui servizi e sulle dotazioni territoriali.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziContributo di costruzione e oneriQualificazione degli interventi
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaOnere della prova e principio dispositivo

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