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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1957/2023 del 18/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che aveva riformato parzialmente la misura cautelare disponendo la sospensione dall'esercizio del pubblico servizio in luogo degli arresti domiciliari, confermando però la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per i reati di appropriazione di carburante (artt. 81 e 314, nonché 56 e 314 c.p.) commessi in concorso col padre. Il motivo principale del ricorso era la violazione di legge e il vizio di motivazione per avere il Tribunale del riesame qualificato i due indagati come "incaricati di pubblico servizio" senza adeguata motivazione e senza considerare la documentazione (tra cui il CCNL) che dimostrava che i due erano assunti con qualifiche di operaio e conducente aventi "mere mansioni esecutive" o materiali, privi di poteri decisionali o discrezionali.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso, ritenendo fondato il motivo di violazione di legge (assorbendo il vizio di motivazione). Ha rilevato che il Tribunale del riesame ha erroneamente attribuito ai D'Addetta la qualifica di incaricati di pubblico servizio limitandosi al fatto che fossero dipendenti della concessionaria del servizio di raccolta rifiuti, senza considerare la natura materiale ed esecutiva delle loro mansioni come risultante dal contratto di lavoro. Poiché la qualificazione soggettiva di "incaricato di pubblico servizio" è elemento necessario per la configurabilità dei reati contestati (art. 314 e connessi), la sua assenza impedisce il mantenimento della misura interdittiva. La Corte ha dunque annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata del 25/07/2022 e il provvedimento cautelare originario del 13/07/2022 emesso dal Gip di Foggia, disponendo l'immediata cessazione della misura interdittiva e demandando le comunicazioni di rito.

Norme richiamate

  • art. 358 cod. pen.

    "Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale"

    La Corte richiama la definizione normativa per ribadire che la qualifica di "incaricato di pubblico servizio" esclude chi svolge mere mansioni materiali o esecutive prive di poteri decisionali o discrezionali; tale qualificazione soggettiva è presupposto necessario per l'applicazione dei reati contro la pubblica amministrazione invocati.

  • artt. 81 e 314 cod. pen.

    Gli articoli (reati di concorso e appropriazione indebita aggravata nell'esercizio di pubblico servizio) sono stati richiamati come contestazione, ma la loro applicabilità dipende dalla sussistenza della qualifica di incaricato di pubblico servizio che la Corte ha ritenuto non dimostrata.

  • art. 56 e 314 cod. pen.

    Richiamati quale contestazione in concorso (art. 56) con l'art. 314; la Corte ha ritenuto che, in mancanza della qualifica soggettiva, i presupposti per tali reati non sussistano allo stato.

  • art. 289 cod. proc. pen.

    Norma sulla misura interdittiva (sospensione dall'esercizio del pubblico servizio): la Corte ha ritenuto che l'assenza della qualifica di incaricato di pubblico servizio impedisca la permanenza di tale misura.

  • art. 626 cod. proc. pen.

    Rinvio agli adempimenti comunicativi conseguenti all'annullamento della misura, da eseguirsi dalla cancelleria.

  • Contratto collettivo nazionale di lavoro (aziende igiene ambientale, vigente dal 10/03/2021)

    "assegnazione di mere 'mansioni esecutive' ovvero di compiti materiali richiedenti 'l'applicazione di procedure e metodi operativi prestabiliti e specifiche conoscenze teorico-pratiche (...) con autonomia operativa limitata ad istruzioni generali non necessariamente dettagliate'"

    Il CCNL è stato considerato elemento probatorio che dimostra come le mansioni ricoperte rientrassero nella sfera delle attività materiali/esecutive, escludendo la sussistenza di funzioni di carattere intellettivo e discrezionale necessarie per la qualifica di incaricato di pubblico servizio.

Massime di principio

  • La qualifica di "incaricato di pubblico servizio" non scatta automaticamente perché il soggetto lavora per una concessionaria di un servizio pubblico: occorre che la funzione esercitata comporti compiti di carattere intellettivo o poteri anche limitati di natura pubblicistica, non mere mansioni materiali.
  • Quando la contestazione penale si fonda sui reati previsti per gli incaricati di pubblico servizio (es. art. 314 c.p.), l'accertamento del ruolo lavorativo concreto (descrizione mansioni, CCNL, posizioni organizzative) è essenziale e la sua assenza invalida la qualificazione del reato.
  • Documentazione contrattuale (CCNL, qualifica di assunzione, mansioni assegnate) può essere determinante per dimostrare l'assenza di poteri discrezionali e quindi per escludere la configurabilità del reato aggravato dall'essere pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio.
  • Se la misura cautelare interdittiva è basata sulla sussistenza della qualifica di pubblico servizio e questa viene meno, la misura non può essere mantenuta e va revocata immediatamente.
  • Nei casi in cui l'appropriazione sia commessa da lavoratori con mansioni materiali ma in concorso con colleghi titolari di responsabilità organizzative, è possibile che la qualifica di pubblico servizio venga comunque riconosciuta nella misura in cui risulti una partecipazione alla struttura dirigente o alla volontà organizzativa della concessionaria; pertanto l'analisi dovrà essere sempre individuale e motivata.

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