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Sentenza

Sentenza n. 8817/2026 - Roma, Sezione 2Q

per l’accertamento, previa tutela cautelare, dell’illegittimità del silenzio serbato dal MAECI in ordine alla richiesta di convocazione per formalizzare l’istanza di visto per motivi di studio.

Giustizia amministrativa202510734

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio dell’Amministrazione sulla richiesta di convocazione per formalizzare l’istanza di visto per motivi di studio

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a. contro l’inerzia dell’Ambasciata d’Italia a Islamabad, deducendo di avere presentato il 12 settembre 2025 una richiesta di attivazione della procedura per il visto di ingresso per motivi di studio, dopo la preiscrizione all’Università degli Studi di Napoli Federico II, senza riuscire a ottenere un appuntamento per formalizzare la domanda. Ha chiesto l’accertamento dell’illegittimità del silenzio e, in via principale, il riconoscimento del diritto al rilascio del visto oppure, in subordine, la convocazione presso la sede diplomatica per formalizzare la domanda. Il Ministero ha eccepito l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, sostenendo che era stato fissato un appuntamento. Dopo che il difensore della ricorrente aveva disconosciuto tale appuntamento, il TAR aveva accolto la domanda cautelare ordinando la convocazione entro sette giorni. Successivamente, a seguito dell’appuntamento del 28 ottobre 2025, l’istanza di visto è stata acquisita e poi respinta con provvedimento del 21 gennaio 2026. La ricorrente non ha impugnato il diniego con motivi aggiunti ai sensi dell’art. 117, comma 5, c.p.a.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L’originaria inerzia amministrativa è stata superata: l’interessata è stata convocata, ha formalizzato la domanda e l’Amministrazione ha adottato un provvedimento espresso di diniego. Poiché il diniego non è stato impugnato con motivi aggiunti nel giudizio sul silenzio, non permaneva un interesse attuale alla decisione sull’inerzia, né il giudice poteva esaminare la legittimità del nuovo provvedimento nell’ambito del ricorso originario. Le spese di lite sono state compensate in ragione dell’esito in rito.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l’azione contro il silenzio dell’amministrazione e consente, nel corso del giudizio, l’impugnazione del provvedimento sopravvenuto mediante motivi aggiunti.

  • art. 117, comma 5, c.p.a.

    La mancata proposizione di motivi aggiunti contro il provvedimento espresso sopravvenuto impedisce di estendere il giudizio sul silenzio alla legittimità del nuovo atto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Impone la declaratoria di improcedibilità quando, per sopravvenute ragioni, viene meno l’interesse alla decisione sul ricorso.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, l’adozione di un provvedimento espresso successivo, anche se sfavorevole, fa venir meno l’interesse alla decisione sull’inerzia originariamente contestata.
  • Quando nel corso del giudizio sul silenzio l’amministrazione adotta un provvedimento espresso, il ricorrente deve impugnarlo con motivi aggiunti ai sensi dell’art. 117, comma 5, c.p.a. per trasferire il thema decidendum sulla legittimità del nuovo atto.
  • La mancata impugnazione del provvedimento espresso sopravvenuto comporta l’improcedibilità del ricorso contro il silenzio per sopravvenuto difetto di interesse, senza possibilità di ottenere nel giudizio originario una pronuncia sul merito del provvedimento successivamente adottato.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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