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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 931/2024 del 10/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il decreto di sequestro probatorio (28/04/2023) riguardante catene, lucchetti e cartelli posti all'ingresso di un fondo per impedirne l'accesso a Megna Adele. Il ricorrente deduce che il Tribunale avrebbe dovuto rimettere la controversia sulla proprietà del fondo al giudice civile, sostenendo di vantare il possesso ad usucapione del terreno e quindi la non legittimità del sequestro.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice del riesame avesse correttamente valutato il fumus commissi delicti e la necessità del sequestro probatorio sugli oggetti (catene, lucchetti e cartelli) strumentali all'accertamento dei reati contestati. Ha escluso l'obbligo di devolvere la questione di proprietà al giudice civile, poiché il sequestro non riguardava il suolo ma strumenti inibitori dell'accesso e il Tribunale ha mantenuto il sequestro (quindi non operava la traslazione della giurisdizione prevista dall'art. 324 c.p.p., comma 8). Conseguentemente, il ricorso è inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • artt. 81 cpv., 633, 392, 393 cod. pen.

    Indicazione delle fattispecie di reato contestate: sono i reati astrattamente valutati dal giudice del riesame per accertare il fumus commissi delicti e la corrispondente necessità del sequestro probatorio.

  • art. 324 cod. proc. pen., commi 7 e 8

    Il comma 8 impone la devoluzione al giudice civile della controversia sulla proprietà solo nel caso in cui il giudice penale intenda restituire la cosa. Qui, poiché il giudice del riesame ha confermato e mantenuto il sequestro, non si applica la traslazione della giurisdizione e non era obbligatorio rimettere la questione al civile.

  • art. 263 cod. proc. pen., comma 3

    Richiamato per delineare i casi di competenza e le interazioni tra giurisdizioni penale e civile in materia di cose sottoposte a misura.

  • art. 2 cod. proc. pen.

    Principio che legittima il giudice penale a decidere anche su questioni pregiudiziali alla sua decisione, con valenza incidentale, quando ciò sia necessario per il provvedimento cautelare.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alla somma a favore della Cassa delle ammende per ricorsi dichiarati inammissibili per colpa; qui applicata con determinazione della sanzione in euro 3.000.

  • Giurisprudenza di riferimento (Sez. U. n. 36072/2018; Sez. U. n. 5876/2004; varie sezioni: n. 3465/2019, n. 25320/2016, n. 15254/2015, n. 21157/2019)

    Richiami giurisprudenziali usati per precisare i requisiti motivazionali del decreto di sequestro probatorio e per stabilire il corretto ambito di sindacato del giudice del riesame (verifica del fumus e delle esigenze probatorie, non un giudizio di merito sulla proprietà).

Massime di principio

  • Il giudice penale che esamina un sequestro probatorio verifica il fumus commissi delicti e la necessità del sequestro per acquisire prove non altrimenti reperibili, non decide in merito alla titolarità definitiva del diritto di proprietà.
  • L'obbligo di devolvere la controversia sulla proprietà al giudice civile (art. 324 c.p.p., comma 8) opera solo se il giudice penale intende restituire la cosa; se mantiene il sequestro non è necessaria la traslazione della giurisdizione.
  • Se il sequestro riguarda oggetti strumentali all'ipotesi di reato e non il bene immobile in sé, il sindacato del riesame è finalizzato a valutare l'idoneità di quegli oggetti come prove, non la meritevolezza della pretesa proprietaria.
  • Le doglianze difensive che sollevano questioni di titolo (es. usucapione) non sono adeguate a invertire la valutazione di fumus se non allegano elementi idonei a escludere la necessità del sequestro; tali questioni restano normalmente devolute al giudice civile, salvo che il giudice penale intenda restituire gli oggetti.
  • Ricorsi fuori dai casi di legge o che misconoscono la funzione limitata del riesame penale sono inammissibili e possono comportare condanne per spese e sanzioni verso il ricorrente.

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