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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4042/2022 del 04/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva rigettato la richiesta di revoca del provvedimento del G.I.P. con cui erano stati applicati nei confronti di Vincenzo Dattilo gli arresti domiciliari. Dattilo è indagato per tentata estorsione, aggravata dall'uso del 'metodo mafioso' (art. 416-bis), in concorso con altri: sarebbe stato mediatore tra Carmelo Bagalà e Massimo Notarianni per l'acquisto dell'Hotel dei Fiori, e, oltre a favorire il contatto economico, avrebbe istigato e sollecitato Bagalà a intimidire la vittima e i suoi familiari, fornendo informazioni utili (indirizzo, foto del citofono) e suggerendo l'impiego di emissari per "imbasciate" alla madre della vittima. Il Tribunale del riesame aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione), motivando che l'intermediario aveva agito anche per un interesse personale (provvigione/interessi propri) e che le minacce erano idonee a costringere la vittima al pagamento di una somma non azionabile giudizialmente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondato e/o non sufficientemente specifico il primo motivo sulla qualificazione giuridica dei fatti, confermando la corretta applicazione del principio di diritto che distingue l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni dall'estorsione: quando il terzo agisca anche per proprio interesse e in autonomia, integra concorso in estorsione. Ha altresì rigettato il motivo relativo alla presunta carenza investigativa, ricordando che l'individuazione delle attività investigative è rimessa al pubblico ministero e non sanzionabile con ricorso per cassazione per mancata acquisizione di prove. Infine la Corte ha ritenuto congrua e logicamente motivata la valutazione del Tribunale circa il pericolo di reiterazione (anche alla luce della contiguità con ambienti criminogeni e dell'uso del metodo mafioso), notando che la distanza temporale dei fatti non esclude di per sé le esigenze cautelari. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; Dattilo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare una somma alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    La Corte conferma che l'estorsione ricorre quando la minaccia o la violenza è diretta a ottenere un profitto ingiusto da persona estranea al rapporto obbligatorio; qui le pretese non erano azionabili dinanzi all'autorità giudiziaria e le minacce avevano quest'obiettivo.

  • art. 393 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni)

    La norma distingue le condotte per ottenere una prestazione dovuta; la Corte richiama la giurisprudenza secondo cui se il terzo si limita ad aiutare il creditore senza perseguire finalità proprie resta configurabile l'art. 393, altrimenti sussiste il concorso in estorsione.

  • art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso)

    L'aggravante del metodo mafioso è rilevante ai fini della qualificazione del fatto e delle esigenze cautelari: la pianificazione di intimidazioni con ricorso a emissari e la spendita del nome del boss costituiscono estrinsecazione del metodo mafioso.

  • art. 110 e art. 56 c.p. (concorso di persone nel reato)

    Il terzo che concorre all'azione estorsiva risponde ai sensi degli artt. 110 e segg. quando agisce autonomamente o per interesse proprio, contribuendo causalmente alla compressione della libertà della vittima.

  • art. 274 c.p.p. (misure cautelari) e art. 292 c.p.p., comma 2 lett. c) e c-bis

    La Corte rileva che la sussistenza del pericolo di reiterazione (lett. c) art. 274) può essere desunta anche da modalità e contesto delle condotte risalenti, se persistono legami o atteggiamenti proclivi al reato; la motivazione del Tribunale sulle esigenze cautelari è stata ritenuta adeguata.

  • art. 358 e art. 326 c.p.p. (atti di indagine e responsabilità del pubblico ministero)

    La Corte osserva che la scelta e l'intensità delle indagini spettano al pubblico ministero e la mancata acquisizione di determinate prove non è sanzionabile con ricorso per cassazione per carenza investigativa.

Massime di principio

  • La distinzione tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni dipende dall'elemento soggettivo: se il terzo agente persegue anche un interesse personale o agisce autonomamente si configura concorso in estorsione.
  • La presenza di minacce rivolte a terzi estranei (es. familiari) e l'uso di emissari o la spesa del nome di un boss orientano verso la qualificazione come reato aggravato dal metodo mafioso e rafforzano le esigenze cautelari.
  • La distanza temporale tra i fatti contestati e l'applicazione della misura cautelare non esclude automaticamente il pericolo di reiterazione: va valutata insieme ad altri elementi (persistenza di legami, contiguità ad ambienti criminogeni, modalità delle condotte).
  • Le decisioni del pubblico ministero circa l'attività investigativa e le prove da acquisire restano soggettive e non costituiscono in genere motivo valido di annullamento in Cassazione se prospettate come mera carenza investigativa.
  • In sede di impugnazione alla Corte di Cassazione è necessario spiegare con specificità come la motivazione impugnata sia erronea; doglianze generiche o riproposizioni di argomentazioni già esaminate dal giudice di merito sono spesso inammissibili.

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