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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10923/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la qualificazione del fatto come tentato omicidio, sostenendo l'assenza del "animus necandi" e deducendo che si sarebbe trattato al più di lesioni aggravate o di colpi sparati in aria. La difesa rilevava inoltre l'impossibilità di ricostruire con certezza la traiettoria dei proiettili e l'assenza di lesioni sulla vittima come indizio contrario all'intenzione omicida.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. È stata ritenuta corretta la valutazione della Corte di appello che aveva confermato la responsabilità di Petruzzi per tentato omicidio del tenente Caputo, per il porto in luogo pubblico della pistola clandestina e per ricettazione, nonché la rideterminazione della pena a 6 anni e 4 mesi di reclusione decisa in appello. La Cassazione ha motivato l'inammissibilità sottolineando la congruenza tra la testimonianza della vittima e le risultanze tecniche (rinvenimento di un proiettile, deformazione e tracce riconducibili a rimbalzo), l'infondatezza della tesi dei colpi in aria e la plausibile deduzione dell'animus necandi da elementi quali numero dei colpi, direzione, altezza di fuoco, distanza ravvicinata e mezzo utilizzato. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • tentato omicidio (codice penale)

    La Corte ha ritenuto che l'"animus necandi" possa desumersi dagli elementi di fatto (numero di colpi, mira, direzione, distanza ravvicinata e potenziale letalità dell'arma), e che l'assenza di lesioni sulla vittima non esclude il tentativo quando la condotta era idonea in concreto a causare la morte.

  • porto in luogo pubblico di arma clandestina

    La detenzione e l'uso della pistola in luogo pubblico sono stati valutati come fatti distinti e sussistenti, con riscontro nelle operazioni di polizia e nel rinvenimento dell'arma impiegata.

  • ricettazione

    La disponibilità della pistola clandestina ricollegata all'imputato è stata valutata alla luce degli elementi probatori raccolti, giustificando l'accertamento del reato di ricettazione.

Massime di principio

  • In reati da arma da fuoco l'elemento psicologico (animus necandi) può essere provato per deduzione logica dagli elementi esterni: numero dei colpi, direzione, mira, altezza di fuoco, distanza tra autore e vittima e potenzialità letale dell'arma.
  • L'assenza di lesioni sulla vittima non esclude il tentativo di omicidio se la condotta era idonea a provocare la morte; non si può invertire l'ordine logico dell'accertamento deducendo l'assenza di intenzione dalla mancata realizzazione dell'evento lesivo.
  • La presenza di riscontri tecnici (proiettile rinvenuto, deformazione dell'ogiva, tracce di rimbalzo, fotografie dei rilievi) è determinante per confutare tesi difensive generiche come "colpi in aria" se non accompagnate da specifiche critiche probatorie.
  • Per contrastare efficacemente una ricostruzione giudiziale consolidata, la difesa deve proporre rilievi tecnici puntuali e non generici; mere affermazioni di incertezza sulla traiettoria senza elementi alternativi difficilmente assurgono a ragione di doglianza idonea a ribaltare la valutazione di merito.
  • In sede di impugnazione, l'omessa o insufficiente contestazione di elementi probatori concreti e rappresentati graficamente (rilievi/fotografie) può rendere il ricorso inammissibile o destinato al rigetto.

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