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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32914/2023 del 27/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello che lo aveva riconosciuto colpevole del delitto di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) riqualificando il fatto originariamente contestato come tentato furto in abitazione aggravato ex art. 625 n.5 c.p.; deduceva carenza di motivazione in relazione all'appello con cui aveva chiesto l'assoluzione dall'accusa di tentato furto e la restituzione degli atti al P.M. perché procedesse per il diverso reato di cui all'art. 494 c.p., lamentando violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e nullità della sentenza per mancato contraddittorio sulla riqualificazione giuridica del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha osservato che la ricostruzione fattuale non era contestata e che il capo di imputazione descriveva compiutamente la condotta riconducibile all'art. 494 c.p., nonostante l'originaria contestazione fosse formulata come furto aggravato. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la simulazione della qualità di pubblico ufficiale può essere assorbita nell'aggravante di cui all'art. 625 n.5 c.p.; tuttavia, se il reato assorbente viene escluso, il reato meno grave riacquista autonomia e può essere giudicato. Ha inoltre ritenuto infondata la censura di violazione dell'art. 521 c.p.p. e ha dichiarato inammissibile la nullità per mancato contraddittorio sulla riqualificazione perché si tratta di nullità a regime intermedio che doveva essere eccepita con l'atto di appello (e non lo è stata), con conseguente decadenza. Infine ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 494 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che il capo di imputazione descrivesse la condotta di sostituzione di persona (attribuirsi falsamente la qualifica di pubblico ufficiale) e che tale condotta potesse essere stata inizialmente assorbita come aggravante del furto. In caso di proscioglimento del reato assorbente, il reato meno grave riacquista autonomia e può essere applicato.

  • art. 625 n. 5 cod. pen.

    Rappresenta l'aggravante per il furto commesso simulando la qualità di pubblico ufficiale; la Corte ha osservato che tale aggravante può assorbire la condotta di sostituzione di persona e costituire la base della contestazione, giustificando la riqualificazione operata nel processo.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Il ricorrente aveva denunciato carenza di motivazione; la Corte ha richiamato il principio che i vizi di motivazione non possono essere dedotti in Cassazione come questioni di diritto, salvo che non sia indicata specificamente la violazione di legge.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Principio di correlazione tra accusa e sentenza: la Corte ha ritenuto che questo principio non fosse stato violato poiché la descrizione fattuale del capo di imputazione consentiva all'imputato di difendersi anche rispetto alla ricostruzione come sostituzione di persona.

  • Sez. U., n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)

    Richiamata per il principio secondo cui i vizi di motivazione non sono denunciabili in Cassazione come questioni di diritto se non viene contestata la violazione di legge.

  • Sez. 5, n. 21531 del 07/05/2002 (Fiasché)

    Giurisprudenza citata per affermare che non è configurabile il concorso formale fra il reato di sostituzione di persona (art. 494) e l'aggravante di cui all'art. 625 n.5, in quanto l'aggravante può assorbire la condotta di sostituzione.

  • art. 84 cod. pen.

    Principio dell'assorbimento: il reato più grave complesso assorbe il reato meno grave che lo compone; tuttavia, se il reato assorbente viene escluso, il reato meno grave riacquista autonomia.

  • art. 649 cod. proc. pen. e sentenza Corte Cost. n. 200 del 21/07/2016

    Richiamati in relazione al rischio di preclusione processuale e al ne bis in idem: se la condotta era già stata contestata come aggravante, la restituzione degli atti e un nuovo esercizio dell'azione penale potrebbero porre problemi di riapertura del processo e di coincidenza con i principi del ne bis in idem.

  • art. 182 comma 2 e art. 181 comma 4 cod. proc. pen.

    Norme richiamate per affermare che la mancata attivazione del contraddittorio sulla riqualificazione giuridica costituisce una nullità a regime intermedio che va eccepita con l'atto di appello a pena di decadenza.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che ha consentito alla Corte di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Se la condotta descritta nel capo di imputazione è tale da consentire di riconoscere anche un reato "minore" autonomo (es. sostituzione di persona) assorbito in un'aggravante, il giudice può condannare per il reato meno grave qualora il reato assorbente non risulti provato.
  • La riqualificazione giuridica in sentenza non viola il principio di correlazione tra accusa e sentenza quando il comportamento materiale contestato è descritto in modo da permettere all'imputato di difendersi anche rispetto alla nuova ricostruzione.
  • La nullità per mancato contraddittorio sulla riqualificazione è una nullità a regime intermedio: deve essere eccepita con l'atto di appello; se non viene tempestivamente dedotta, la parte decade e non potrà sollevarla in Cassazione.
  • In Cassazione non è sufficiente lamentare genericamente carenze di motivazione (art. 606 c.p.p. lett. b) ed e)); è necessario dedurre specifiche violazioni di legge o di diritto altrimenti il motivo può essere inammissibile o privo di rilievo.
  • Attenzione al rischio di ne bis in idem e a eventuali preclusioni processuali: la restituzione degli atti per nuovo esercizio dell'azione penale in presenza di precedenti contestazioni può essere limitata da norme e dalla giurisprudenza costituzionale.

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