Sentenza n. 2943/2026 - Milano, Sezione 3
per l'annullamento - del provvedimento del Questore di Milano Nr. -OMISSIS-, emesso in data 09.02.2023, notificato a mezzo pec in data 09.02.2023, recante la conferma del decreto n. -OMISSIS-, di rigetto dell'istanza presentata in data 05.09.2018 dal ricorrente, volta ad ottenere il rinnovo, per motivi di lavoro autonomo, del permesso di soggiorno n. -OMISSIS-, rilasciato in data 7.11.2017, scaduto in data 08.11.2018.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento del Questore di Milano che ha confermato il rigetto dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con un unico motivo di violazione di legge ed eccesso di potere per illogicità e manifesta ingiustizia. Ha dedotto che il rigetto si fondava esclusivamente sulla mancata reperibilità presso l’indirizzo indicato, accertata in occasione di un unico sopralluogo del 2 febbraio 2023, nonostante egli fosse residente presso quell’abitazione dal 2014. Ha inoltre evidenziato di essere titolare di un’impresa individuale e di svolgere regolare attività lavorativa. Il provvedimento era stato adottato in esecuzione di un precedente riesame disposto dal TAR in sede cautelare.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo legittima la conferma del diniego. L’Amministrazione, in esecuzione dell’ordinanza cautelare che aveva disposto il riesame, aveva svolto verifiche sulla reperibilità domiciliare e lavorativa dello straniero. Dall’annotazione del Commissariato di pubblica sicurezza del 2 febbraio 2023 risultava che il ricorrente non era presente nel registro della portineria e che l’addetto allo stabile aveva riferito che egli aveva lasciato l’appartamento da circa un anno. Tale circostanza era stata ulteriormente confermata dalla comunicazione del Comando dei carabinieri del 19 aprile 2023. Il Collegio ha richiamato l’orientamento secondo cui la certezza della situazione abitativa costituisce presupposto indispensabile per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, anche per lavoro autonomo, e che il titolo non può essere rilasciato o rinnovato in presenza di forte precarietà alloggiativa connessa alla sostanziale irreperibilità dello straniero. La titolarità dell’impresa e lo svolgimento dell’attività lavorativa non sono stati ritenuti sufficienti a superare l’accertata irreperibilità domiciliare. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa e alla decisione in camera di consiglio.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003 a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- La certezza della situazione abitativa costituisce un presupposto indispensabile per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, sia per lavoro autonomo sia per lavoro subordinato.
- Il permesso di soggiorno può essere negato o non rinnovato quando gli accertamenti amministrativi evidenziano una situazione di forte precarietà alloggiativa collegata alla sostanziale irreperibilità dello straniero presso l’indirizzo dichiarato.
- La titolarità di un’impresa individuale e lo svolgimento di un’attività lavorativa regolare non escludono, di per sé, la rilevanza ostativa dell’irreperibilità domiciliare ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno.
- Un provvedimento di diniego adottato a seguito di un precedente ordine giudiziale di riesame è legittimo quando l’Amministrazione svolge verifiche effettive e documentate sulla reperibilità domiciliare dello straniero e fonda la nuova decisione sui relativi esiti.
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