Cassazione Penale, Sentenza n. 41/2023 del 03/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione articolato in due capi: (1) vizio di motivazione e violazione del diritto di difesa per mancata rinnovazione in appello della deposizione del teste decisivo Lorenzo Di Martino (agente di polizia penitenziaria) e per mancato ascolto del ricorrente; si lamenta che la Corte di appello abbia riformato l'assoluzione del primo grado senza riesaminare testimonianze decisive; (2) dedotta violazione di legge e vizio di motivazione per non avere la Corte considerato che la reazione dell'imputato era conseguenza di precedenti comportamenti vessatori del pubblico agente, sicché mancherebbe l'elemento soggettivo del reato contestato (art. 336 c.p.).
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo (che ha valenza assorbente), rilevando il mancato rispetto dei principi affermati dalle Sezioni Unite: la riforma in appello di una sentenza di assoluzione, quando si fondi su diversa valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, impone la motivazione "rafforzata" e la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale (esame nuovamente dei testimoni), anche d'ufficio, ai sensi dei principi CEDU e costituzionali. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di appello, che dovrà ricostruire i fatti e valutare nuovamente la responsabilità alla luce degli obblighi indicati. Il secondo motivo è stato assorbito.
Norme richiamate
art. 336 cod. pen.
Norma che disciplina il reato contestato (minaccia/violenza per impedire atti d'ufficio); la sentenza di cassazione riporta che tale è la fattispecie contestata all'imputato.
art. 6 CEDU, comma 3, lett. d)
"esaminare o fare esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico"
Il diritto di confronto e di esame dei testimoni impone che, se l'appello del pubblico ministero ribalta una assoluzione basata su prove dichiarative, il giudice d'appello debba disporre la rinnovazione dell'istruttoria e l'esame diretto dei testi decisivi, pena la violazione del giusto processo.
art. 603 cod. proc. pen., comma 3
Prevede la possibilità (e l'ipotesi normativa originaria) di rinnovare l'istruzione dibattimentale; la giurisprudenza impone l'uso di questa norma quando l'appello del PM investe la valutazione di prove dichiarative decisive.
art. 603 cod. proc. pen., comma 3-bis (introdotto dalla legge 23 giugno 2017, n.103)
"Nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, il giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale"
La norma impone al giudice d'appello, nell'ipotesi specifica di appello del PM contro proscioglimento fondato sulla valutazione della prova dichiarativa, l'obbligo di rinnovare l'istruttoria in relazione alle prove dichiarative ritenute decisive; la rinnovazione non deve essere necessariamente integrale ma mirata.
art. 533 cod. proc. pen., comma 1
Richiama il canone del "al di là di ogni ragionevole dubbio" quale parametro del giudizio di responsabilità; la Corte ha ritenuto che la motivazione di appello non ha rispettato questo canone nel ribaltare l'assoluzione senza rinnovare le dichiarazioni decisive.
Cost. artt. 24 e 111
Richiamate come fondamento costituzionale dei principi del contraddittorio, del giusto processo e dell'immediatezza della prova che giustificano l'obbligo di rinnovazione e la motivazione rafforzata in appello.
Sezioni Unite - Dasgupta (Sez. U., n. 27620 del 28/04/2016)
Principio consolidato secondo cui la riforma in chiave di condanna di una sentenza assolutoria, quando fondata su diversa valutazione di prove dichiarative, richiede la rinnovazione dell'istruttoria e l'esame diretto dei testimoni decisivi, per conformarsi all'art. 6 CEDU.
Sezioni Unite - Patalano (Sez. U., n. 18620 del 19/01/2017)
Estensione del principio anche al giudizio abbreviato non condizionato: l'appello del PM che ribalta un proscioglimento emesso in abbreviato e si fonda su diversa valutazione di prove dichiarative richiede l'esame delle persone che hanno reso tali dichiarazioni, salvo casi di travisamento evidente o falsificazione.
Sezioni Unite - Troise (Sez. U., n. 14800 del 21/12/2017)
Chiarisce che il comma 3-bis dell'art. 603 ha limitato l'obbligo di rinnovazione alla specifica ipotesi di appello del PM contro proscioglimento e che la rinnovazione può essere mirata alle prove dichiarative ritenute decisive, non necessariamente integrale.
Massime di principio
- Se l'appello del pubblico ministero ribalta una sentenza di assoluzione basata su prove dichiarative decisive, il giudice d'appello deve motivare il ribaltamento con una motivazione "rafforzata" che spieghi in che modo si è raggiunta la certezza richiesta dal canone "al di là di ogni ragionevole dubbio".
- Quando la condanna in appello discende da diversa valutazione di testimonianze ritenute decisive per l'assoluzione di primo grado, il giudice d'appello è tenuto a rinnovare l'istruttoria e a risentire i testimoni (anche d'ufficio), conformemente all'art. 603 c.3-bis e ai principi CEDU, salvo che emerga in modo evidente che la deposizione originaria sia stata travisata, inventata o falsificata.
- L'obbligo di rinnovazione non implica sempre la ripetizione integrale di tutto il dibattimento: è ammessa una rinnovazione mirata delle sole prove dichiarative ritenute decisive dall'appello, come chiarito dalla giurisprudenza successiva alla riforma del 2017.
- La mancata rinnovazione delle prove dichiarative decisive quando dovuta comporta vizio di motivazione e violazione del diritto di difesa, cagionando l'annullamento della sentenza di appello con rinvio.
- In situazioni in cui la difesa deduce che la reazione dell'imputato è stata provocata da comportamenti illeciti o vessatori del pubblico agente, tale circostanza deve essere adeguatamente esaminata nel contraddittorio; se si tratta di questione valutata in primo grado sulla base di testimonianze, la sua riconsiderazione in appello richiederà la rinnovazione delle stesse regole di prova se decisive.
- Il rispetto del principio di immediatezza e del confronto diretto con i testimoni è rilevante soprattutto quando la decisione liberatoria rafforza la presunzione di innocenza: il giudice che dubita della correttezza dell'assoluzione deve riassumere le prove decisive impiegando il metodo dialettico (oralità e immediatezza).
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