Cassazione Penale, Sentenza n. 26730/2023 del 20/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente era stato condannato in Appello per il reato di truffa aggravata ai danni dell'INPS per avere indebitamente percepito indennità di disoccupazione e di malattia grazie a una finta assunzione stagionale come bracciante agricolo negli anni 2014-2016. In Cassazione Faraci deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: sosteneva che la Corte d'appello non avesse fornito una motivazione rafforzata rispetto all'assoluzione del Tribunale, che mancasse la prova certa dell'assenza della sua attività lavorativa (potendo egli essere fra i dipendenti non identificati indicati nella documentazione del datore di lavoro Bilardi), che la Corte avesse fatto riferimento a un CD non acquisito in processo e che l'affermazione circa l'assenza di coltivazione ortofrutticola sul fondo fosse mera congettura; inoltre chiedeva il rinnovo dell'istruttoria in relazione alle testimonianze di polizia giudiziaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse fondato la condanna su prove documentali (in particolare i dati contenuti in un CD la cui acquisizione risulta indicata anche nella sentenza di primo grado) e non su una mera diversa valutazione delle testimonianze. Dal materiale documentale risultava l'assenza del nome del ricorrente nell'elenco dei lavoratori che avevano prestato effettiva attività presso l'azienda di Bilardi, la sproporzione tra il numero di dipendenti indicati e le capacità aziendali e l'esistenza di altri illeciti penali a carico del datore di lavoro. Inoltre la Corte d'appello ha accertato, con valutazioni di merito non sindacabili in Cassazione, che nel fondo di Bilardi non era documentata alcuna coltivazione di ortaggi compatibile con le assunzioni dichiarate, avvalorando l'ipotesi della finta assunzione. Per queste ragioni la motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta adeguata e più persuasiva rispetto all'assoluzione di primo grado. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Massime di principio
- La Corte d'appello può riformare un'assoluzione basandosi su valutazioni documentali nuove o ritenute più persuasive; la Cassazione non riesamina il merito degli accertamenti di fatto.
- La prova documentale (es. elenchi, supporti informatici) può essere decisiva per escludere la reale prestazione di lavoro e dimostrare una finta assunzione, se la sua acquisizione è annotata nel processo.
- L'assenza di riscontri fattuali sulla concreta attività aziendale (es. mancanza di coltivazioni dichiarate) è elemento probatorio rilevante per dimostrare l'insussistenza del rapporto di lavoro denunciato.
- Non ogni divergenza valutativa giustifica la riapertura dell'istruttoria: il giudice di legittimità verifica la correttezza dell'applicazione del diritto e la sufficienza della motivazione, non ridiscute liberamente il merito.
- Le censure difensive che si fondano su atti o dichiarazioni provenienti da procedimenti diversi richiedono che tali elementi siano regolarmente acquisiti e pertinenti; altrimenti rischiano di essere inequivocabilmente inidonee a rimettere in discussione il convincimento del giudice.
- La declaratoria di inammissibilità del ricorso può comportare, oltre alle spese processuali, sanzioni pecuniarie (es. versamento alla Cassa delle Ammende) commisurate al grado di colpa procedurale.
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