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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1416/2023 del 17/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Brescia che, in parziale riforma del giudizio di primo grado, aveva riconosciuto la continuazione esterna tra il fatto oggetto del presente giudizio e la sentenza del G.U.P. Tribunale di Brescia del 4/2/2011 (irrevocabile 16/3/2012) limitatamente al capo A, rideterminando la pena complessiva in anni 3, mesi 10 di reclusione ed euro 15.000 di multa. I fatti riguardano la trattativa per l'acquisto di circa 300 grammi di cocaina (termine convenzionale "tre fighette") tra Taboni e il fornitore Fiammenghi; Taboni non si presentò e inviò Squaratti come incaricato, il quale fu pedinato e arrestato dalla Polizia trovandosi in possesso di hashish, cocaina, 30.000 euro suddivisi in mazzette e una pistola con matricola abrasa. Il ricorrente deduceva: I) manifesta contraddittorietà della motivazione e estraneità ai fatti, sostenendo di non aver partecipato alla trattativa e di non aver mai acquisito il possesso dello stupefacente relativo al capo contestato; II) erronea applicazione della legge penale e carenza motivazionale nella determinazione della pena per la continuazione, lamentando che la Corte di appello aveva applicato un unico aumento di mesi 9 e euro 4.500 senza motivare gli aumenti distinti per i reati satellite, in contrasto con i principi di motivazione ex art. 132 e 133 c.p. e con l'indirizzo delle Sezioni Unite.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo (presunta contraddittorietà e inesistenza della responsabilità) è stato ritenuto manifestamente infondato: la motivazione dei giudici di merito è stata considerata logica e coerente, avendo ricavato la consapevolezza di Squaratti dalla conversazione intercettata, dalla condotta di recarsi all'incontro e dal possesso della somma pronta di 30.000 euro. Il secondo motivo (carenza motivazionale sulla quantificazione della continuazione) è stato ritenuto infondato: la Corte di merito aveva adeguatamente motivato la pena base (anni 3, mesi 4 e euro 12.000 di multa) in ragione del maggiore dato ponderale e l'aumento per continuazione (mesi 9 ed euro 4.500) è stato ritenuto congruo e proporzionato; la Cassazione ha richiamato il principio, condiviso con la giurisprudenza di legittimità, che il grado di motivazione richiesto sui singoli aumenti è correlato alla loro entità e qui risulta rispettato. Conseguentemente il rigetto del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. La pronuncia della Corte d'Appello è quindi confermata nei suoi esiti.

Norme richiamate

  • art. 132 cod. pen.

    Individuazione dei criteri per la determinazione della pena-base; la Corte ha ritenuto che la motivazione sulla pena-base fosse adeguata e giustificata dal maggiore quantitativo di stupefacente

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena nel caso concreto; la Corte ha considerato rispettati i parametri di proporzione e congruità nella quantificazione della pena complessiva

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    Disciplina del reato continuato e aumento per i reati satellite; la questione posta era la necessità di motivare gli specifici aumenti, ma la Corte ha ritenuto che la motivazione resa fosse sufficiente rispetto all'entità degli aumenti

  • Giurisprudenza Sez. U., sentenza Pizzone (Sez. U. n. 47127 del 24/06/2021)

    Richiamato il principio secondo cui il giudice di merito deve motivare distintamente gli aumenti per continuazione; la Corte ha però puntualizzato che il grado di dettaglio richiesto è commisurato all'entità degli aumenti e qui la motivazione è stata ritenuta adeguata

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti quando la motivazione dei giudici di merito è razionale e coerente: le critiche che propongono una diversa interpretazione delle prove difficilmente avranno successo in cassazione.
  • L'accertamento della partecipazione a una trattativa di stupefacenti può essere fondato su intercettazioni, condotta personale (es. recarsi all'appuntamento) e possesso di denaro predisposto per l'acquisto; tali elementi, se motivati, sono idonei a sostenere la responsabilità.
  • Quanto alla determinazione della pena per reato continuato, il giudice deve motivare la pena-base e gli aumenti, ma il livello di dettaglio della motivazione richiesto sui singoli aumenti dipende dalla loro entità: aumenti modesti non richiedono una motivazione analitica molto spinta, purché sia verificabile la proporzione tra le pene.
  • Per contestare con successo in cassazione la motivazione sulla pena è necessario dimostrare un vizio di logica o arbitrarietà evidente nella determinazione degli aumenti, non una mera diversa valutazione discrezionale.
  • La presenza di elementi circostanziali (possessione di somme congrue per l'acquisto, comportamento al momento dell'incontro, armi o altri oggetti rilevanti) rafforza la valutazione di partecipazione al traffico e rende più difficile la tesi difensiva di mera estraneità.

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