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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28524/2024 del 16/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del G.i.p. che ha convalidato il provvedimento del Questore di Ancona: DASPO di otto anni con divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono incontri calcistici e obbligo di presentazione in Questura nei giorni e orari delle partite dell'ANCONA per quattro anni. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla sua attuale pericolosità, alla necessità dell'obbligo di presentazione e all'attribuibilità delle condotte ai sensi della legge n. 401/1989; inoltre richiamava un precedente DASPO del 2017 e sosteneva che la condotta contestata (insulti alla tifoseria avversaria) non fosse rilevante.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze del difensore costituissero una critica del merito alle valutazioni del G.i.p., il quale aveva invece motivato adeguatamente la convalida del provvedimento del Questore. L'ordinanza impugnata documentava che il ricorrente faceva parte del gruppo di tifosi che si era portato a ridosso del cancello attiguo alla tribuna ospiti, che il cancello era stato chiuso con l'ausilio delle unità cinofile, e che l'ORSETTI, noto come ultrà, era stato notato con un'asta in mano avvicinandosi alla tifoseria avversaria nonostante gli inviti a desistere. Il G.i.p. aveva inoltre richiamato precedenti analoghi provvedimenti nei confronti dell'ORSETTI (2002, 2004, 2008, 2016, oltre al 2017). Per questi motivi il ricorso è stato giudicato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Legge n. 401 del 1989

    La norma è stata riferita quale quadro normativo per l'applicazione di misure di prevenzione e di ordine pubblico (DASPO). La Corte ha ritenuto che le condotte contestate rientrassero nella fattispecie e che la valutazione del G.i.p. sulla necessità e proporzionalità delle misure fosse adeguatamente motivata, anche alla luce dei precedenti provvedimenti adottati contro il medesimo soggetto

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione valuta l'ammissibilità dei ricorsi in base a profili formali e alla sussistenza di censure che non siano mera critica del merito: contestare le valutazioni fattuali del giudice di merito senza indicare specifici vizi di diritto o mancanza assoluta di motivazione porta all'inammissibilità.
  • Per la convalida di un DASPO e per l'imposizione di obblighi come la presentazione in Questura, è decisivo il quadro complessivo delle condotte del soggetto: il fatto di essere parte di un gruppo che si avvicina alla tifoseria avversaria, l'uso di oggetti (es. aste) e la persistenza nell'avvicinarsi nonostante gli inviti a desistere sono elementi che giustificano la misura.
  • Precedenti provvedimenti analoghi a carico della stessa persona (DASPO o provvedimenti emessi in occasione di disordini sportivi) aggravano la valutazione della pericolosità attuale e rendono più solida la giustificazione della misura attuale.
  • Per impugnare con successo una misura come il DASPO occorre non solo contestare il giudizio di opportunità, ma dimostrare carenze formali o giuridiche nella motivazione (ad es. assenza totale di contestazione fattuale, illogicità palese, violazione di norme specifiche), fornire elementi di fatto contrari o mostrare sproporzione/irragionevolezza della durata o delle prescrizioni.
  • Nel valutare la necessità dell'obbligo di presentazione, il giudice richiede che il provvedimento contenga una motivazione che colleghi le modalità dell'obbligo agli eventi contestati (tempi, luoghi, rischio di recidiva); se questo collegamento è espresso e supportato da elementi fattuali, la misura tende a essere ritenuta legittima.

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