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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05156/2026 del 09/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva l'autorizzazione ad allontanarsi dall'abitazione quotidianamente dalle ore 9:00 alle ore 12:00 per esigenze primarie di vita. Il Magistrato di sorveglianza ha autorizzato solo un'uscita settimanale di due ore (mercoledì 10:00-12:00). Il difensore ha dedotto che tale limitazione fosse insufficiente considerata la distanza di circa otto chilometri dal centro abitato, la strada tortuosa, la necessità di prelevare denaro al bancomat e l'eventualità di riparazioni del mezzo di trasporto.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso ammissibile e fondato. Ha rilevato che il decreto impugnato era carente di motivazione e non aveva considerato le circostanze concrete rappresentate dal ricorrente (distanza, collegamenti stradali, necessità pratiche), rendendo impossibile comprendere il bilanciamento operato tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali. Ha annullato il decreto e rinviato per nuovo giudizio al Magistrato di sorveglianza di Messina.

Norme richiamate

  • art. 568 cod. proc. pen.

    Comma 2: i provvedimenti che incidono sulla libertà personale sono soggetti a ricorso per cassazione quando non sono altrimenti impugnabili. Comma 5: se l'atto di impugnazione è proposto con mezzo diverso da quello previsto, il giudice che lo riceve deve verificare l'impugnabilità oggettiva e la "voluntas impugnationis" e, se del caso, trasmettere gli atti al giudice competente.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (principi richiamati)

    Sez. 1, n. 7364 del 06/02/2025; Sez. 1, n. 52134 del 07/11/2019; Sez. 1, n. 108 del 30/11/2012 (tra gli altri)

    Confermano che i provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulla libertà personale possono esser impugnati in cassazione e che il principio di conservazione degli atti impone la trasmissione alla Corte quando l'impugnazione sia riqualificabile.

  • Sez. U, n. 25080 del 28/05/2003 (Pellegrino)

    Principio sul requisito della motivazione: la carenza o la motivazione strutturalmente inadeguata che non consente di comprendere il percorso logico seguito dal giudice giustifica l'annullamento del provvedimento.

Massime di principio

  • I provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulla libertà personale sono, in mancanza di altro rimedio, impugnabili in Cassazione per violazione di legge.
  • Se una parte propone un'impugnazione con mezzo sbagliato, il giudice che la riceve deve verificare l'impugnabilità e la "voluntas impugnationis" e, se sussistenti, trasmettere gli atti al giudice competente piuttosto che respingere automaticamente l'atto.
  • Le modifiche alle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare richiedono una motivazione adeguata che valuti le circostanze concrete (es. distanza dal centro, condizioni della viabilità, necessità di accesso a servizi essenziali, condizioni abitative e personali).
  • La motivazione deve esplicitare il bilanciamento tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali; la sua omissione o inadeguatezza comporta l'annullamento e il rinvio per nuovo giudizio.
  • In situazioni analoghe il giudice di merito, se intende limitare gli spostamenti, dovrebbe indicare perché misure meno restrittive risultano insufficienti e valutare soluzioni proporzionate (es. più uscite settimanali o orari diversi) in relazione alle esigenze dichiarate dal detenuto.

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