Sentenza n. 1783/2026 - Firenze, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio delle Questure sulle istanze del 12 luglio 2024, 9 settembre 2024 e 5 febbraio 2026, dirette a ottenere un titolo di soggiorno
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione dell'immigrazione)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente sosteneva che le amministrazioni fossero rimaste inerti sulle istanze volte al rinnovo tardivo del titolo che assumeva di avere posseduto come familiare convivente della madre, titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, e alla conseguente regolarizzazione della sua posizione. Riferiva di essere rientrato stabilmente in Italia il 5 febbraio 2023, dopo avere vissuto in Senegal da minorenne, e di avere presentato la prima istanza alla Questura di Massa Carrara il 12 luglio 2024; dopo la convocazione per l’8 agosto 2024, alla quale non aveva potuto partecipare per motivi di salute, aveva reiterato la richiesta il 9 settembre 2024, indirizzandola anche alla Questura di Firenze, e poi il 5 febbraio 2026. Deduceva quindi l’illegittimità del silenzio e chiedeva l’accertamento dell’obbligo di provvedere. L’Amministrazione opponeva che il ricorrente non compariva più nei titoli della madre dall’11 dicembre 2006 e non era stato incluso neppure nel permesso di lungo periodo ottenuto da questa nel 2008 e nel successivo aggiornamento del 2011; non esisteva pertanto un titolo personale da rinnovare. Sosteneva inoltre che le istanze fossero generiche e prive di elementi a sostegno dei titoli richiesti.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendolo manifestamente infondato. Ha accertato che il ricorrente non disponeva di un titolo di soggiorno almeno dal dicembre 2006, sicché non poteva chiedere il rinnovo di un titolo pregresso inesistente. Ha inoltre rilevato che le istanze non chiedevano effettivamente il rinnovo, ma il rilascio, in via principale, di un permesso per lavoro e, in subordine, di un permesso per attesa occupazione o di altro titolo ai sensi dell’art. 5, comma 9, d.lgs. 286/1998; non indicavano però elementi idonei a supportare tali richieste. Per la loro assoluta genericità, le istanze non erano dunque idonee a far sorgere un obbligo dell’Amministrazione di provvedere. Il ricorrente è stato condannato alle spese, liquidate in euro 3.000,00 oltre agli accessori di legge se dovuti.
Norme richiamate
art. 5, comma 9, d.lgs. 286/1998
ebbene, nella suddetta istanza non veniva indicato il minimo elemento in grado di supportare alcuna delle conclusioni del ricorrente, così palesandone l’assoluta genericità, tale quindi da non radicare un obbligo di provvedere dell’Amministrazione.
La disposizione è richiamata con riferimento alla richiesta subordinata di rilascio di un altro tipo di permesso di soggiorno. La decisione esclude che tale richiesta, non accompagnata da elementi concreti a sostegno, faccia sorgere un obbligo dell’Amministrazione di provvedere.
Massime di principio
- Non sorge un obbligo dell’Amministrazione di concludere con un provvedimento espresso un procedimento avviato da un’istanza assolutamente generica, che non indichi elementi idonei a sostenere il titolo richiesto.
- Non può essere chiesto il rinnovo di un titolo di soggiorno che risulti non più esistente; occorre distinguere la domanda di rinnovo dalla richiesta di rilascio di un nuovo titolo, la quale deve essere sorretta da elementi pertinenti alla fattispecie invocata.
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