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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17457/2024 del 30/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Tribunale di Siracusa aveva dichiarato non doversi procedere ai sensi dell'art. 129 c.p.p. per mancanza di querela, riguardo al furto di energia elettrica accertato il 29/04/2020 mediante allaccio diretto alla rete Enel. In dibattimento il P.M. aveva tardivamente contestato in via suppletiva l'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 7 c.p. (furto commesso su bene destinato a pubblico servizio). Il P.M. ha impugnato sostenendo che, alla luce del d.lgs. 150/2022 e delle norme processuali sugli atti di modifica dell'imputazione (artt. 516-517 c.p.p.), la contestazione suppletiva dell'aggravante rendeva il reato procedibile d'ufficio e il Tribunale non poteva dichiarare la non procedibilità né precludere al P.M. di formulare tale contestazione in dibattimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero ritenendolo fondato. Ha affermato che il P.M., ai sensi dell'art. 517 c.p.p., è legittimato a formulare in dibattimento contestazioni suppletive di circostanze aggravanti che rendono il reato procedibile d'ufficio, anche se il termine per la proposizione della querela (art. 85 d.lgs. 150/2022) è decorso. Il Tribunale aveva illegittimamente precluso tale potere e la decisione era affetta da nullità assoluta riferibile all'esercizio dell'azione penale. La sentenza di primo grado è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi per il prosieguo, con l'indicazione che il giudice dovrà decidere tenendo conto dell'aggravante legittimamente contestata dal P.M.

Norme richiamate

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Disciplina la declaratoria di estinzione del reato (non doversi procedere). Il Tribunale aveva invocato questa norma per prosciogliere l'imputato per mancanza di querela, ma la Corte di Cassazione ha chiarito che tale declaratoria non può essere pronunciata laddove il P.M. validamente eserciti in dibattimento la facoltà di contestare suppletivamente un'aggravante che renda il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 85 d.lgs. 150/2022

    Stabilisce il termine entro cui la parte offesa deve proporre querela dopo la riforma; il mancato esperimento entro il termine determina la decadenza del diritto di querela. Tuttavia, la decadenza della querela non impedisce al P.M. di contestare in dibattimento un'aggravante che renda il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma delittuosa sul furto; nel caso era contestato il furto di energia elettrica.

  • art. 625, comma 1, n. 7 cod. pen.

    Aggravante per il furto commesso su cosa destinata a pubblico servizio; la sua contestazione suppletiva può mutare il regime di procedibilità del reato rendendolo perseguibile d'ufficio.

  • art. 516 cod. proc. pen.

    Regola la modifica dell'imputazione in dibattimento. La giurisprudenza richiamata riconosce al P.M. il potere di modificare l'imputazione senza limiti temporali formali, purché le nuove contestazioni avvengano prima della chiusura dell'istruzione dibattimentale.

  • art. 517 cod. proc. pen.

    Consente al P.M. di contestare in dibattimento reati concorrenti o circostanze aggravanti non menzionate nel decreto. La Corte interpreta questa norma come autorizzazione a contestazioni suppletive anche dopo il decorso del termine per la querela, fino alla chiusura dell'istruzione dibattimentale, senza preventiva approvazione giudiziale.

  • artt. 178 e 179 cod. proc. pen.

    Richiamate per la nullità assoluta: la Corte ha ritenuto che la preclusione al P.M. di esercitare il potere-dovere di formulare l'imputazione integri una nullità assoluta dell'esercizio dell'azione penale.

  • Sez. U, n. 49935 del 28/09/2023 (c.d. "Domingo")

    Ha limitato gli effetti della contestazione suppletiva della recidiva ai fini della prescrizione, affermando che l'aumento di pena per recidiva qualificata non rileva se contestato suppletivamente dopo la decorrenza del termine di prescrizione del reato originario. La Corte di Cassazione nel caso in esame ha distinto la fattispecie, ritenendo la pronuncia delle Sezioni Unite non estendibile oltre la recidiva.

Massime di principio

  • Il pubblico ministero può, ai sensi dell'art. 517 c.p.p., formulare in dibattimento contestazioni suppletive di circostanze aggravanti che rendono il reato procedibile d'ufficio anche se il termine per la proposizione della querela è decorso; il giudice non può precludere preventivamente tale potere.
  • La decadenza dalla proposizione della querela (art. 85 d.lgs. 150/2022) non ha effetto impeditivo automatico sull'esercizio dell'azione penale quando il P.M. legittimamente contesta un'aggravante che modifica la procedibilità del reato.
  • La contestazione suppletiva della recidiva ha un trattamento particolare (Sez. U "Domingo"); i limiti applicati alla recidiva ai fini della prescrizione non si estendono automaticamente ad altre aggravanti che incidono sulla procedibilità.
  • Se il giudice in primo grado dichiara non doversi procedere impedendo al P.M. di proporre in dibattimento una contestazione suppletiva ammissibile, la decisione è suscettibile di annullamento per violazione delle norme sull'esercizio dell'azione penale.
  • L'imputato mantiene tutte le garanzie difensive: dinanzi a contestazioni suppletive il giudice deve consentire le possibilità difensive (termine per difesa, produzione di prove, eccezioni procedurali e richieste di riti alternativi) prima di decidere sulla responsabilità.

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