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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33657/2025 del 13/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione, da parte del Pubblico Ministero, dell'ordinanza del Tribunale di Bergamo che aveva annullato il decreto di perquisizione e sequestro emesso il 24/02/2025 ed eseguito il 07/03/2025 sui telefoni cellulari, disponendo la restituzione del dispositivo e della copia forense eventualmente estratta. Il PM sosteneva che il sequestro mirava a consentire la creazione di copie-clone per acquisire comunicazioni rilevanti tra la persona offesa e altri soggetti e che le specifiche modalità di estrazione e delimitazione dei dati potessero essere definite in fase esecutiva; inoltre contestava la presunta mancanza di interesse concreto da parte della resistente dopo la restituzione del dispositivo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. Ha ritenuto che la resistente avesse interesse concreto e attuale a chiedere l'annullamento anche dopo la restituzione, perché la pubblica accusa aveva acquisito copie-clone, compromettendo l'esclusiva disponibilità del patrimonio informativo. Sul merito, la Corte ha confermato la giurisprudenza secondo cui è illegittimo disporre il sequestro probatorio di uno smartphone acquisendo la totalità dei dati senza motivare la pertinenzialità rispetto al reato, senza indicare le informazioni oggetto di ricerca, i criteri di selezione (parole chiave), la perimetrazione temporale e la tempistica per l'estrazione e la restituzione dei dati non rilevanti. Per tali carenze motivazionali e per violazione del principio di proporzionalità la pronuncia del riesame è stata corretta e il decreto di sequestro annullabile; la Corte ha inoltre osservato che la nullità può estendersi alla copia forense se il decreto è viziato. Il ricorso è stato quindi respinto e il PM è stato esonerato dalle spese processuali per la qualità pubblica.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Disciplina del riesame del provvedimento di sequestro; la Corte riconosce la legittimazione a proporre riesame e, in linea con la giurisprudenza, valuta la correttezza motivazionale del decreto ablatorio.

  • art. 185 cod. proc. pen.

    Richiamata nella giurisprudenza citata per spiegare che la nullità del decreto di sequestro può estendersi all'acquisizione della copia forense quando il provvedimento originario sia viziato.

  • art. 8 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

    Richiamato per sottolineare la tutela del diritto alla vita privata e alla protezione dei dati personali come interesse meritevole di tutela cui il vincolo cautelare può arrecare pregiudizio.

  • art. 8 Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Richiamato come parametro di tutela della riservatezza della corrispondenza e della vita privata, utile a valutare il bilanciamento tra esigenze investigative e diritti fondamentali.

Massime di principio

  • L'interessato conserva un interesse concreto ad impugnare il sequestro anche dopo la restituzione del dispositivo se la pubblica accusa ha estratto copie-forensi: la disponibilità di tali copie lede l'esclusiva conoscenza del contenuto.
  • Il decreto di sequestro probatorio che concerne dispositivi informatici o smartphone deve motivare specificamente la pertinenzialità fra i dispositivi e il reato, non è sufficiente un'indicazione generica.
  • Per rispettare il principio di proporzionalità il provvedimento deve indicare le informazioni oggetto di ricerca, i criteri di selezione (es. parole chiave), la perimetrazione temporale dei dati rilevanti e i tempi per l'estrazione e la restituzione dei dati non pertinenti.
  • Il sequestro 'omnicomprensivo' o l'acquisizione automatica della totalità dei dati senza giustificazioni adeguate è illegittimo e può comportare l'annullamento del provvedimento e, se del caso, la nullità della copia forense acquisita.
  • Gli aspetti tecnico-operativi dell'estrazione possono essere eseguiti con cautele tecniche (hash, copie-clone, presenza di consulenti), ma ciò non esonera il pubblico ministero dall'indicare già nel decreto le ragioni e i limiti della ricerca; non è corretto eludere il requisito motivazionale sostenendo che tutto sarà definito in sede esecutiva.
  • In fase investigativa le buone prassi sono: descrivere il perimetro investigativo nel provvedimento, limitare l'acquisizione ai dati necessari, prevedere criteri e tempistiche di selezione e garantire la partecipazione o contestabilità delle operazioni da parte del titolare o dei suoi consulenti.

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