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Cassazione Penale, Ordinanza n. 21476/2025 del 06/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile de plano, senza fissazione di udienza camerale, applicando il modello procedimentale previsto per tale ipotesi. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 4.000 in favore della Cassa delle ammende, rilevando l'assenza di elementi che escludessero la colpa nella proposizione dell'impugnazione.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato una sentenza di patteggiamento resa dal GIP del Tribunale di Piacenza. Dal testo emerge che il ricorso era proposto avverso una decisione che aveva applicato la pena concordata per un fatto qualificato come detenzione/cessione di stupefacenti ai fini di spaccio in forma lieve. La Corte di cassazione ricorda che, contro la sentenza ex art. 444 c.p.p., il ricorso è ammesso solo per motivi tassativi: volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza. Nel caso concreto il giudice di merito aveva escluso cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., aveva ritenuto corretta la qualificazione giuridica ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 e aveva giudicato congrua la pena pattuita. Il ricorso è stato quindi ritenuto inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    Il ricorso avverso la sentenza di patteggiamento è proponibile solo per motivi tassativi: espressione della volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza.

  • art. 444 c.p.p.

    Nel patteggiamento l'accordo tra le parti esonera l'accusa dall'onere della prova e consente una motivazione sintetica della sentenza, fondata sulla descrizione del fatto, sulla correttezza della qualificazione giuridica e sulla congruità della pena concordata.

  • art. 129 c.p.p.

    Il giudice deve verificare se emergano cause di proscioglimento, ma nel caso concreto la Corte rileva che il giudice di merito aveva escluso tali cause.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    La Corte prende atto che i fatti sono stati correttamente qualificati come ipotesi lieve di illeciti in materia di stupefacenti.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso avverso la sentenza di applicazione della pena deve essere adottata senza formalità, de plano.

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    L'erronea qualificazione giuridica è deducibile solo in caso di errore manifesto, cioè immediatamente percepibile e non opinabile rispetto al capo d'imputazione.

  • Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000

    Richiamata per il principio secondo cui la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende presuppone l'assenza di colpa del ricorrente nella proposizione dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Nel ricorso avverso una sentenza di patteggiamento i motivi deducibili sono tassativi e non è consentita una critica generica o di merito alla decisione.
  • L'erronea qualificazione giuridica del fatto, nel regime dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., è deducibile solo se l'errore è manifesto e immediatamente evincibile dal capo d'imputazione e dalla sentenza, senza margini di opinabilità.
  • La sentenza che recepisce l'accordo delle parti nel patteggiamento può essere motivata sinteticamente, purché dia conto della descrizione del fatto, della qualificazione giuridica e della congruità della pena.
  • In presenza di ricorso inammissibile avverso il patteggiamento, la declaratoria può essere adottata de plano e il ricorrente può essere condannato alle spese e a una somma in favore della Cassa delle ammende se non risulta assenza di colpa.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniRiti alternativi
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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