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Sentenza

Sentenza del 09/11/2020 n. 834 - Comm. Trib. Reg. per le Marche

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

Accertamenti fiscali per i periodi 2004-2007 e avviso di contestazione per 2006-2007, fondati sull'assunto che la T.C. s.r.l. avesse contabilizzato costi per operazioni oggettivamente inesistenti nell'ambito dell'operazione nazionale denominata Off-Road, con fatture emesse da società riconducibili a V.A. In particolare l'avviso impugnato recuperava a tassazione per il 2007 l'importo di euro 406.339,02 relativo a nove fatture emesse da E s.r.l., ritenute inesistenti. L'Amministrazione riteneva i soci e il liquidatore responsabili per l'intero ammontare dovuto, evocando inattendibilità del bilancio finale di liquidazione e invocando il raddoppio dei termini per l'accertamento.

La decisione

La Commissione tributaria d'appello ha respinto l'appello dell'Agenzia e confermato l'accoglimento del ricorso di primo grado di T.L. Motivazioni principali: incoerenza nell'impianto argomentativo dell'Ufficio (si assume la partecipazione a un meccanismo fraudolento ma si agisce solo sul versante dell'utilizzo di fatture passive), contabilità formale regolare e dichiarazioni presentate nei termini, pagamenti delle fatture tramite bonifici e assegni circolari senza elementi che dimostrino la ricaduta del denaro in un diverso circuito, insufficienza del quadro indiziario (mancano prove gravi, precise e concordanti a fondamento dell'inesistenza delle operazioni). Ha inciso l'esito del procedimento penale a carico di T.L. conclusosi con decreto di archiviazione per infondatezza della notizia di reato, e altre pronunce penali e tributarie su fatti analoghi che hanno indebolito il quadro probatorio. La Corte ha inoltre richiamato la limitazione della responsabilità dei soci ai quanto effettivamente riscosso in sede di liquidazione (art. 2495 c.c. e art. 36 DPR 602/73). Spese compensate integralmente.

Norme richiamate

  • art. 36 DPR 602/1973

    La responsabilità dei soci per le somme dovute dalla società è richiamata e va limitata, secondo la giurisprudenza e il secondo comma dell'art. 2495 c.c., alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione.

  • art. 2495 cod. civ.

    Indica i limiti della responsabilità dei soci dopo la liquidazione della società; la Commissione ricorda che la responsabilità è commisurata a quanto effettivamente riscosso dai soci in sede di liquidazione.

  • art. 2 D.Lgs. 74/2000

    Norma penale richiamata quale parametro del procedimento penale aperto per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture inesistenti; l'archiviazione per infondatezza della notizia di reato ha indebolito il quadro probatorio dell'Ufficio.

  • art. 20 D.Lgs. 74/2000

    Richiamato in relazione al rapporto tra giudicato penale e giudizio tributario: la sentenza penale non è vincolante per il giudice tributario, ma il suo esito costituisce elemento di prova o indizio apprezzabile.

  • art. 331 c.p.p.

    Riferito in relazione al raddoppio dei termini di accertamento: la giurisprudenza collega il raddoppio all'esistenza di fatti che impongono l'obbligo di denuncia penale ai sensi di questa norma; la Commissione dubita della legittimità del raddoppio nella specie alla luce dell'archiviazione penale per infondatezza.

  • art. 654 c.p.p.

    Citato in relazione al principio che le pronunce penali non sono automaticamente vincolanti per il giudice tributario, ma rappresentano elementi valutabili nel processo tributario.

  • Circolare Ministero delle Finanze n. 154/2000

    Richiamata per il principio secondo cui il giudicato penale può far stato nel processo tributario solo se la pronuncia penale non è frutto dell'utilizzo di prove non ammesse nel processo tributario.

Massime di principio

  • La responsabilità dei soci per debiti fiscali dopo la liquidazione è limitata a quanto effettivamente riscosso in base al bilancio finale di liquidazione; l'Ufficio deve fondare contestazioni di responsabilità su elementi precisi che mettano in crisi il bilancio stesso.
  • Nei rapporti tra giudizio penale e tributario, l'esito penale non è vincolante per il giudice tributario, ma un decreto di archiviazione per infondatezza della notizia di reato rappresenta un elemento probatorio rilevante che indebolisce il quadro indiziario dell'Amministrazione.
  • Per ritenere inesistenti operazioni fatturate l'Amministrazione deve fornire presunzioni gravi, precise e concordanti; la mera appartenenza del settore a categoria 'a rischio' o dichiarazioni mediatiche non sono elementi probatori sufficienti.
  • Prove di pagamento documentali (bonifici bancari, versamenti con assegni circolari sul conto del creditore) costituiscono elementi concreti che possono contrastare l'assunto di operazioni inesistenti, salvo prova contraria che dimostri l'indebito riversamento del denaro.
  • L'invocato raddoppio dei termini di accertamento richiede la sussistenza di fatti che impongono obbligo di denuncia penale; se la notizia di reato si rivela infondata, l'uso dell'estensione dei termini può essere sindacato dal giudice tributario.
  • Il fisco deve evitare approcci generici e incoerenti: se si sostiene l'inserimento della società in un meccanismo fraudolento, occorre dimostrare concretamente sia l'emissione che l'utilizzo di fatture fittizie con elementi probatori specifici.

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